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mercoledì 1 novembre 2023

Il piano alimentare

Indovinate un po'?
Il mio valore non dipende da un numero sulla bilancia.
Il mio umore non dipende da un numero sulla bilancia.
E invece.

Circa tre settimane fa, d'accordo con Stefania, sono andata a fare una visita nutrizionistica. Diciamo che è andata così così. La tipa ha misurato la composizione corporea con la sua macchina ed è venuto fuori che la massa magra non è tantissima ma è accettabile, ma la massa grassa è oltre la sezione verde (40 kg magri e 20 kg grassi, per capirci). Non avevo dubbi ovviamente. Quindi ha detto che sarebbe una buona idea mettere un po' di muscoli, e i muscoli si mettono coi pesi (e non serviva me lo dicesse, ste cose le so perfettamente ma faccio finta di niente). Ha detto che se non mi va di andare in palestra ci sono dei video su YouTube e mi ha anche consigliato un'app. Credo abbia capito che non deve pressarmi tutto in un colpo, ha detto di darci un'occhiata intanto. Alla fine comunque la mattina pesavo 59.4 e da lei pesavo 60.2 (che stregoneria è mai questa?)
Il venerdì successivo è arrivato il mio piano alimentare. La prima volta che l'ho letto mi veniva da piangere. 50 grammi di pasta. Con 50 grammi di pasta non si copre neanche il fondo del piatto. Parlando di volume, probabilmente mangio molto più di prima (d'altronde tra pranzo e cena ho 400 grammi di verdura, che è pure un casino starci dietro) ma parlando di soddisfazione siamo un po' bassi. Sto cercando di seguire tutto meglio che posso, pesando al grammo e cercando di non mangiarmi cose a caso (un paio di volte ho "sforato" ma diciamo in modo intelligente perché mi sono versata del mango a cubetti dal congelatore quindi almeno era frutta e non Nutella). Devo tornare alla fine della prossima settimana.
All'inizio non capivo bene come fare per cucinarmi. Nel senso, sapevo che dovevo mettere x grammi di questo e x grammi di quello e la verdura, ma non è che ho tutto questo spazio di manovra. A parte la verdura che è libera, i carboidrati e le proteine sono abbastanza fissi, quindi lei dice che in linea teorica se volessi metterne due insieme basterebbe dimezzare entrambe (tipo, se ho due uova o 100 di Philadelphia e voglio farmi la frittata, faccio un uovo e 50 di Philadelphia), ma se ho 60 grammi di pane o 50 di pasta e alla fine voglio pulire il piatto, o buttavo meno pasta o mi attacco. Che poi, meno pasta di così non so.
Adesso ci ho un po' preso la mano, e ringrazio ogni volta che so cucinare perché sennò penso che sarei ancora a mangiare pane e formaggino pranzo e cena (a volte è buono, eh. Col pane tostato magari). Oggi a pranzo ho fatto una pasta che non so bene se era una zuppa, una vellutata o un sugo molto abbondante. Avevo 50 grammi di tubi integrali, 200 di zucca butternut (zucca violina per gli italofoni) cotta e frullata e 120 di lenticchie (già pronte) buttate sopra. Assurdo ma era buona. E a me la zucca non piace neanche tanto, è troppo dolce. L'ho presa solo perché era in sconto al negozio.
Per domani da portare via ho una scatola con 50 di riso, circa 100 e 100 di carote e verza e 110 di ceci. Si lessa il riso, si mettono in padella carote, verza e un po' di cipolla, un filo d'olio, mezzo bicchiere d'acqua e si fa andare un po' finche si ammorbidisce. Sale e pepe. Aggiungi i ceci e il riso, mescoli, impiatti. Sta roba sta benissimo in un involtino di pasta fillo, ma siccome non posso è buona anche da sola. Con un po' di salsa di soia, magari. Io non posso ma se voi potete...

Vorrei veramente farcela, vorrei tra 6 mesi o quando finisce la scuola o non so, girarmi indietro e vedere cosa sono diventata. Vorrei finalmente sbattere in faccia alla gente (*coff* a mia madre *coff*) che sono magra. Vorrei potermi mettere i vestiti che ora non posso neanche guardare. Però dall'altro lato temo di fallire miseramente, di finire per mangiarmi tutto quello che trovo perché ciò che c'è nella dieta non mi dà soddisfazione, di ingrassare ancora, di deludere tutti. Questa non è solo la mia crociata.

sabato 17 giugno 2023

Il numero sulla bilancia/2

IL MIO VALORE NON DIPENDE DA UN NUMERO SULLA BILANCIA
Se vi sembra di avere un déjà-vu è perché lo avete davvero. Non è la prima volta che inizio un post con questa frase, e probabilmente non sarà neanche l'ultima.
Mi viene da ridere, se non fosse che non c'è niente di divertente, perché nell'altro post dicevo che speravo di arrivare a 56 per giugno, cosa vuoi che siano tre chili scarsi. Sono fattibili. Morale della favola, invece che perderli, i tre chili li ho messi.
Stamattina pesavo 62,2 kg e non so neanche come ho fatto a non lanciare la bilancia dalla terrazza e non farmi venire un breakdown. Probabilmente è che non avevo tempo perché dovevo andare al lavoro.
In terapia stiamo parlando un bel po' di questa faccenda, d'altronde non dico che sia alla base di tutto, ma sicuramente fa la sua buona parte. Stefania ha detto che ho due scelte (e lei ovviamente non parteggia per nessuna delle due perché gli psicoterapeuti non si sbilanciano mai. Ti serve un consiglio? Cazzi tuoi ci devi arrivare) e sono 1. si fa un lavoro per accettarmi così come sono oppure 2. si fa un lavoro per arrivare dove voglio arrivare.
La cosa assurda è che io vorrei fare entrambi, nel senso che vorrei accettare me stessa per come sono, in modo che ogni volta non devo avere un breakdown, ma vorrei ovviamente perdere sti cazzo di chili perché so che lo posso fare, so che l'ho già fatto, so che mi fanno meno male la schiena e le ginocchia e i piedi e anche perché certi vestiti se sei un sacco di patate ti stanno male e non c'è niente da fare.
Sì, sto parlando di vestiti.
Non c'è niente da fare, continuano a stare ai primi posti tra i miei motivi.
L'altra settimana all'ultimo giorno di scuola abbiamo fatto un po' di festa e sono venuti i genitori (nonni, zii, fratelli e parenti tutti ovviamente) a vedere la mostra/recita dei bambini. Tutto molto bello, ma non è questo che vi voglio raccontare. A un certo punto, tra la ressa di gente che cercava di entrare nella stanza (che era palesemente piccola, ma quella è) ho visto questa tipa. Non so neanche se poteva essere una madre o una sorella, non ho idea di quanti anni potesse avere (20 come 40 probabilmente) e mi sono trovata per un attimo (o anche due) a fissarla in modo maleducato perché aveva un paio di pantaloni neri con vita ad altezza Fantozzi e una canottiera bianca infilata dentro (o forse dipinta addosso). La circonferenza della sua vita era credo la stessa della mia coscia (meno di 60 cm perché mi sono misurata l'altro giorno). Era anche abbastanza alta. Ho stimato in quel momento che non potesse pesare più di 40 chili vestita.
L'ho invidiata.
Mi vergogno (solo un po') a dirlo, ma l'ho invidiata tantissimo. Al netto che un corpo così ha probabilmente tanti problemi quanto un corpo sovrappeso/obeso, l'unica cosa che ho pensato è stata tipo "omg questa può portare la taglia 10 anni anche se ne ha (boh) 35". Io non portavo la taglia 10 anni neanche quando avevo 10 anni tipo.
Tra l'altro la settimana scorsa mi sono comprata una gonna (su *coff* Shein perché costava *coff* tipo 8 euro) e mi pare che mi stia quasi bene. Spero di mettermela perché me la merito. A volte quando dico che mi merito di mettere un qualsiasi vestito mi pare di essere ai tempi in cui stavo con lo Scemo, che credeva mi vestissi per lui. No bello mio, tu non hai capito niente, io mi vesto per me. Le ragazze (e anche i ragazzi, tutti) dovrebbero vestirsi per sé stesse, non per il primo deficiente che passa.
Comunque stiamo divagando.
Siccome siamo sempre al punto in cui mi devo liberare di quel 6, l'altro giorno ho avuto un'idea stramba. Instagram mi ha proposto (totalmente a caso) una serie di reel di ciccioni che saltano la corda, e diciamo che alcuni saltano anche a livelli decenti, per essere grassi. Comunque questi tipi dicono che saltare la corda li ha fatti dimagrire, che la loro mobilità è migliorata e altre cose del genere. Mi sono detta: senti kat, di corde nei hai due. Da piccola sapevi saltare, fare anche l'incrociato e il salto girando la corda all'indietro (con un po' di fortuna) quindi boh che cazzo ti costa. Prova. Sei una polenta, ma prova.
Ho provato. Primo tentativo: tre salti e poi mi sono incastrata.
Inciampo di continuo perché la coordinazione non fa parte di me.
Mi dimentico di respirare perché se conto i salti non riesco a fare due cose in contemporanea.
La ginnastica mi fa schifo in generale (e lo sapete).
Però sto perseverando, e in 5 giorni sono già arrivata a 37 salti senza piantarmi. Non resisto molto di più in realtà perché poi iniziano a farmi male le gambe e non ho più aria perciò devo fermarmi a rifiatare un attimo, ma sto perseverando. Non so se alla fine della fiera servirà a qualcosa. Non diventerò come i pugili che fanno diecimila salti senza neanche alzarsi da terra, ma pensare che sto facendo qualcosa è un po' tipo placebo.
Stefania dice che è una buona idea, per ora. Dice anche che poi ci dovrei mettere un po' di altri esercizi (ha capito che in palestra non ci andrò mai, ma dice che magari i video di Youtube vanno meglio che niente) e che se mi fa sentire più sicura posso anche conteggiare le calorie sull'app (perché io so che se non lo faccio, prima di cena spuntinando qua e là mi sono già mangiata 500 calorie gratis e fanculo il deficit).

Questo (come molti degli altri sul peso in realtà) è più che altro un post per me, ma se lo leggete e avete qualcosa di gentile da dire potete accomodarvi.

martedì 6 settembre 2022

Il numero sulla bilancia (e altri problemi)

 IL MIO VALORE NON DIPENDE DA UN NUMERO SULLA BILANCIA
 IL MIO VALORE NON DIPENDE DA UN NUMERO SULLA BILANCIA
 IL MIO VALORE NON DIPENDE DA UN NUMERO SULLA BILANCIA
 IL MIO VALORE NON DIPENDE DA UN NUMERO SULLA BILANCIA
 IL MIO VALORE NON DIPENDE DA UN NUMERO SULLA BILANCIA
 IL MIO VALORE NON DIPENDE DA UN NUMERO SULLA BILANCIA
 IL MIO VALORE NON DIPENDE DA UN NUMERO SULLA BILANCIA

Sì, sono ancora incastrata a 60.

Questa è probabilmente l'ultima settimana di ferie, anche se sarebbe più corretto chiamarla disoccupazione perché è quello che è. Tra questa settimana e la prossima inizieranno ad arrivare le convocazioni delle scuole e io dovrò andare nel panico a cercare di capire quale mi conviene accettare come orario, distanza da casa, tempo che devo passare in macchina, enormità della scuola dove dovrò andare e cose del genere.
Prima mi è arrivata una mail da Maserada (dove sono 139esima quindi non credo che sarei presa in ogni caso) con credo tre o quattro posti alle elementari (due dei quali su due sedi) e uno alle medie. Le elementari avrebbero le 7h12 col sabato a casa, che sarebbe il mio sogno, ma in ogni caso Maserada è troppo lontano. Mi mangerei mezzo stipendio solo ad andare e tornare, per non parlare ovviamente del tempo buttato  a guidare (sì, odio ancora guidare e non posso farci niente). Staremo a vedere chi altri convoca.
Vorrei lamentarmi del peso ma sono sempre le stesse cose, ho passato metà dell'estate in deficit e metà in normocalorica (che poi per me normocalorica è comunque fare la fame perché non posso andare più su di 1400) e non ho perso un grammo, dovrei mangiare più proteine ma la carne mi fa schifo, mi sono comprata un bidone di proteine in polvere ma mi passa la voglia di mescolarle perché non si sciolgono mai e restano sempre a blocchi anche se le frullo col minipimer.
Dovrei muovermi, lo so, ma odio lo sport e sono una polenta, odio il caldo e odio sudare e odio faticare e capite bene che con queste premesse è anche un po' difficile che io riesca ad aumentare il dispendio energetico. Conto sul fatto che camminerò al lavoro (anche se l'anno scorso non è che sia servito a molto).
Dovrei andare dalla mia dottoressa a farle staccare un mazzo di impegnative, tipo per l'oculista che con questi occhiali non vedo più dall'occhio destro (e devo guidare, che bello, fortuna che il sinistro compensa), per l'ortopedico perché i plantari sono finiti e camminarci sopra un altro anni mi pare un po' troppo ottimista (e camminare senza non è fattibile) e per il ginecologo perché boh dopo dodici anni un'occhiatina alla mia PCOS forse è il caso di darla.
Sulla faccenda della PCOS (sindrome dell'ovaio policistico) c'è da aprire una parentesi, prima che mi diciate "in che senso 12 anni che non ci vai?". Nel 2009 sono finita in ospedale un sabato notte di dicembre (intorno a quel periodo in cui qualcuno ha lanciato un Duomo in miniatura in faccia al Berlusca) perché pensavo di avere l'appendicite. Al pronto soccorso mi hanno detto che non c'era infezione ma che il giorno dopo mi avrebbe vista il chirurgo per sicurezza. Nel frattempo digiuno, antidolorifici a caso, compagne di stanza con 34 punti per una colecistectomia e cose del genere. Il terzo giorno mi hanno mandata a casa senza farmi niente, prenotandomi un'ecografia. Vado a fare l'ecografia. Il tizio dice che lui non vede niente di strano ma che non vede neanche l'ovaia destra e che boh magari è quello il problema. La mia dottorezza mi manda dal ginecologo per capire come mai in 20 anni nessuno s'è accorto che manca un'ovaia (spoiler: non manca).
Vado dal ginecologo che in soldoni mi trova una cisti di 4 cm sopra l'ovaia sinistra. Ma a me faceva male a destra, era la destra che non si vedeva, cos'è sta cosa? Non lo so, ma qua se non la facciamo sgonfiare c'è il rischio che esploda, signora, quattro centimetri, come ha fatto a non accorgersi! Seguono domande di rito per capire se ho la PCOS. Ciclo regolare? Mai avuto. Ciclo doloroso? No, neanche me ne accorgo. In che senso? Nel senso che non so quando mi vengono e neanche mi fanno male per annunciarsi. Molto strano. Beh senta, almeno una cosa buona, eh. Acne? Beh a vent'anni direi che me la sono quasi cavata.
Va bene dai, ti prescrivo la pillola e vediamo come va. Il mese prossimo torni e vediamo se la cisti ci è sgonfiata. Se funziona, continui e siamo a posto.
Il mese dopo è tutto a posto. Il ciclo (falso) è un orologio svizzero, il ginecologo dice bon, se hai problemi prima passa dalla tua dottoressa, per me la faccenda è risolta.
Io non mi sono fatta tanti problemi in verità, ho continuato a prenderla e ciao. Solo che ora stiamo pensando di avere un bambino (più avanti, che io passo in prima fascia l'anno prossimo) e ovviamente la dovrò interrompere, quindi mi serve sapere come la mettiamo. So già che mi arriverà un cazziatone, se è un medico competente, ma pazienza.
Parentesi chiusa.
Non voglio neanche cominciare a parlare di quanto mi spaventa l'inverno che sta venendo avanti, la storia del gas, le bollette che sono già astronomiche (l'enel mi ha mandato 270 euro da pagare e siamo in due, e non facciamo neanche festa) e tutto il resto (compresa la politica).

sabato 14 marzo 2020

Cronache dalla quarantena

Zona rossa, giorno boh. Le fonti esterne dicono 6, io non saprei, sarà che stavo in semi-isolamento già da un po' prima che uscissero i vari decreti che ci hanno blindati in casa (la qual cosa in realtà è molto relativa, visto che a quanto pare un sacco di gente se ne frega e va dove vuole a fare cose che non dovrebbero fare. Spero che ci sia la polizia e che vi fermino e vi mettano una multa che fa provincia).
L'altro giorno ho fatto una sortita per fare un po' di spesa e francamente ho capito perché la gente ha fatto le code davanti ai supermercati. Dico la verità, a Salga ci sono due negozi in tutto, e un più piccolo dell'altro. Ho scartato quello più piccolo e ho fatto rotta verso quello un po' più grande perché, essendo leggermente più fuori mano (l'altro è in centro), mi aspettavo che ci fosse meno gente (e anche più assortimento). La verità è che il parcheggio era pieno, e vi giuro che io non l'ho mai visto così pieno neanche vent'anni fa quando non c'erano centri commerciali a una distanza ragionevole e quella era l'unica scelta. La verità è che il banco della verdura sembrava preso d'assalto dalle locuste, zero banane, zero arance, tre cespi di insalata, sette mele. Non sto scherzando, e non sto esagerando. Quindi, eliminata dalla lista la verdura non pervenuta, mi restava poco altro da prendere (la spesa di roba non deperibile/congelabile l'avevamo fatta prima del decreto). In tutto ciò, niente uova, poco latte, zero carta igienica. Ho chiesto alla commessa dove stavano le uova perché è una di quelle cose che non riesco mai a trovare nei negozi in cui vado poco. Mi ha detto "non sono arrivate". A quanto pare, i buchi sugli scaffali non erano un problema di gente che fa incetta, quanto dei rifornimenti che non arrivano. Francamente la cosa mi spaventa un po', non tanto per la paura di morire di fame (non sono così fuori) ma più che altro perché se la situazione persiste devo piegarmi ad andare in un altro negozio, più grosso, fuori dal comune e non vorrei mai che ci fosse la polizia a fermarmi. Voglio dire, non è che sto andando a divertirmi, e se mi fermano al ritorno posso anche mostrargli la spesa nel bagagliaio casomai, ma non si può mai dire. Io 200 euro di multa non me li posso permettere.
Per il resto, stare a casa non  mi secca più di tanto, e poi c'è anche Dav (prima ci stavo da sola, e io sono brava a stare da sola). Face e Insta sono pieni di consigli su cosa fare mentre siamo rinchiusi, e certi magari non sono neanche così male, ma noi per il momento facciamo le solite cose. Io ho ricominciato Zelda botw, cancellando un salvataggio al 100% da 400 ore di lavoro. Mannaggia alla Nintendo che non fa più gli slot multipli. In più casomai ho anche Super Mario Odyssey da finire (ed eventualmente ricominciare), Pokemon let's go e Spyro. Il mio oculista ringrazia.
Ho anche una camionata di ebook sul Kobo, e so che devo smettere di scaricare e attaccare a leggere, ma poi non lo faccio mai. Ora sto leggendo Una finestra vistalago di Andrea Vitali perché l'altro giorno si poteva scaricare gratis da Il Libraio. Leggo da due giorni e sono solo a tre quarti.
In più, sto cercando di dimagrire, anche se è tutto tranne che facile, specialmente essendo chiusa dentro in compagnia di un frigo semipieno. Comunque ho scaricato un'app per tenere traccia delle calorie che mangio e devo dire che mi sta aiutando. Nel senso, sapevo già da prima che esageravo con gli spuntini e che mangiavo cose abbinate a caso che non avrei smaltito neanche scalando il Kilimangiaro, ma vederlo segnato mi aiuta. Sapere quanto posso/devo mangiare è comodo, specialmente se ho il languorino e devo scegliere tra la merendina e lo yogurt (è un esempio, so che lo yogurt fa meglio ma se mi avanzano per dire 300 calorie prima di andare a dormire, mi permetto 200 calorie di merendina invece che 130 di yogurt, perché mi danno più soddisfazione). Probabilmente il ragionamento è sbagliato, nel senso che ieri per esempio ho passeggiato avanti e indietro in tondo nel giardino per venti minuti come una tigre in gabbia pensando che quelle calorie che bruciavo avrei potuto mangiarle in più. Del tipo, non mi muovo per calare ma per potermi strafogare meglio. Detta così, inizio a pensare di avere qualche tipo di disturbo alimentare.
In ogni caso, stamattina pesavo 57,5 kg. Sto andando avanti lentamente, ma sto andando.
Dalla quarantena per ora è tutto. Altre notizie prossimamente (forse).

giovedì 17 maggio 2018

Comfort food

Sembrerà abbastanza strano, ma credo che il mio comfort food sia la pasta in bianco.
Sì, adoro i panini con la mortadella o con la cotoletta (di soia, la carne devo stare a ispezionarla) e la verdura e la maionese a fare da sughetto, e adoro anche il pane da solo, per non parlare dei cereali che mangio direttamente dalla scatola a manciate, e dei pomodori appena tagliati che mi fanno sentire in estate anche quando fuori nevica, ma la verità è che se sono a casa da sola e devo farmi da mangiare, l'unica cosa che metterò su è la pasta in bianco. Gli spaghetti in bianco, se vogliamo essere precisi.
Pasta. Burro. Olio. Un po' di dado in polvere per salare. Fine.
Probabilmente una cosa del genere in Italia è un crimine contro la cucina, e probabilmente una nonna italiana muore ogni volta che io mi faccio la pasta in bianco, quando potrei mangiare dell'altro, ma io sono contenta così.
E per dirvela tutta, in questo periodo ho davvero bisogno di un po' di comfort.
Dal mio instagram (qui)

lunedì 12 gennaio 2015

Life goes on

In three words I can sum up everything I know about life:
IT GOES ON.

La vita va avanti. Non ci sono attentati che tengano. Dopotutto, si chiamano terroristi perché mettono terrore, no? Se ci mettiamo ad avere paura, hanno vinto loro.

Sono brava a ricordarmi un sacco di cose inutili e che non servono a granché, forse al massimo a rispondere correttamente alle domande dell’Eredità ma tanto non sono lì a concorrere. Il punto è che leggo praticamente ogni cosa abbia delle scritte, compresi i volantini delle offerte del supermercato e il sacchetto dei biscotti. (Uhuh, ho finalmente letto Ladri di sogni, il secondo volume di Raven Boys (recensione del primo qui), e Dio, non posso aspettare un altro anno per sapere cosa succede. (Gansey ♥) La zia Maggie mi farà morire di curiosità).
Oggi, per esempio, è l’anniversario del giorno in cui ho conosciuto Bruno, ed è assurdo che tutti gli anni io me ne ricordi e che lui, ovviamente, non se ne renda conto fino a quando non glielo dico. Forse dovrei smettere di avere una memoria così buona, forse dovrei smettere di ricordarmi anniversari e compleanni e date a cui nessuno fa caso.

Forse dovrei scappare da qualche parte e aprire un ristorante di cibi che dovrebbero essere qualcosa ma non ci assomigliano. Oggi ho provato a fare i donuts, ma per qualche strano motivo non hanno lievitato bene e quindi il centro si è fritto male e sono rimasti un po’ piatti. Ovviamente ce li siamo mangiati lo stesso, non è che non fossero buoni, però la roba da mangiare (e specialmente i dolci) che non mi vengono, mi fanno veramente saltare i nervi. Morale della favola, niente ricetta dei donuts per voi.

domenica 14 dicembre 2014

Candy cane cookies

Per la serie “è quasi natale e questo significa biscotti”, oggi vi propongo questi falsi bastoncini di zucchero. Ho visto la foto da qualche parte su internet e mi sono ripromessa di provare a farli, così ecco qui. A dirla tutta, sono anche più buoni dei bastoncini veri, mi sa, perché ne ho mangiato uno due natali fa, comprato dalla tipa del panificio (che è l’unica ad averceli) e, primo era a righe verdi, e secondo non era neanche granché buono, oltre al fatto che ci voleva una motosega per romperlo.
Siccome avevo solo la foto e non la ricetta, ho fatto la pasta che uso di solito per i biscotti, che è la seguente:

Ingredienti per circa 30 bastoncini
250g farina
100g burro
60g zucchero a velo
1 cucchiaio zucchero semolato
1 tuorlo
1 busta vanillina
½ busta lievito
1-2 cucchiai latte
1 fialetta aroma limone
1 pizzico sale
colorante alimentare rosso

Procedimento
Setacciate la farina e il lievito a fontana, nel buco metteteci lo zucchero, il tuorlo, la vanillina, l’aroma, il sale e il latte. Impastate, poi aggiungete il burro freddo a pezzetti. Impastate fino a ottenere una palla liscia. Se appiccica aggiungete un po’ di farina. A questo punto, dividete la pasta in due parti. Una rimarrà bianca, mentre nell’altra aggiungete il colorante rosso (se usate quello liquido probabilmente vi servirà altra farina). Incartate le due palle separatamente nella pellicola e mettetele in frigo mezz’ora.
Prendete un pezzetto di pasta bianca e fate un cilindretto, poi prendete un pezzetto di pasta rossa e fate un cilindretto uguale. Arrotolateli in modo che creino le righe del bastoncino, poi adagiate il biscotto sulla carta forno piegando un’estremità per fare il gancio. Continuate fino alla fine della pasta.
Cuocete in forno preriscaldato a 160° per 8-10 minuti. Controllate che rimangano rosa/rossi, che se cuociono troppo non si vedono più i colori.

giovedì 2 gennaio 2014

Torta Sacher

Era un po’ che mi ero messa in testa di preparare la Sacher, anche se (ovviamente) la ricetta originale è top secret e quelle che facciamo noi comuni mortali sono solo dei fac-simili. In ogni caso, nel mio ricettario preferito c’era la ricetta, anche se loro non ci mettono la marmellata in centro (oh, beh. Che ci vorrà mai a capire come si fa?), così ho dato un’occhiata anche su internet, e alla fine ho mescolato un po’ di ricette che ho trovato, sistemato le dosi, ed ecco a voi la mia versione. Non sarà viennese doc, ma vi garantisco che è buona, perché ne è già sparita più di mezza.

Ingredienti
150 g cioccolato fondente
150 g burro (da tirare fuori in anticipo)
150 g zucchero
4 uova
150 g farina
2 cucchiai frumina (amido di frumento)
1 cucchiaino lievito
1 bustina vanillina
1 vasetto marmellata di albicocche (circa 250 – 300 g) preferibilmente senza pezzi
50 ml acqua

Per la glassa:
75 ml acqua
120 g zucchero (per la glassa)
150 g cioccolato fondente

Utensili che possono esservi utili per questa preparazione
Stampo a cerchio apribile
Spatola
Pennello
Sacca da pasticcere (se volete scrivere “Sacher”)

Procedimento
Sciogliete il cioccolato fondente a bagnomaria. Lavorate il burro a crema con lo zucchero e la vanillina, quindi aggiungete i tuorli uno alla volte. Montate a neve gli albumi. Aggiungete al composto il cioccolato sciolto intiepidito e continuate a mescolare. Setacciate la farina con la frumina e il lievito e aggiungetela all’impasto. Incorporate delicatamente gli albumi montati al resto dell’impasto.
Imburrate e infarinate (o coprite con carta forno) solo il fondo dello stampo a cerchio apribile, versateci dentro l’impasto e livellatelo con un cucchiaio bagnato. Preriscaldate il forno a 180° e cuocete per 25-30 minuti.
Sfornate e lasciate raffreddare.
Trasferite la torta su una gratella, appoggiandola su in foglio di carta forno. Tagliate la torta a metà orizzontalmente, spostate delicatamente il disco superiore e spalmate sull’altra metà circa 2/3 della marmellata. Richiudete la torta.
Prima di stendere la glassa al cioccolato, bisogna spennellare tutta la torta con una glassa alla marmellata, quindi prendete la marmellata avanzata (circa 100 g) e scioglietela in un pentolino con 50 ml d’acqua. Portate ad ebollizione e mescolate bene (in questo modo, spariscono anche tutti i pezzi). Togliete dal fuoco e spennellate la torta con la glassa così ottenuta (anche sui bordi).
Sciogliete il cioccolato fondente in un pentolino con 75 ml d’acqua e 120 g di zucchero, mescolando continuamente, finché non ottenete un composto omogeneo. Quando è pronta, versate la glassa al centro della torta, spalmandola con una spatola se necessario. Deve distribuirsi uniformemente su tutta la torta, bordi compresi.
Se volete scrivere “Sacher”, aspettate che la glassa si indurisca un po’, poi caricate la glassa avanzata nella sacca da pasticcere e scrivete.
Lasciate indurire completamente prima di trasferirla delicatamente sul piatto da portata e servire (io l’ho messa in frigo tutta la notte).

lunedì 23 dicembre 2013

Tronchetto di Natale

Come vi avevo anticipato venerdì, oggi ho finalmente preparato il tronchetto di natale, dolce che per anni ho visto sfogliando il mio ricettario preferito (che avrà qualcosa come la mia stessa età), e che finalmente quest’anno ho deciso che avrei fatto, cascasse una pannocchia, fosse solo per il gusto di metterlo in tavola.
In verità non è che sia un dolce terribilmente complicato, è composto da un rotolo di pan di spagna e da una farcitura di crema al burro (che, se volete, è la parte più difficile).

Ingredienti
per il pan di spagna:
4 uova
4 cucchiai acqua calda
150 g zucchero
80 g farina
50 g frumina
1 cucchiaino lievito

per la crema al burro:
150 g burro (da tirare fuori in anticipo)
250 ml latte
2 cucchiai cacao amaro
70 g zucchero
3 cucchiai frumina

Procedimento
Montate a neve durissima gli albumi. Battete i tuorli con l’acqua calda, poi aggiungete lo zucchero. Incorporate delicatamente gli albumi montati, poi aggiungete la farina, la frumina e il lievito, tutto setacciato. Mescolate bene fino ad ottenere un composto bello spumoso.
Coprite la placca del forno con un foglio di carta forno e versateci sopra l’impasto. Cercate di dargli una forma rettangolare. Preriscaldate e poi cuocete a 185°C per 15 minuti.
Preparate un altro foglio di carta forno e cospargetelo di zucchero. Sfornate il rettangolo di pan di spagna, capovolgetelo sulla carta forno zuccherata e togliete delicatamente la carta forno su cui l’avete cotto. Se i bordi sono tanto storti, tagliate via un centimetro col coltello per farlo diventare rettangolare. Arrotolatelo, sul lato corto, insieme alla carta. Lasciatelo a raffreddare (arrotolato) e intanto preparate la crema.
Prendete quattro cucchiai di latte e stemperateci la frumina, lo zucchero e il cacao. Mettete a bollire il resto del latte. Quando bolle, spegnete e versateci dentro il composto che avete appena ottenuto. Mescolate, poi riaccendete il fuoco. Continuate a mescolare finché non si addensa. Lasciate raffreddare, mescolando di tanto in tanto. Nel frattempo, lavorate il burro a crema. Quando il composto al cacao si è raffreddato bene (attenzione, sennò scioglie il burro) versatelo sopra alla crema di burro e mescolate bene finché non si amalgama tutto.
Prendete il dolce e srotolatelo. Spalmate circa la metà della crema al burro nel dolce, poi riarrotolatelo, stavolta togliendo la carta (ovviamente). Mettetelo sul piatto da portata, poi ricopritelo con la crema rimasta. Io vi consiglio di usare la sacca da pasticciere col beccuccio a stella, ma potete anche spalmarla semplicemente e poi farci le righe con la forchetta. Se volete, potete tagliare una o due fette e appiccicarle sopra come se fossero nodi del tronco, per farlo sembrare più realistico.
Mettete in frigo un paio d’ore per far solidificare la crema, poi servite.

lunedì 16 dicembre 2013

Biscotti di Natale alla cannella con glassa reale

Siccome sono finalmente entrata in possesso dello stampo a forma di omino (come vi dicevo l’altro giorno), questo weekend l’ho inaugurato con un’infornata di biscotti natalizi alla cannella glassatissimi.

Ingredienti
Dosi per circa 50 omini:
250 g farina
60 g zucchero a velo
100 g burro a cubetti preso dal frigo
1 tuorlo (tenete da parte l’albume)
1 bustina vanillina
½ bustina lievito
2 cucchiai cannella in polvere
1 fialetta aroma limone o rum (come preferite)
1 pizzico di sale

Per la glassa reale:
60 g zucchero a velo
½ albume (quello che avete messo da parte prima)
succo di limone (qualche goccia)

Procedimento
Setacciate la farina a fontana, fateci un buco in centro e mettete il lievito, lo zucchero a velo, la vanillina, la cannella e l’aroma limone. Fate a pezzetti il burro e aggiungetelo all’impasto. Aggiungete anche l’uovo. Tiratevi su le maniche e impastate fino ad ottenere una palla che non appiccichi (tenete a portata di mano la farina, e se serve aggiungetene un po’). Se vi pare che sia troppo chiaro, a questo punto potete aggiungere un altro po’ di cannella.
Incartate l’impasto nel cellophane e mettetelo in frigo per circa mezz’ora (deve indurirsi, ma non fate come me che, avendo altre cose da fare, ce l’ho lasciato quasi due ore e poi per stenderlo ci volevano dei muscoli da palestrato).
Quand’è ora, tirate fuori l’impasto, infarinate la spianatoia e tirate la pasta alta più o meno mezzo centimetro. Prendete il vostro omino-stampino (che goduria a dirvelo) e tagliate i biscotti. Metteteli sulla padella del forno e infornate a 175 per 10-12 minuti al massimo.
Andrebbero già bene così, ma noi vogliamo fare le cose in grande, quindi ecco la glassa: setacciate lo zucchero a velo in una ciotola e poi aggiungete l’albume. Mescolate finché i grumi spariscono del tutto. Aggiungete qualche goccia di limone e continuate a mescolare finché non ottenete una specie di crema. Nel caso fosse troppo liquida, aggiungete un altro po’ di zucchero. Naturalmente, siccome tutto dipende da quanto volete glassare i biscotti, potete sempre raddoppiare le dosi (quindi 120 g di zucchero e l’albume intero).

Quando i biscotti si sono raffreddati, mettete mano alla glassa e copriteli (o disegnategli la faccia, o quello che volete). Lasciate indurire, e poi assaggiate.

lunedì 9 dicembre 2013

Ciambella morbida al cioccolato

Oggi vi propongo questo dolce morbidissimo e cioccolatoso che avevo in programma di fare da tempo ma che alla fine ho assemblato solo ieri sera perché ogni volta mi rendevo conto che non avevo in casa la panna.
Mi sono perfino azzardata a cucinarlo nello stampo da ciambella, pur sapendo che la maggioranza delle volte il centro resta appiccicato al buco e ci vogliono le cattive per staccarlo. Ieri sera, devo avere avuto un colpo di fortuna, perché è venuto via subito e facilmente. Probabilmente era proprio il giorno giusto. Quindi, ecco a voi.

Ingredienti
4 uova
175 g zucchero
140 g farina
2 cucchiai frumina
200 ml panna liquida
100 g cioccolato fondente
1 bustina lievito
1 bustina vanillina
1 pizzico sale
zucchero a velo

Procedimento
Sciogliete a bagnomaria il cioccolato fondente (se ce l’avete potete anche metterlo nel microonde, per fare prima). Battete le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungete la vanillina e il sale. Setacciate la farina con la frumina (se non ce l’avete, fate 170 g di farina) e il lievito e uniteli al composto. Unite il cioccolato fuso, poi incorporate a mano la panna (non deve montarsi).
Preriscaldate il forno a 175°, poi imburrate e infarinate uno stampo da ciambella e versateci dentro l’impasto. Cuocete per 35 minuti.
Una volta sfornata, fate raffreddare e spolverizzate con lo zucchero a velo.


lunedì 18 novembre 2013

Perché andare a spasso?

A volte penso di non essere figlia di mio padre. A lui piace un sacco andare in giro in macchina, anche se deve fare cento metri, e quando finisce per essere a casa che non fa niente dice sempre: "si potrebbe andare a fare un giro a [inserire località o negozio]". E chiede a me se voglio andarci insieme. Io dico praticamente sempre di no perché, al contrario di lui, io quando sono a casa voglio restarci, potermi tenere le braghe del pigiama (c'è un momento in cui passi dall'avere ancora il pigiama ad avercelo già), stare seduta al mio amico computer a cazzeggiare, ascoltare la musica (ultimamente mi sto drogando di Mika), giocare ai videogames (mi sono intrippata di nuovo con Zelda - The Minish Cap, per GBA. Se vi capita, provatelo), ogni tanto mangiare (ho appena finito un panino col salame, e fanculo la ciccia).
Non vedo perché dovrei scomodarmi, cambiarmi, uscire al freddo, salire in macchina (e inquinare) per andare a fare un giretto chissà dove, quando ho tutto quello che voglio a portata di mano. Almeno i giorni in cui non sono da F a fargli fare i compiti, vorrei stare tranquilla e non uscire.

venerdì 6 settembre 2013

Polpette di tonno

A casa mia di venerdì si mangia pesce. Funziona così, e basta. Così ogni tanto bisogna inventarsi qualcosa di nuovo, per dribblare l'onnipresente trota, e siccome mentre i miei vendemmiano la cucina è nelle mie mani, oggi ho tirato fuori dal cilindro queste polpette.

Ingredienti (per 6 polpette medie)
200 g tonno sott'olio sgocciolato
150 g ricotta
1 uovo
2 cucchiai grana/parmigiano
3-4 cucchiai pangrattato (per l'impasto) +  altro pangrattato per la panatura
prezzemolo
sale

Procedimento
Se usate il mixer, semplicemente buttate tutto dentro e frullate.
Se invece fate a mano, frantumate il tonno e mescolatelo con la ricotta fino a ottenere un impasto abbastanza cremoso. Aggiungete l'uovo, il grana/parmigiano grattugiato, il prezzemolo e il sale. A seconda di quanto morbido è l'impasto, vedete quanto pangrattato vi ci vuole. Generalmente, non meno di tre cucchiai.
Quando l'impasto è pronto, prendetene un po' e dategli la forma tonda di una polpetta, poi passatela nel pangrattato da entrambi i lati. Continuate fino alla fine dell'impasto.
Cuocete le polpette in forno per 20 minuti a 180° oppure in padella con un po' d'olio per 8-10 minuti.

martedì 30 luglio 2013

Panzanella di mare

Questa è una ricetta superestiva perfetta da fare quando avete del pane raffermo di cui non sapete come liberarvi. È anche di una facilità abissale.

Ingredienti (per 4 persone)
400 g pane raffermo (preferibilmente integrale)
200 g tonno sott’olio
2 pomodori
olive nere
basilico
olio, sale, pepe

Procedimento
Tagliate a pezzi il pane e bagnatelo con dell’acqua. Schiacciatelo con la forchetta e, se è troppo bagnato, strizzate via l’acqua in eccesso.
Scolate il tonno, tagliate a pezzetti il pomodoro e le olive e unite tutto al pane. Condite e decorate con il basilico, poi mettete in frigo per qualche ora prima di servire.


domenica 21 luglio 2013

Il mulino (non tanto) bianco

Avete presente le varie pubblicità delle merendine in cui tutti i membri della famiglia si alzano alla stessa ora e fanno colazione tutti insieme ridendo e scherzando e, guarda caso, sono appena usciti dal letto e non hanno un capello fuori posto? Bene, ho sempre pensato che fossero FALSISSIME, ma siccome a casa mia ci siamo sempre alzati a tre ore diverse non potevo esserne matematicamente certa. Ora sì.
Sono tre settimane che mi alzo alle sette per lavorare. Mio padre, per non essere da meno, si alza alle sette anche lui, perché appena mi sente camminare balza su dal letto e quando io mi metto la maglietta del lavoro lui va a chiudersi in bagno. Mia madre si alza poco prima.
In ogni caso, facciamo colazione a scaglioni: lei si beve una tazza di qualcosa prima che io capiti in cucina, poi arrivo io che mi faccio una fetta con la Nutella (Nutella mon amour) e per ultimo arriva mio padre a mettersi su il caffè. Morale della favola, pur essendo in tre in cucina non ci incrociamo neanche.

mercoledì 22 maggio 2013

Biscotti supercioccolatosi

Se avete del cioccolato che vi avanza, se avete voglia di ingrassare, se non ve ne frega niente della linea, allora questi sono i biscotti che fanno per voi. La ricetta me l’ha passata Marco, ma siccome era ancora più calorica io l’ho sistemata (e vi garantisco che sono meravigliosi lo stesso). Con queste dosi mi sono venuti 20 biscotti, anche se tutto dipende da quanto grandi li volete.

Ingredienti
120 g burro (a temperatura ambiente)
200 g cioccolato fondente
140 g farina
5 g lievito in polvere
3 uova
150 g zucchero
1 bustina vanillina
sale 1 pizzico
Opzionale: 100 g gocce di cioccolato, o cioccolato al latte a pezzetti

Procedimento
Sciogliete a bagnomaria il cioccolato fondente. Intanto, battete il burro con lo zucchero e la vanillina fino ad ottenere una crema. Aggiungete le uova una alla volta e lavoratele. Aggiungete poi il cioccolato fuso e il sale (a questo punto, se le mettete, potete aggiungere le gocce di cioccolato). Mescolate tutto, poi aggiungete la farina e il lievito. Otterrete una pasta cremosa che cade pesantemente dal mestolo.
Accendete il forno a 180°, poi foderate di carta forno la teglia e metteteci l’impasto a cucchiaiate, non troppo vicine sennò cuocendo si appiccicano uno all’altro.
Cuocete per 15 minuti. Se vi sembrano floscetti quando li tirate fuori, non preoccupatevi che poi si induriscono.

martedì 19 febbraio 2013

Torta salata con carciofi e speck

Generalmente mia madre fa le torte salate quando ha dei resti di verdura da farci mangiare. La più popolare, che oggi vi propongo, è proprio quella con carciofi e speck. Ho appena finito di sporcarmici le mani, quindi ecco a voi. Tenete conto che noi siamo in tre, quindi può darsi che se siete di più le dosi siano piccole.

Ingredienti:
1 pasta sfoglia pronta (preferibilmente della stessa forma della teglia che pensate di usare)
1 uovo
5-6 fondi di carciofo medi già cotti
100gr speck a fette
sottilette

Procedimento:
Battete l’uovo con la forchetta in una ciotola finché tuorlo e albume si amalgamano bene. Stendete la pasta sfoglia nella teglia e metteteci sopra i carciofi, tagliati a pezzetti, lo speck (io preferisco tagliarlo a listarelle, o qualcosa del genere, ma se preferite va bene anche mettere le fette intere) e le sottilette, a pezzi o intere (due o tre dovrebbero bastarvi). Sopra a tutto metteteci l’uovo sbattuto. Chiudete ai bordi con la pasta che vi avanza e mettete in forno a 200°C per circa 20 minuti.

giovedì 20 dicembre 2012

Brownies

Ultimamente mi sto dando alle americanate, ma non posso farci niente se ho letto da qualche parte che i brownies sono i dolcetti che i boy scout vanno a vendere sotto natale. Se volete lanciarvi nell’impresa, ecco la ricetta:

Ingredienti:
150 g burro
250 g zucchero
70 g cacao amaro
2 uova
60 g farina
½ cucchiaino lievito
1 bustina di vanillina (o essenza vaniglia)
1 pizzico sale
Zucchero a velo per spolverare

Procedimento:
Fate sciogliere a bagnomaria il burro insieme al cacao e allo zucchero, mescolando ogni tanto, fino ad ottenere una crema. Battete le uova finché diventano belle spumose, poi aggiungete la vanillina, il sale e il composto di burro, cacao e zucchero che avrete fatto raffreddare. Aggiungete la farina e il lievito (consiglio: per andare sul sicuro col lievito con quantità di farina così ridotte io uso la farina autolievitante) e mescolate bene. Dovreste avere un composto liscio e appiccicoso, che si stacca pesantemente dal mestolo.
Foderate di carta forno una teglia quadrata (o rettangolare) che misuri circa 20x20 e versateci l’impasto.
Preriscaldate il forno a 180° e cuocete per 20-25 minuti massimo. Sfornate e fate raffreddare. Tagliate il dolce in quadretti di circa 5x5 (con la mia teglia, 15x25, sono venuti 15 pezzi). Spolverate con zucchero a velo e servite.


giovedì 6 dicembre 2012

Biscotti natalizi con cannella e miele

Non so voi, ma io quando si avvicina Natale devo mettermi a fare i biscotti. Certo poi finisce che sembrano tutti tranne che biscotti natalizi perché ho stampini a forma di coniglietto, pulcino e fiorellino, ma amen. Sono due natali che cerco lo stampino a forma di omino (senza omini non è davvero natale!) ma figurarsi se l’ho ancora trovato.
Con queste dosi a me sono venute tre infornate, ma ovviamente tutto dipende da quanto alta tirate la pasta e quanto grandi li tagliate. Approssimativamente credo ne vengano una cinquantina, forse anche di più

Ingredienti
Per i biscotti:
300 gr farina
80 gr zucchero (o zucchero a velo)
100 gr burro freddo a pezzetti
1 uovo
1 bustina vanillina
1 fialetta aroma limone
1 bustina lievito
2 cucchiai miele
cannella in polvere

Per la glassa tradizionale:
zucchero a velo
acqua

Per la glassa al cioccolato:
cioccolato fondente

Procedimento
Mescolate farina, lievito, zucchero, vanillina e aroma. Aggiungete l’uovo e il burro freddo a pezzetti e impastate con le mani fino a ottenere una palla di impasto. Tenete sempre a portata di mano della farina, perché è possibile che appiccichi parecchio. Fate un buco nell’impasto e metteteci dentro il miele, preferibilmente di una varietà dura a meno che non vogliate sporcarvi e incollarvi fino ai gomiti. Quando ottenete di nuovo una bella palla liscia, aggiungete la cannella. Io l’ho messa a occhio, ma penso che un cucchiaio vada bene. Impastate ancora. Mettete l’impasto in frigo almeno 20 minuti.
Mentre aspettate, coprite la teglia del forno con la carta da forno, tirate fuori gli stampini e spolverate via la farina.
Infarinate la spianatoia e tirate la pasta alta più o meno mezzo centimetro. Tagliate i biscotti e metteteli sulla padella del forno. Infornate a 180° per massimo 10 minuti. Sfornate e, mentre si raffreddano, preparate la glassa.
Per la glassa bianca: in una tazza mescolate lo zucchero a velo con un po’ d’acqua, e girate bene finché tutti i grumi si sono sciolti. Le quantità di zucchero a velo e acqua dipendono da quanti biscotti dovete glassare e quanta ne volete mettere. Indicativamente, per una busta da 125g ci vogliono 2 cucchiai di acqua. Io per glassare i miei biscotti ho usato circa mezza busta. Ovviamente, per sicurezza l’acqua si aggiunge un po’ alla volta. Spalmate i biscotti con un pennello o una spatola, o usate un cucchiaino se volete fare delle gocce. Lasciate indurire. Perché questa glassa si asciughi bene ci vogliono almeno 2 ore.
Per la glassa al cioccolato: sciogliete a bagnomaria del cioccolato fondente (anche la quantità di cioccolato dipende da quanto volete glassare), per glassare una cinquantina di biscotti ci vuole almeno mezza tavoletta. Togliete il cioccolato fuso dal fuoco e spalmatelo suo biscotti. Lasciate indurire.


martedì 13 novembre 2012

Torta bicromatica morbidissima

Il nome è davvero stupido, ve lo concedo, ma è un esperimento e dovevo pure trovargli un titolo.

Ingredienti
3 uova
300 gr zucchero
125 gr (1 vasetto) yogurt bianco
150 ml latte
300 gr farina
1 bustina lievito
2-3 cucchiai cacao amaro

Procedimento
Battete le uova fino a farle diventare belle spumose, poi aggiungete zucchero e yogurt e continuate a mescolare fino ad ottenere una crema. Setacciate farina e lievito e continuate a mescolare cercando di evitare i grumi (i grumi sono i nemici di questo dolce). Quando è tutto ben amalgamato aggiungete il latte. L’impasto diventerà abbastanza liquido.
Imburrate e infarinate uno stampo e metteteci dentro metà dell’impasto. Alla metà rimasta aggiungete il cacao setacciandolo, sempre per via dei grumi. Mescolate bene e poi versate anche la seconda parte di impasto nello stampo. È possibile che si fermi in centro, in modo che il dolce presenti il bordo chiaro e tutto il centro scuro, ma non ne sono matematicamente sicura perché l’ho fatto una volta sola. Casomai fatemi sapere.
Preriscaldate il forno a 180° e cuocete per 30-35 minuti. Per sicurezza fate la prova dello stuzzicadenti, perché è molto liquido e potrebbero volerci cinque minuti in più a seconda del forno.

Non ho una foto da postarvi perché ce lo siamo già sbafato tutto.