Giorno #6
Il sorriso ebete che non riesco a togliermi dalla faccia da stamattina alle otto la dice lunga.
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lunedì 30 giugno 2014
martedì 2 luglio 2013
Giorno #2
gloria: no, a giocare sul cemento non ci vanno, sennò cadono e si rompono i denti.
ele: tanto sono denti da latte! xD
epic win.
ele: tanto sono denti da latte! xD
epic win.
sabato 25 maggio 2013
Fantageografia
Io vi giuro che certe cretinate i ragazzini del doposcuola non so proprio dove vanno a pescarle. Dopo le Alpi in Russia, ieri ho avuto un altro assaggio di fantageografia che si è svolto più o meno così:
bambina: devo imparare le capitali europee.
kat: e allora? Alcune le sai già. Qual è la capitale della Spagna?
bambina: Madrid.
kat: e della Francia?
bambina: ehm...
kat: inizia con la P. dove c'è la torre!
bambina: Pisa!
kat: e allora? Alcune le sai già. Qual è la capitale della Spagna?
bambina: Madrid.
kat: e della Francia?
bambina: ehm...
kat: inizia con la P. dove c'è la torre!
bambina: Pisa!
Non ho parole.
si parla di:
assurdità,
doposcuola,
fantageografia,
geografia
martedì 25 settembre 2012
Lavoro?
Sabato ho portato il curriculum in un posto in cui è abbastanza probabile che mi prendano (non vi dico altro per scaramanzia), ma adesso ho il terrore che mi chiamino. Lavorare mi terrorizza.
C’è qualcosa che non quadra.
si parla di:
alla ricerca di un lavoro,
ansia,
assurdità,
curriculum
domenica 24 giugno 2012
Altalene da sogno
Mentre i miei amici incastrati con la maturità sognano terze prove e orali a nastro, io sogno centri estivi. Tutti sognano quello che li preoccupa, a quanto pare.
In realtà stanotte ho sognato che mangiavo albicocche seduta sul dondolo che avevamo in giardino, con il mio cappellino con la stella in testa, accanto (= praticamente spalmata sopra) a Marco e con qualcuno dei maturandi sull’altro sedile. La cosa più stupida è che il dondolo sono anni che l’abbiamo regalato a degli amici di famiglia che hanno un B&B e un figlia piccola perché io non lo usavo più. A dire il vero, non l’ho mai usato tanto, ma per capire di cosa sto parlando dovete immaginarvi quei dondoli che a volte ci sono negli asili che hanno due sedili da due persone (se si è bambini, anche tre) che si guardano, tutto di ferro a sbarre (i sedili azzurri e la struttura portante rossa, se ve lo volete immaginare meglio). L’aveva fatta mio padre quando io avevo tre anni. (Se ancora non avete capito, scrivete su gogolo immagini “gondola altalena” e immaginatevi una versione più bella e più grande di quello che viene fuori).
Non ci ho mai dondolato granché perché mi faceva venire le vertigini (non so, mi saltellava lo stomaco come nelle montagne russe e poi mi girava la testa), ma era perfetto per sedersi al sole a chiacchierare, muovendolo con un piede attaccato a terra.
E la cosa ancora più stupida è che a un certo momento mi sono chiesta (nel sogno) come facevamo ad essere seduti lì, perché mi rendevo conto che non c’era più da anni. Poi però me ne sono fregata, e sono tornata a spaparanzarmi meglio addosso a Marco, che in piena estate non vedeva l’ora di farsi tenere caldo, con la mia ennesima mezza albicocca in mano.
Se non altro, ho smesso di sognare treni.
martedì 6 marzo 2012
Campionato dei sogni assurdi
Stanotte ho fatto un mucchio di sogni assurdi. Mia madre dice sempre che è perché vado a dormire praticamente con la bocca piena (e non ha tutti i torti, a volte mi alzo a fare lo spuntino di mezzanotte e mezza o cose del genere). Più che altro, non è vero che andare a nanna appena dopo mangiato mi fa fare gli incubi, quella è solo un'idea sua. Comunque, quando glieli ho raccontati, a pranzo, ha detto sempre la stessa cosa, e poi che ero rimasta impressionata da quello che avevano detto a tg, del ragazzo che era rimasto sotto al palco della Pausini. Non è vero, io ho sognato una specie di impalcatura, ma noi eravamo sulle scale e stavamo avvitando qualcosa che non saprei che senso aveva, con viti dalla capocchia di cinque centimetri, e i tipi che erano con me non ci riuscivano così ho dovuto farlo io. Poi mi sono svegliata per andare in bagno, non so neanche che ora era perché ci sono andata con gli occhi a mezz'asta come il più morto dei gatti (cit.) e senza neanche mettere gli occhiali e guardare l'orologio. I veri sogni assurdi sono iniziati dopo. Per prima cosa ho sognato che ero in camera con una mia amica che aveva le pulci, e che saltavano ovunque e lei si divertiva un mondo mentre noi urlavamo qualcosa del tipo "schiaccialeeeee!", poi sono scesa in cucina e c'era mia cugina che era incinta di nuovo (il bambino ha solo sei mesi), con una pancia enorme. Fino a qui poteva anche andare, ma il pezzo forte deve ancora arrivare: eravamo in corriera con quelli dell'ACR (vabbè) e stavamo andando tutti allegramente a Rimini, quando quelli dell'ACR ci hanno chiesto se potevamo insegnargli la nostra canzone (noi del cg non abbiamo una canzone, ma evidentemente in autobus stavamo cantando qualcosa), così gli abbiamo detto di sì e gliel'abbiamo insegnata, però loro non ci hanno insegnato le loro, dicendo che non era importante perché tanto erano già in tanti a cantare. Arrivati a Rimini (non ci assomigliava un cavolo, ma amen) ci hanno detto che potevamo andare in bagno prima di iniziare il giro. Per andare ai bagni c'erano delle scale tutte rosa che salivano, ma che erano tipo in galleria, che per salire bisognava praticamente strisciarci dentro. Io avevo paura di restare incastrata. Per scendere c'era uno scivolo, ma era tutto chiuso sopra anche quello. Dopo essere scivolata giù senza incastrarmi, abbiamo iniziato la visita. Non saprei cos'è successo nel frattempo, ammesso che sia successo qualcosa visto che nei sogni tutto fa brodo, e mi sono ritrovata distesa sul prato nel parco (quello me lo ricordavo uguale), insieme ad altri della gita, e seduto accanto a me c'era Bruno, con le gambe incrociate e un libro in mano, intitolato "Verde, giallo, blu" (oppure "e blu", non mi ricordo di preciso), e mi ha detto che l'aveva scritto lui. Era un paperback con la copertina azzurra. Mi sono tirata su per leggerlo, e la prima riga diceva "Il sole spariva lentamente dietro al duomo, ed ecco che la". Non ho fatto in tempo a leggere la seconda, perché mi ero distratta a guardare lui, che il sole a me lo nascondeva con la sua testa, ed è entrata mia madre a svegliarmi. Peccato, perché prometteva bene.
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