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venerdì 23 maggio 2014

La pioggia e la bici

Se c’è una cosa che odio più dell’afa, è l’afa durante la pioggia. Quell’umidità che ti entra dappertutto e ti fa sudare come una capra  perché l’aria è tutta ferma. Oggi pomeriggio, mia madre mi ha trascinata a supermercato (anche se forse sarebbe meglio chiamarlo mediomercato, o qualcosa così), ovviamente in bicicletta, che lei non mette fuori la macchina neanche se sta venendo giù un metro di neve, e dovreste vedere la bici che ha. La Scassona di Michele Amitrano (Io non ho paura) era probabilmente presa meglio, ma lei si rifiuta di cambiarla. Quindi, che si arrangi.
Insomma, il cielo non prometteva niente di buono, ma mia madre fa: "no che non piove, figurati se piove. C'è solo aria". Tra l'altro, io non so correre in bici con l'ombrello e quindi neanche me lo sono portato via.
Andiamo, compriamo, paghiamo e quando usciamo sta venendo giù il diluvio universale. E noi siamo in bici, con la borsa della spesa e senza ombrello (cioè, mia madre ce l'ha, ma io no).
Ho messo la marcia più alta che avevo e sono partita come un razzo. Credo di aver stabilito un nuovo record di velocità su pista (ciclabile).
E mia madre ha perfino avuto coraggio di dire che lei non si è bagnata neanche un po', senza neanche usare l'ombrello. D'accordo, si vede che l'ho presa tutta io.

martedì 29 maggio 2012

Biciclando e la montagna

Sono passati i bei tempi in cui avevo dodici anni e la giornata era sempre troppo corta e metà la passavo in bici a pedalare avanti e indietro coi miei amici, a vedere chi andava più veloce e chi aveva la mountain bike metteva la marcia più alta che aveva, che si faceva una fatica bestiale, ma si correva più veloci.
Oggi sono stata in biblioteca a Ponte a prendere tre libri per la montagna (poi vi racconto) e a tre quarti di strada le mie ginocchia hanno iniziato a lamentarsi, e mi sono chiesta chi me l’aveva fatto fare di prendere la bici, quando c’era a casa la macchina. Giusto perché lo sappiate, la biblio di Ponte dista da casa mia più o meno tre chilometri, non quindici. La conclusione logica, a parte che sono fuori allenamento ed è abbastanza logico visto che gli ultimi anni nono ho corso molto in bici (e gli ultimi mesi ancora meno), è che sono assolutamente e irrimediabilmente decrepita, e non ci si può fare niente, tranne forse farmi un corpo bionico con delle giunture nuove.
Lamentazioni a parte, sabato parto per la montagna. Lo so che vi avevo detto che sarei partita ad agosto, ma i miei mi hanno convinta ad andare adesso, che ad agosto c’è una valanga di gente e tutte le belle cose da fotografare (tipo i fiori) ci sono adesso e non tra due mesi. Quindi ho trovato un buco monolocale per una settimana in bassissima stagione (il che non ha impedito all’agenzia di farmi lo stesso un prezzo che mi pare un po’ alto), che non è neanche in culo a una salita, è sulla strada principale (in semi-piano) e per arrivare in centro ci vogliono poco più di cinque minuti, camminando senza strascicare i piedi.
Per sabato, domenica e lunedì le previsioni mettono pioggia, ma poi non si sa mai. In montagna la pioggia è abbastanza relativa, e poi quelli di Falcade hanno un proverbio che non sbaglia un colpo: “se il Civetta mette il cappello, meglio preparare l’ombrello”. Significa che se sopra al monte Civetta ci sono delle nuvole pioverà quasi sicuramente. E chi se ne frega delle previsioni del tempo.