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mercoledì 26 marzo 2014

Sfumature

(No, non quelle sfumature)

Mentre asciugavo i piatti mi sono messa a parlare con mia madre delle varie tonalità di colori. È partito tutto da una cosa che le stavo raccontando, ossia che lunedì sera in farmacia c’era un tizio che voleva l’acqua per fare l’aerosol, ma non nella confezione che gli aveva tirato fuori la dottoressa, perché quella che aveva lui a casa era diversa, era (cito) “ciano e rosa”. Al che la dottoressa gli ha detto: eh?
Per chi ha appena fatto la stessa domanda della farmacista, il ciano è il blu primario. Cero nessuna persona normale direbbe “ciano”, più probabilmente direbbe azzurro, blu o, al massimo, celeste.
Mia madre, che pure conosce una varietà pressoché infinita di colori, che ha imparato quando lavorava da Stefanel, mi ha guardato e ha chiesto: ciano?
Le ho spiegato che il ciano esiste praticamente solo nei colori che si mescolano, tipo le tempere, perché effettivamente io non l’ho praticamente mai visto né in pastello né in pennarello, a parte forse nelle scatole da 36, in cui ci sono sfumature che poi non usi neanche mai.
Comunque, ciano a parte, mi è scattato un neurone nel cervello e per un attimo ho pensato a come facciamo a distinguere le varie sfumature di colori. E a cosa pensiamo quando diciamo che qualcosa è di un certo colore. Per esempio, quando anni fa siamo state a comprare la stoffa per il vestito di Topolino, ho detto che mi serviva rosso (per le braghe) e giallo (per le scarpe), e per me era come portarmi via i pennarelli (quelli da 12), tirare fuori rosso e giallo e dire: questi. Quello è il giallo, tutte le altre sono sfumature.

giovedì 4 ottobre 2012

Scarpe

A volte mi chiedo come mai abbiamo quattro, cinque, dieci, cinquanta paia di scarpe pur sapendo che c’è un solo paio di piedi. Non sono una compratrice compulsiva, e soprattutto evito di comprare scarpe che non metterò mai, quindi niente tacchi e cose del genere, che io porto solo scarpe da ginnastica, e ho un solo paio di stivali che metto al massimo due volte all’anno e che, proprio per questo, non intendevo neanche prendere, ma mia madre ha detto che guai a me se andavo in giro con la gonna e le scarpe da ginnastica.
Comunque, pur non essendo una di quelle donne che entrano in un negozio di scarpe e devono uscire con qualcosa, oggi sono dovuta andare a prendermi un paio di scarpe per l’inverno, perché le Converse pesanti sono definitivamente giunte al capolinea dopo che le ho trascinate per due anni (ho consumato la suola sotto al calcagno al punto che se piove entra l’acqua) e le ho perfino riparate col silicone perché mi accompagnassero fino all’ultimo giorno di centro estivo. In genere io ho un solo paio di scarpe invernali e un solo paio estivo (più tre paia di ciabatte, di cui due di plastica), oppure ne ho un solo paio e basta, se sono pesanti (d’estate le metto molto poco, quindi non c’è problema anche se sono felpate), quindi vi sembrerà assurdo sapere che oggi ho comprato ben due  paia di scarpe, entrambi invernali. Quando sono arrivata a casa ci ho perso quasi un’ora a reinfilare i lacci in modo assolutamente simmetrico. (Forse ho qualche disturbo della personalità, ma per me i lacci delle scarpe devono essere infilati o identici o simmetrici, non esiste che siano infilate a caso). E ora mi chiedo, con due paia di scarpe e un solo paio di piedi non finirò per preferire un paio e non usare quasi mai l’altro? (Che poi, un’altra bella rogna è che devo portare i plantari, almeno d’inverno, visto che d’estate nelle ciabatte non posso metterli e nelle pantofole col cavolo che ci entrano, e siccome anche di quelli ne ho un solo paio se decido di cambiare scarpe devo sempre stare a scambiarli).
Mi sa che i geni-donna in me non funzionano granchè.

domenica 6 maggio 2012

Sale e zucchero

In cucina abbiamo tre barattoli bianchi coi coperchi di tre colori diversi. Dentro ci sono sale fino, sale grosso e zucchero. Il sale fino sta a sinstra e ha il coperchio arancione chiaro, il sale grosso sta al centro e ha il coperchio rosso, e lo zucchero sta a destra e ha il coperchio azzurro. Sui barattoli non c'è scritto cosa c'è dentro, e da fuori non si vede.
A volte mi chiedo: se i barattoli venissero scombinati, per prendere lo zucchero allungherei la mano verso quello di destra o verso quello col coperchio azzurro? Nel senso, tra la posizione e il colore, su quale farei più affidamento? Istintivamente penso che prenderei quello col coperchio azzurro, ma poi chissà. Il cervello lavora in modi così strani.