Visualizzazione post con etichetta vita in due. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vita in due. Mostra tutti i post

giovedì 24 aprile 2025

Vita

A quanto pare è passato quasi un anno e mezzo dall'ultimo post. Ma sono ancora viva. E sono successe delle cose.
La prima cosa che è successa è che a settembre ho finalmente preso il ruolo. La paga fa schifo, il ministero ci tratta come l'ultima ruota del carro (già tratta come l'ultima ruota del carro gli insegnanti, figurarsi il personale ATA), ma non si può neanche dirlo troppo ad alta voce sennò non sei un bravo dipendente pubblico. Sono di nuovo alla primaria dov'ero l'anno scorso e spero di restarci per sempre, visto che è vicina, comoda, si sta bene e due delle mie colleghe andranno in pensione nei prossimi due anni e qualcuno deve restare a tenere su la baracca e a dirigere il traffico dei collaboratori supplenti che arriveranno (come se io avessi l'autorità, ahah).
La seconda cosa è che dopo il ruolo abbiamo iniziato a provare ad avere un bambino. Sono rimasta incinta. Ho perso il bambino 12 giorni dopo aver visto il primo test positivo. Si chiama gravidanza biochimica. Non fai nemmeno in tempo di vederlo con l'ecografia perché è troppo presto, sai che c'era solo perché una mattina hai visto le due linee sul test. Sai che c'era perché l'esame del sangue ti ha dato un valore di beta HCG superiore a 5 (171, nel mio caso). Solo che poi non c'è più.
Razionalmente sembra una cazzata ma ho passato i giorni successivi ad essere arrabbiata e invidiosa di tutte le persone che magari hanno già uno, due, anche tre figli e sono di nuovo incinte e sbattono la loro pancia su Instagram e Facebook. Sì, sto parlando di gente che conosco. Tempo fa era tutta una foto di matrimoni, ora è tutto un baby shower, scarpine e bavaglini.
Sono ancora in terapia.
Sono ancora grassa. Non me ne frega.
Sono ancora una gamer incallita. Mi sono fatta una bella libreria di giochi per Switch (perché io gioco quasi solo franchise Nintendo) e li ho demoliti uno dopo l'altro, d'estate e d'inverno, in ferie, nei giorni lavorativi, prima di cena mentre Dav non arriva la sera, di notte quando il giorno dopo ho il turno di pomeriggio. In compenso non sto leggendo più niente da mesi. Un po' mi manca, ma non ne sento la necessità. Ho preso la serie completa dei manga di Zelda Twilight Princess (12 volumi, tratto dal capitolo per Gamecube del videogioco) e ne ho letti due. I disegni sono wow e Link è sbav, ma non sono ancora andata vanti. Sarà un anno che li ho sullo scaffale.
Ho ancora mal di schiena. Non vedo l'ora che finisca la scuola.
Mandate good vibes.

domenica 7 marzo 2021

Recap

Raga mi vergogno giusto un po'. L'ultimo post è di giugno. IL fatto è, come al solito, che so che dovrei passare di qua a scrivere qualcosa, anche solo per il gusto di farlo, ma poi trovo dell'altro da fare. Ogni cazzo di volta. E parliamo anche di cose stupide, mica sempre di impegni importanti.
Comunque, breve riassunto della mia (triste?) vita finora (e possibili divagazioni sventramitiche)[1].
A giugno dell'anno scorso, quando gioivo con voi per la foto della bilancia (sono ingrassata di nuovo ovviamente), si iniziava a delineare un nuovo trasloco, in una casa finalmente di proprietà. Taglierò corto sulle rotture di palle riguardo a geometri, notai, l'istituto per le case popolari che deteneva ancora il diritto di prelazione (pur avendo venduto ai precedenti proprietari ma siamo in Italia) e che abbiamo dovuto rincorrere per quasi due mesi per avere le carte del nulla osta e cose del genere. Vi dirò solo che a luglio abbiamo iniziato a smontare l'appartamento nuovo pezzo per pezzo, a partire dalla cucina che c'era dentro che era letteralmente caramellata. Giuro, le parti bianche erano color caramello e altrettanto appiccicose. La cucina caramellata ha incontrato il suo destino all'ecocentro, insieme ad altri pezzi di arredamento opinabili (e altrettanto caramellati, io non so cosa combinassero i Bangla che c'erano dentro prima, si vede che dipende da quello che cucinano, boh).
Quindi luglio e agosto se ne sono andati tra un mobile e l'altro, una carta e l'altra e qualche bestemmia.
A settembre mi è stato rinviato il rogito di circa due settimane (sempre per colpa dei signori case popolari, eccetera) e indovinate? L'hanno fissato praticamente il mio secondo giorno di lavoro. Del tipo, non posso mancare al rogito perché devo firmarlo, ma non posso neanche mancare al lavoro perché ho appena iniziato e in ogni caso non è bene. Alla fine sono andata, ho firmato e sono corsa al lavoro. Ho preso una convocazione per il personale ATA (vi ricordate la famosa domanda che avevo fatto, su cui ho perso un sacco di tempo perché avevano sbagliato a copiare i dati eccetera? Ecco, quella) che scade il 30 giugno, a Ponte di Piave. 30 ore alla settimana, cazzi e mazzi ma intanto è un lavoro. E credetemi che la famosa frase "le bidelle non fanno un tubo" è quanto di più sbagliato potete dire. Specialmente in tempo di Covid, che bisogna pulire ogni singola gamba del banco e ogni singola piastrella del pavimento, del muro e del soffitto. Comunque lasciamo stare perché se inizio a parlare del lavoro non è più finita (diciamo che ci sono un sacco di cose migliorabili, sia come organizzazione sia come tutto il resto).
Il 29 ottobre, dopo che gli imbianchini avevano finito di grattare e il piastrellista di piastrellare il bagno di riserva e l'idraulico di - ah, no, l'idraulico in realtà non ha ancora finito neanche adesso, sono arrivati i traslocatori che in neanche cinque ore hanno completamente smontato la casa vecchia, spostato tutto e completamente rimontato la casa nuova. Poi a dicembre con calma (siamo un po' in ritardo, signora, ma sa, è il Covid) sono arrivate anche le finestre nuove e abbiamo smesso di sentire gli spifferoni. Dopotutto se entri in un'appartamento del 1978 praticamente mai sistemato, un po' di gelo te lo devi aspettare.
E quindi niente, ora stiamo quassù, al secondo (e ultimo) piano di un condominio di quattro unità (di cui una vuota), col gatto che vorrebbe uscire ma che quando lo porto giù in giardino inizia a lamentarsi ancora quando siamo sulle scale perché non gli va.
La scuola continua a restare aperta, alla faccia dei catastrofisti (abbiamo avuto in tutto l'anno due classi in quarantena, insieme tra l'altro, quindi totale 10 giorni), io come personale scolastico sono stata vaccinata (la prima dose intanto, per la seconda non si sa ancora, dicono fino a 12 settimane di stacco che vorrebbe dire a maggio) ma ovviamente con questo non è che me ne vado in giro a sputazzare, mascherina e mani e tutto come prima.
Per il momento si naviga a vista fino al 30 giugno, e poi ci inventeremo qualcosa. Almeno non dobbiamo più pagare l'affitto.


Note
^1 “Questa tecnica consente all’autore di intervenire in un punto qualsiasi della sua opera, a seconda di come gli gira, per commentarla, fornire insegnamenti, lamentarsi… In sintesi: per divagare. Lo so che l’idea non vi piace, ma quel che conta è che piace a me.
[…] Perché non provate invece a immaginare, almeno una volta, fino a che punto il problema di delineare i caratteri, la necessità di far succedere qualcosa, l’articolazione del dialogo e l’obbligo descrittivo possano rompere le scatole a un autore? […] La voglia che lo piglia ogni tanto di allentare la tensione, di fregarsene bellamente della coerenza narrativa e della forma artistica per dedicarsi alla pura e semplice chiacchiera?”
(Idelfonso de’ Sventramitis)

mercoledì 8 aprile 2020

Cronache dalla quarantena/2

Avevo già perso il conto dei giorni il mese scorso, quindi non chiedetemi da quanto sto in casa.
Le cose procedono lentamente come sempre, c'è un bel sole e non si può fare un cavolo. In realtà io non sono una di quelle che con le belle giornate correrebbero al mare, sono più il tipo che apre un po' la finestra ed è sufficiente per arieggiare la casa, anche perché mettermi al sole significa tornare dentro rossa come le aragoste e non mi pare il caso.
Due weekend fa abbiamo tagliato l'erba del giardino, che non è tanto grande ma bisogna comunque starci dietro, e siccome avevamo solo il decespugliatore, Dav tagliava e io dietro a rastrellare l'erba. Il giorno dopo le gambe stavano divorziando dal resto del corpo, e non so neanche perché, mi sarei aspettata una cosa del genere dalle spalle casomai, ma non dalle gambe. Tra l'altro, dovremmo anche seminare i fiori ma non abbiamo ancora deciso dove e finirà che neanche quest'anno escono dalla busta (e poi li possiamo anche buttare mi sa).
Ieri dovevo andare in farmacia perché avevo finito lo zerinol (il mio mal di testa inizia a cambiare, e siccome lo zerinol contiene antistaminico mi aiuta quando inizia a farmi gonfiare e lacrimare l'occhio, e dopo aver letto delle cose sulle cefalee a grappolo ho iniziato a pensare che le mie sinusiti anomale non siano altro che grappoli, anche se forse è un po' azzardata come ipotesi, senza aver parlato con un neurologo) e invece di mettere fuori la macchina per fare quattro chilometri scarsi (tra andata e ritorno) ho preso la bici. C'era bel tempo e in venti minuti me la sono cavata, ma giuro che ad ogni macchina che mi sorpassava mi sentivo una ladra per il solo fatto di essere uscita di casa.
Sabato abbiamo fatto la pizza (non so neanche con che botta di culo ci siamo accaparrati un sacco di farina) e abbiamo scoperto che:
1. la caraffa graduata che avevo comprato quando eravamo a Jesolo è falsata. Tu misuri 300 di farina e poi sono neanche 250. L'abbiamo scoperto per caso perché Dav ha pensato di metterla sulla bilancia. Ora capisco perché la pasta della pizza era sempre poca.
2. la lievitazione di 24 ore con mezzo chilo di farina e 8 grammi di lievito (pari a 1/3 di cubetto, alla faccia di quelli che ne comprano dieci) funziona alla grande, e poi non devi neanche berci sopra un litro d'acqua. L'unica rottura è che dopo 12 ore devi fargli le pieghe, e ancora dopo altre 6-7, ma dovreste vedere come lievita. Mia madre ha sempre fatto la pizza con un cubetto/una busta e la faceva lievitare tranquillamente un pomeriggio (mettiamo 5-6 ore, non una come sta scritto su certe buste) ma questa è tutta un'altra cosa.
Dav sta imparando a cucinare, il che è un bene in generale. Si faceva già prendere dalla carne quando la domenica ci buttiamo su le braciole con la polenta, ma sta iniziando a sperimentare anche cose nuove. Una sera si è fatto una frittata che pareva una pizza e quando l'ha assaggiata era tipo "questa è una delle cose migliori che abbia mai cucinato" (il che potrebbe essere sia un bene che un male, dipende da che livello partite).
Io avevo una sfoglia prossima alla scadenza e delle mele che stavano cercando di farsi strada verso il bidone dell'umido e andavano fermate, così le ho tagliate a pezzi, le ho buttate dentro la sfoglia, l'ho chiusa tipo sofficino (era rotonda) e l'ho infilata nel forno. Tutte le volte che mi sono impegnata, mi sono usciti strudel più opinabili perché magari erano esplose fuori le mele o cose del genere.
In ogni caso, tra una pizza e uno strudel, sto continuando a dimagrire. Francamente non so neanche come faccio, perché se fosse per me mangerei il frigo intero tipo Tazmania. Ho l'app che mi tiene in riga.
Stamattina pesavo 56,9 kg.
Sono una delle poche persone che in quarantena sta dimagrendo, mi sa.

lunedì 8 luglio 2019

Vita

Siamo alle solite, ossia contratto finito e stavolta anche un affitto da pagare.
Ho saputo che si può fare al domanda per la disoccupazione anche su internet, quindi oggi (ottavo giorno dalla scadenza del contratto, come da loro specificato) sono entrata nel sito dell'Inps, ho seguito i vari link e ho scoperto che secondo loro sto ancora lavorando in pizzeria, come se non mi fossi licenziata passando dal loro stesso sito sei mesi fa. Comunque ok, mettendo il codice della nuova azienda mi ha fatto inserire il nuovo posto di lavoro. Robe da matti. In ogni caso non ne ho fatto niente perché mi serve l'ultima busta paga e credo che arriverà da mercoledì, quindi riproverò (magari nel frattempo ce la fanno).
Se le racconti in giro ste cose la gente non ti crede neanche, perché suona davvero ridicolo, ma dopotutto parliamo di un Paese in cui prima ti agevolano facendoti fare le cose sul sito e poi ti dicono che devi stamparne una copia e portarla a mano. Tanto valeva che ci andassi direttamente allora. Staremo a vedere come finisce sta storia (immagino non bene, o almeno con un paio di intoppi).
In ogni caso, ora vedremo cosa mi aspetta. Intanto spero che mi diano due soldi, e poi non so neanche io come al solito dove andare a sbattere la testa. Là in fabbrica il capo non ha mancato di sottolineare più volte che è contento di me, che stavo lavorando bene e cose varie, e che loro quando ricomincia la stagione delle tende (a volte anche prima) per prima cosa richiamano la gente degli anni precedenti, e che intende farsi vivo (come se dipendesse da lui, ma ci siamo capiti), quindi questa è una buona cosa, ma si parla che sicuramente non sarà prima di ottobre o anche novembre, da come mi hanno detto le altre signore che lavoravano là. Potrebbe essere addirittura anche gennaio, non si può dire.
Tutto sommato, a me non dispiacerebbe tornare là, perché finora di tutti i lavori dimmerda che ho passato era il meno dimmerda, con orari umani, la mensa, vicino a casa e tutto il resto, però tutto dipende da loro e non so nel frattempo cosa mi conviene fare. Nel senso, darò ovviamente un'occhiata in giro, metti che salta fuori qualcosa, è che mi seccherebbe magari essere assunta (precariamente) da qualche parte (magari peggiore) e poi boh, andarmene perché loro mi richiamano, o peggio restare incastrata perché non lo fanno.
Come sempre, i consigli sono benaccetti eccetera.
Quanto al resto, a maggio io e Dav finalmente siamo riusciti a trasferirci, dopo aver aspettato i tempi biblici del'enel che ti fa mandare le carte via mail e poi non le legge, del gas che ci manda l'attivazione ma non toglie il sigillo, dei tipi della cucina che che la montano e non tirano neanche giù la spina del frigo dallo zoccolo (non dico collegarlo, ma almeno non incastrare la spina sotto al frigo non era male come idea). Ci abbiamo messo ancora meno a montarci tutti i mobili dell'Ikea a mano la sera dopo otto ore di lavoro.
Se volete sapere come funziona la convivenza, per il momento vi rimando a questo post dell'anno scorso, che è abbastanza esemplificativo. Magari più avanti ho altro materiale in proposito.
Abbiamo anche un gatto, che praticamente abbiamo affittato con la casa. Nel senso, io credevo che fosse di qualcuno dei vicini, Dav dice che secondo lui è della padrona di casa che però abita a tipo 500 metri all'inizio della strada e qua vicino ha l'orto e il pollaio (sì raga, siamo in campagna) e che ha mollato qua anche i gatti come se niente fosse, e siccome questo ha iniziato a venire da noi alla fine gli abbiamo dato da mangiare e ce lo siamo fatto amico. Ora è sempre qua, quindi immagino che sia nostro per usucapione o qualcosa del genere.

lunedì 11 giugno 2018

Ce la caviamo

La famiglia è quella che ti ritrovi
fino a quando non diventa quella che ti scegli.

Siamo a Jesolo da circa due mesi e mezzo.
Io sto lavorando (solo il weekend per ora, ma è comunque più di quanto farei a casa), anche se tre quarti dei curriculum sono stati ignorati e spesso dalla stessa gente che rimette l'annuncio tre o quattro volte e poi si lamenta che non trova nessuno. Se provaste a dare fiducia a qualcuno di quelli che si propongono, magari trovereste qualcuno, non vi pare? In ogni caso, non ho voglia di fare polemiche e via. Mi tengo il posto che ho trovato, e chissà che a settembre, quando tornerò a casa e dovrò battere un nuovo curriculum, mi serva a qualcosa.
Dav sta lavorando. Pure troppo secondo me, per essere appena giugno, ma pazienza. Alla faccia delle 40 ore.
Ce la caviamo.
Abbiamo un menu bisettimanale (che devo anche aggiornare togliendo le minestre, che ci stavano ad aprile ma ora Dav suda al solo pensiero, ed è un peccato perché a me piace un sacco la crema di ceci), tre piantine sulla finestra (una è nostra e le altre due erano in affitto insieme alla casa e sto cercando di non ammazzarle, ma essendo piante grasse dovrebbero farcela) e dei turni per lavare i piatti.
Gli ho insegnato come far andare la lavatrice. Gli ho insegnato come fare il prelavaggio col sapone di Marsiglia ai jeans unti prima di buttarli in lavatrice. Prima o poi gli insegnerò anche come stirare senza bruciarsi le magliette.
Ci lasciamo i bigliettini sopra al tavolo quando andiamo a lavorare e non ci incrociamo (io glieli lascio, di solito, lui alle sette e mezza di mattina viene a svegliarmi per dirmi che sta uscendo).
Gestiamo attacchi di ansia a vicenda.
Dormiamo abbracciati (al condizionatore).
Lui parla dei suoi colleghi (che ormai ho conosciuto quasi tutti) e di cosa combinano, io la domenica e il lunedì faccio la logorroica su quello che è successo al lavoro nel weekend e sui tedeschi che fanno abbinamenti alimentari talmente orrendi che mia nonna se lo sapesse verrebbe su a piedi (sono circa 30km) per dare loro il mattarello sulla testa. Tipo, pizza e caffelatte o 30°C all'ombra e minestrone. Ci siamo capiti insomma.
Sopportiamo i vicini.
Gli faccio i dolci, anche se non c'è il forno. La pizza invece deve ordinarsela da qualche parte, se la vuole.
Qualche sera usciamo e andiamo fino alla spiaggia a fare una passeggiata. Arriviamo fino alla fine del pontile (a meno che non ci sia la marea, che io quando vedo l'acqua alzarsi non ce la faccio), stiamo a sentire la brezza, ci sediamo abusivamente sui lettini della prima fila per un po', e poi torniamo indietro.
Una volta alla settimana ci facciamo un panino che fa provincia con dentro la cotoletta e la salsa barbecue e l'insalata e il pomodoro e il resto del frigorifero.
Qualche volta ci inventiamo picnic nei parchi e allora ci portiamo la scatola con l'insalata di riso o il cous cous o quello che c'è e la tovaglia a quadri, che da sola basta a fare l'atmosfera.
Non è facile. Per quanto suoni bellissimo e libresco (sì, ho letto un bel po' di libri, e mi sono fatta delle idee, qualche volta anche sbagliate o falsate, di una relazione), a volte non è così bellissimo e non è tutto così liscio come saresti portato a pensare. Però ce la facciamo.