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mercoledì 29 maggio 2013

Calci nel sedere

I'm having the day from hell
it was all going so well before you came
[…] not to mention the tears I shed
but I should have kicked your ass instead.

Certe volte penso che mi piacerebbe essere ignorante, stupida, non venire a sapere le cose, e tutto andrebbe bene, filerebbe liscio senza dovermi rovinare il fegato. Invece, siccome le so, le sento, vengo a conoscenza di cose che non mi fanno bene per niente, la cosa migliore da fare sarebbe prendere a calci nel culo i diretti interessati. Solo che sono troppo gentile per farlo. Troppo intelligente, probabilmente.
Poi finisce che vieni a casa e continui a sentirti addosso il profumo della persona che prenderesti a calci, e non sai se vuoi lavarti via tutto e subito, o farti del male ancora per un po’.
Comunque qualcuno mi deve spiegare una cosa. Io non afferro il senso di stare con qualcuno anche se effettivamente non si è insieme, il che presuppone che in teoria ognuna delle parti può fare quello che gli pare, perché tanto non c’è niente di ufficiale e quindi tecnicamente anche se in qualche momento vai con un’altra/o non vale come corna. Cioè, è una boiata. Con qualcuno ci stai o non ci stai. Anche io all’epoca del mio ex (che è scorretto chiamarlo ex in quanto non siamo mai stati fidanzati “ufficialmente” nel senso che lo sapevamo noi e basta, e qualche amico, ma di sicuro non i miei genitori e cose simili, e nessuno dei due ha fatto la fatidica domanda “vuoi stare con me”, ci stavamo e basta) ero in una situazione così, ma certamente non andavo a mettergli le corna a destra e a manca (lui sì, in vacanza l’ha fatto. due volte). Quindi boh, mi sfugge qualcosa.
Quanti calci nel sedere che ti darei.

domenica 27 febbraio 2011

Incontri ravvicinati del sabato sera

Ieri sera ero fuori coi contadini e, dopo aver giocato per un po’ a bowling (loro, io stavo a spettegolare allegramente con le mie amiche) siamo andati in un posto a bere qualcosa. Nella compagnia dei contadini c’è anche uno da Ponte, che dopo poco che c’eravamo seduti ha visto dall’altra parte del locale due tizi di cui ha praticamente urlato i nomi. Il che non sarebbe stato un problema, se i due in questione non fossero il fratello del migliore amico del mio ex (conosciuto come “lo scemo”) e un altro suo amico. Della serie: Dio, ti prego, fa che non sia qui anche lui. Mezzo infarto preventivo. Le mie amiche non ci avevano fatto troppo caso perché non si erano mai interessate troppo ai suoi amici. Nemmeno io, a dire il vero, però parlando venivano sempre fuori i loro nomi e così ho dovuto imparare ad associarli alle persone e tutto il resto.
Dopo il mezzo infarto, ho fatto finta di niente, come se non conoscessi nessuno, fino al momento in cui lo scemo è passato a due metri da me, fuori dalla vetrata del bar. Se Dio vuole, non mi ha visto. È rimasto fuori per un po’ a finire la sigaretta insieme ad altri suoi amici, poi è entrato nel momento preciso in cui noi ci stavamo alzando per andare via. Ho avuto una tale botta di culo che, quando avremmo dovuto incrociarci, lui si è girato a salutare qualcuno che aveva visto e mi ha dato le spalle. La verità è che non sono sicura che mi andasse di rivederlo, specialmente dopo che non lo sento da almeno un mese e mezzo, da quando abbiamo lasciato in sospeso la questione se vederci o no. Quando l’ho visto passare fuori dalla vetrata sono diventata viola, il che è tutto dire, quindi non penso che avrei avuto abbastanza faccia tosta da andare perfino a salutarlo. Forse è stato meglio che non se ne sia accorto.

mercoledì 19 gennaio 2011

Rabbit season. Duck season. Fire!

Guarda se è possibile che uno faccia schifo agli esami e che tutti debbano venire a consolarlo e dispiacersi. Perché cazzo dovete dispiacervi per me, che so bene quanto poco ve ne frega in realtà? Comunque, io non mi dispiaccio per niente. Sapevo di non aver studiato un cazzo e quindi sapevo che sarebbe andato di emme. Me la sono cercata, dopotutto. Ma avere una scema che mi tarma a proposito di com'è andato e tutto, è più di quello che posso sopportare.
Dichiaro ufficialmente aperta la caccia agli scemi.
È ammesso ogni tipo di arma, purché li faccia fuori definitivamente.
Bugs Bunny e Daffy Duck nella famosa scena
"Stagione dei conigli. Stagione delle anatre.
Stagione di Taddeo".
© Warner Bros.
Stasera quando abbiamo chiuso la biblio pioveva. Che dalla nebbia alla pioggia non è che sia un gran miglioramento, ma se non altro ci si vedeva fuori. Ormai avevo nebbia anche nel cervello. Voglio dire, come si fa a prendere le mutande dal cassetto e trovarle umide per via di questo tempo di merda? Sono 21 anni che vivo nella nebbia quindi in teoria dovrei averci fatto il callo, invece no. Non si può farci il callo. Uno diventa meteoropatico anche se non vuole.
Sono rimasta a chiacchierare con Marco come al solito i nostri (minimo) quaranta minuti sotto la pioggia. Io avevo l'ombrello, lui come uno scemo se l'è presa tutta. Contento lui. Mia madre ormai ha rinunciato a sgridarmi, tanto sa che non cambia niente. Ha solo constatato che "per la differenza d'età che avete siete anche bravi a trovare qualcosa di cui parlare". Oh, noi parliamo di qualsiasi cosa, ma il nostro argomento preferito è la scema. Quella che andrò a cacciare molto presto.

venerdì 24 settembre 2010

Augureggiare o non augureggiare? Questo è il problema.

Poi succede che è il compleanno di una persona a cui tenevi, e fargli gli auguri non significa risentirsi dopo tre mesi, ma piuttosto intavolare una discussione messaggistica fatta di fraintendimenti, di ironia e cinismo fraintesi e di scuse a cui non credi nemmeno mentre le scrivi, e tutto per arginare il casino.
Adesso devo fare una scelta, e so che qualsiasi risposta darò alla domanda, che sia o no, sarà quella sbagliata. Mi farà rimpiangere di non avere dato l'altra, anche se sarebbe stata altrettanto rimpiangevole.
Quando sono arrivata in biblio avevo un diavolo per capello. Ero nervosa come solo lui sa farmi diventare. In un quarto d'ora mi sono caduti quattro libri dalle mani (libri, non intere pile). E l'affermazione "oggi sono rincoglionita" era sufficiente a spiegare al mio mondo lì dentro cosa poteva essere successo prima delle tre di pomeriggio.
Poi è arrivato Marco, e ci siamo messi a lavorare insieme. E ci siamo beccati come marito e moglie. O come fratelli. Tutto il pomeriggio, tranne quando è stato a fare matematica. Che è comunque tornato da me per farsi scegliere l'equazione. Adoro scegliere equazioni. Le più cancare del libro, via. Le peggiori gliele ho sempre scelte io.
E, puro caso, stasera ho avuto una delle mie solite discussioni con i miei. Perché una volta che ho tolto il freno, che sono stata provocata e tesa e nervosa tutto il giorno, loro sono la goccia che fa traboccare il vaso. Tutte le sere, stessi discorsi, ormai mi entrano da un orecchio ed escono dall'altro, ma sentirli parlare mi urta lo stesso. Parlano sempre tra di loro, di cose che hanno vissuto entrambi. E io cerco di vedere la ghigliottina all'eredità. L'altra sera potevo vincere 45000 euro, la parola era "fontana".

sabato 11 settembre 2010

Tartarughe ghignanti

Sto decisamente male. E sapete perché? Numero uno, perché è molto probabile che non tornerà più, che lo sapevo benissimo ma è sempre una mazzata. Numero due, perché finisce sempre che le cose le vengo a sapere da faccialibro o simili. Maledetta quella volta che ho guardato la sua pagina. Numero tre, perché è standard stare male, ma io adesso sto male strano, mi viene da vomitare e sono incazzata e vorrei piangere e dirgli che tutte le sue belle promesse poteva andare a farle a qualcun’altro. Lo sapevo che non tornava. Lo SAPEVO. Ma no, lui doveva mentire e avere ragione e rinfacciarmi che era sempre tornato e compagnia bella. La verità è che sei una merdaccia. Detto proprio col cuore. Cazzo, ti prenderei a schiaffoni una giornata intera. Cazzo, sai quanto mi servi e invece tu cosa fai? Resti in Romania. Altro che invitarmi. Altro che venire a prendermi. Mia madre mi uccide se vado in Romania. Porco cane.
Sto male come quel giorno che la Sara si è portata via Max, come quando mi ha detto che non sarebbero venuti alla pizza e che dovevo finirla. Quella vacca.
Perché quando tutto sembra andare abbastanza bene, salta fuori la proverbiale buccia di banana e crolla tutto. Io non mi faccio castelli in aria, ma interi imperi. E poi l’impero migliore si sbriciola in un miliardo di pezzetti che non potrai mai ridare su. È impossibile.

Ultimamente passo un sacco di tempo in compagnia di Marco, ma da lunedì cambiano le regole del gioco. Da lunedì iniziano le superiori e dal lunedì dopo inizio anche io. E non c’è più tempo per fare i ruffiani e farsi i grattini, per avere la mia ombra dietro. Forse vorrebbe dire che starò tranquilla e che studierò e tutto, ma non ne sono così sicura. Anche perché va nella mia stessa scuola e quindi mi prodigherò per dispensargli tutte le dritte possibili. Non voglio vederlo bocciato, il mio fratellino.
Le tartarughe sul mio pigiama mi stanno antipatiche. Mi sono sempre piaciute, ma stasera non posso vederle. Perché sorridono, quelle stronze. Sorridono come io non posso fare. Io che mi è capitato di rileggere i messaggi di quando avevo il cell vecchio, tutte le scemenze che ci dicevamo e a cui credevamo. E diceva, tu non puoi amarmi soprattutto perché io non sono in grado di amare te alla stessa maniera. Perché io mettevo tutta me stessa in quello che facevo. E lui che ha voluto essere il primo. Avresti dovuto renderti conto di cosa avrebbe portato come conseguenza una scelta del genere. Avresti dovuto pensarci prima di farmi stare con te così tanto da farmi diventare dipendente come una drogata. E invece stasera le mie tartarughe sghignazzano dalle maniche e io non ho neanche più lacrime da piangere.
Ed è tutta colpa dello scemo. Hai capito? È tutta colpa TUA. E io sono ben felice di dartela, la colpa. Prenditela tutta, tutta quella che ti spetta, prendila tutta. Darò fuoco a quella tua dannata coda di paglia una volta o l’altra.
È che non ho nessuno da cui andare a piangere, anche se ci riuscissi. Non posso chiamare nessuno nel cuore della notte, anche se delle volte bisognerebbe, come nei film americani. Non ha senso farsi vedere felici, perché è solo l’ennesima maschera. Solo l’ennesima ipocrisia in un mondo di ipocriti.
E sapete cosa vi dico? Fottetevi tutti, io non sono una di voi.