L’altra settimana stavo
parlando con la Giò a proposito del fatto che la Salani ha comprato il nuovo
libro della Rowling e che tra poco esce la versione italiana (sottotitolo:
compralo, Giò). Lei mi ha chiesto se è un altro di Harry Potter (non se ne
intende molto di Harry, credo che non abbia neanche visto tutti i film, non
sono il suo genere), ma io le ho detto di no, che Harry è finito e sarebbe una
cretinata scrivere ancora di lui. Non pareva convintissima. Lei ho detto: sai
qual è l’ultima frase del libro? È “la cicatrice non gli faceva male da
diciannove anni. Andava tutto bene”. Questa è la fine. Non abbiamo
bisogno di altro.
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martedì 24 settembre 2013
Diciannove anni dopo
sabato 12 gennaio 2013
Rintronamento
Ultimamente vengo a casa dalla biblio che sono più distrutta di quando ero alle superiori e avevo sei ore, di cui magari tre di compito (di economia, per esempio). Vengo a casa che vorrei strisciare fino alla camera e seppellirmi sotto le coperte, al calduccio, e dormire, che la testa mi pesa come se ci avessi copra un cesto pieno di roba, in stile donna africana al mercato.
Sono così rincoglionita che non so più cosa dico e cosa invece mi tengo per me, mi mangio le unghie come una pazza (e dire che le mie unghie sono già più corte delle dita) e non riesco a non tenere le mani nei capelli per giocherellarci. Inoltre, ascolto della musica che non sentivo da tempo immemore, tipo quelle di Meteora dei Linkin Park. Ho avuto anche una regressione alla cassetta del 36° zecchino d’oro (1993) che sono più o meno tutte canzoni che non riesco a cantare senza rischiare di prendere una stecca, perché non ho più la voce di quando avevo quattro anni.
Mia madre poi, che non è mai contenta, mi ha detto di smetterla di lagnarmi, che pare che sono io ad avere il mondo sulle spalle. Ce l’ho, infatti. Ce l’ho quando devo spiegare un problema di geometria tre volte a una persona che fa finta di ascoltarmi ma intanto pensa agli One Direction o che ne so io, ce l’ho quando in biblio ci sono trecento persone che mi chiedono le cose e io invece vorrei stare con l’unica che mi sta aspettando, quindi finisco per fare la ragazza multitasking, battendo il prestito mentre rispondo all’alta persona che mi chiede se c’è un libro e mentre ascolto l’altra ancora che mi parla e penso a cosa rispondere, e intanto guardo chi mi aspetta. Tutto questo si conclude con una grossa confusione nel mio cervello, ed è strano perché ci sono giorni che sono più sotto pressione di così, tipo la mefitica settimana della consegna dei libri di testo, che è paragonabile al primo giorno di saldi, che alle due e dieci c’è già la coda e noi per entrare a lavorare dobbiamo sgomitare e se devi fare la pipì te la tieni, perché non c’è tempo per andare in bagno.
Stanotte ho dormito quasi dodici ore, con la speranza di svegliarmi un po’ meno cretina degli altri giorni, ma mi sa che non ha funzionato perché sono rintronata come al solito.
sabato 17 novembre 2012
Numeri e lettere
Ultimamente mi sto facendo una cultura di matematica a stare nel progetto doposcuola della biblio. Io in teoria dovrei stare a fare biblio, ma poi finisce che sul libro le spiegazioni sono fatte no male, di più, e quelle che dà la prof sono anche peggio, e così tutti vengono da me a chiedermi se ci capisco qualcosa, il che mi fa sentire davvero un genio, io che alle medie (e anche dopo) ero capace di sbagliare i conti. Insomma, a quanto pare sono l’unica che ha capito come estrarre le radici quadrate (senza calcolatrice, ovviamente) seguendo tutta la cazzo di spiegazione fatta malissimo. Mi sento assolutamente un genio.
Comunque preferisco l’italiano, e far scrivere righe di Nuvole, Navi e NoNNi alle bambine di prima elementare è sempre una figata. Anche perché poi mi raccontano che la maestra gli mette “super” coi cuoricini.
Poi risolvo i cruciverba senza schema (quelli da mettere anche le caselle nere) in venti minuti scarsi e divento matta per risolvere gli schemi facili del sudoku, perdendoci sopra ore. Decisamente le lettere fanno più al caso mio.
venerdì 28 settembre 2012
Bungee jumping senza elastico
Oggi era una di quelle giornate in cui farei il bungee jumping senza elastico o, in alternativa, attraverserei la strada col rosso e gli occhi bendati, sperando che tutte le macchine abbiano i freni rotti.
È iniziata male già da stamattina, quando la sveglia del cell ha deciso di non suonare. Non è la prima volta e pare che si risolva da solo, ma intanto mi scoccia andare a dormire con l’angoscia di non sapere se mi sveglierò all’ora giusta. Certo potrei portarmi in camera una sveglia normale, ma il ticchettio mi fa diventare scema. Quando andavo a scuola, nel weekend la traslocavo sempre, per dormire almeno una notte tranquilla.
È proseguita male perché mentre guardavo E.R. mi è arrivato un messaggio dell’agenzia di collocamento che mi diceva (per la prima volta da aprile) che a Motta (circa 15-20km da casa mia) cercano un’impiegata commerciale e di chiamare in agenzia. Ora, l’altro posto in cui ho portato il curriculum è una libreria, ed è anche più vicina a casa, e la verità è che io non voglio fare fatture. Il mio sogno è lavorare in libreria, quindi sarà meglio che si affrettino a chiamarmi. Non chiedo tanto, almeno un colloquio. Sono secoli che porto in giro curriculum e non mi chiamano neanche a colloquiare. Comunque vabbè, ho deciso che gli do tempo ancora il weekend e lunedì chiamerò l’agenzia. Piuttosto che chiamarli vorrei sotterrarmi, ma poi mia madre mi rompe che me la sto prendendo comoda.
Dopodiché, mentre guardavo Grey’s Anatomy (non mi fa né caldo né freddo, ma sono dottori e tanto basta) ha iniziato mia nonna a tediarmi, che se non mi tedia per delle cose inutili almeno due volte al giorno non è contenta.
A pranzo, dopo aver aspettato mia madre fino all’una passata che ormai me l’ero già figurata giù per il fosso, ho ingurgitato una quantità spropositata di spaghetti al tonno e pomodoro, che per gli spaghetti non ho mai misura, ma almeno non ho avuto fame per il resto del pomeriggio.
Il pomeriggio in biblio è andato via quasi liscio, a parte il fatto che ho perso tre ore a trovare la due metà dei foglietti dei prestiti da scaricare e a bestemmiare in sanscrito perché quando le cose vengono fatte da gente che non capisce quello che gli spieghi poi trovi solo confusione e ci metti metà tempo per sistemare e l’altra metà per fare il lavoro. Alle sei e mezza, quando ormai la voglia di attraversare l’incrocio bendata stava calando, è arrivato Marco. Abbiamo chiacchierato un po’ mentre rovistavo tra i foglietti, ma ormai lavoravo male perché avevo le dita praticamente assiderate, così gliele ho ficcate dentro al colletto della felpa, che è sempre calduccio, e per un po’ è stato tutto come una volta, col mondo un po’ meno buio e la voglia di legarmi l’elastico alle caviglie prima di saltare. A volte mi chiedo perché non lo bacio. Penso che mi farebbe bene. Ma tornare a casa col suo profumo sulle dita e rendertene conto un secondo prima di lavarti le mani è già una bella sensazione.
si parla di:
attraverso col rosso,
biblio,
giornate nere,
marco
mercoledì 22 agosto 2012
Cosa si dice in biblio
In questi giorni di vacanza (o almeno dovrebbero esserlo), la gente in biblio langue. Langue anche la mia voglia di starci, se non fosse che qui si sta con l'aria condizionata a palla, a costo di farmi venire la polmonite.
Siamo saccheggiati, con gli scaffali mezzi vuoti, neanche fossero passati i briganti a depredarci, e la gente viene sempre a chiedere gli stessi libri, vuoi perché sono nelle liste da leggere per la scuola, vuoi perché ne hanno sentito parlare. I primi nella classifica delle richieste (anche degli interprestiti) sono i tre delle cinquanta sfumature, che se fosse per me andrebbero dritti al macero, e dovreste ben sapere quanto mi piange il cuore a buttare via un libro. Pensate che quelle schifezze hanno venduto più di Harry Potter (qui). Cioè, al macero ci sono andati i cervelli. E non lo dico perché mi va di saccagnare in libro che ha fatto tanto scalpore, vi confermo che è una schifezza perché mi sono abbassata a leggerlo. Certo, in pdf e a spezzoni, che tanto non mi sono persa niente perché non c'è niente di abbastanza culturale da giustificare almeno in parte la vendita di cotante nefandezze.
Al secondo posto c'è quello di Gramellini, Fai bei sogni, che io spero vivamente non sia come il primo (L'ultima riga delle favole), che per scriverlo non so cosa si sia fumato.
Al terzo posto non saprei, non ci arriviamo mai.
E io intanto sto per mettermi a leggere Pinocchio, che in ventidue anni non l'ho mai aperto.
Siamo saccheggiati, con gli scaffali mezzi vuoti, neanche fossero passati i briganti a depredarci, e la gente viene sempre a chiedere gli stessi libri, vuoi perché sono nelle liste da leggere per la scuola, vuoi perché ne hanno sentito parlare. I primi nella classifica delle richieste (anche degli interprestiti) sono i tre delle cinquanta sfumature, che se fosse per me andrebbero dritti al macero, e dovreste ben sapere quanto mi piange il cuore a buttare via un libro. Pensate che quelle schifezze hanno venduto più di Harry Potter (qui). Cioè, al macero ci sono andati i cervelli. E non lo dico perché mi va di saccagnare in libro che ha fatto tanto scalpore, vi confermo che è una schifezza perché mi sono abbassata a leggerlo. Certo, in pdf e a spezzoni, che tanto non mi sono persa niente perché non c'è niente di abbastanza culturale da giustificare almeno in parte la vendita di cotante nefandezze.
Al secondo posto c'è quello di Gramellini, Fai bei sogni, che io spero vivamente non sia come il primo (L'ultima riga delle favole), che per scriverlo non so cosa si sia fumato.
Al terzo posto non saprei, non ci arriviamo mai.
E io intanto sto per mettermi a leggere Pinocchio, che in ventidue anni non l'ho mai aperto.
venerdì 17 agosto 2012
Matematica delle gite
È un pomeriggio come un altro in biblio: aria condizionata, connessione veloce, computer nuovo, e sette pile di libri da sistemare che rimarranno lì fino alla prossima settimana perché oggi non ho proprio voglia di fare niente.
Abbiamo riempito una corriera per Gardaland e abbiamo altra gente in lista d'attesa, e io sono qua che faccio conti come una ragioniera per vedere di quanta gente abbiamo bisogno per starci dentro col costo della seconda corriera. Credo di non essermi mai applicata in matematica tanto come quando facciamo i conti per far quadrare i soldi delle gite.
E a casa, poi, ho una gatta matta che vede i fantasmi, o è posseduta, o non so, che si comporta in modo molto strano e come se non bastasse qualcuno mi ha suggerito che potrebbe essere in calore, il che non ha il minimo senso, visto che l'abbiamo sterilizzata cinque anni fa e, anche ponendo che l'intervento sia stato fatto coi piedi e gli abbiano lasciato dentro qualche pezzo, in cinque anni non si è mai comportata così, quindi lo trovo alquanto strano. Mi sa che comunque dobbiamo portarla a vedere. Ieri abbiamo anche comprato il trasportino, ma ho come il sospetto che non ci andrà dentro di sua volontà.
lunedì 28 maggio 2012
Bibliosfoghi
Odio Sebina Open Library (il programma di prestito e catalogazione del servizio bibliotecario nazionale), odio quelli del centro servizi biblioteche e i numeri di inventario che non tornano, odio chi catalogava prima di me che ha fatto confusione, odio le copie doppie e triple di Stilton, odio chi non inserisce nell'indice i libri nuovi che così non posso catalogarli.
Odio le letture animate e i bambini che arrivano con quaranta minuti di ritardo perché il pullman non va a prenderli e potrebbero farsi cinquecento metri di strada a piedi, che non muoiono mica.
Odio la pila di libri da catalogare, che se metti il titolo trovi venti edizioni e tocca sempre batttere l'ISBN e casualmente dice "nessun risultato trovato in polo".
E odio i lettori che vogliono a tutti i costi un libro ancora da inventariare e che magari sta anche in mezzo alla pila.
lunedì 12 marzo 2012
Pomeriggio perplesso
È un altro pomeriggio noioso in biblioteca. Ogni tanto viene dentro qualcuno, ma sono già le quattro e si saranno viste sì e no otto persone. La gente arriva tutta sul tardi, tipo dalle cinque e mezza in poi. In realtà non mi secca più di tanto se non c'è gente, almeno posso cazeggiare allegramente con otto schede di internet aperte, che se solo mi sogno di farlo a casa mi esplode il computer.Sto aspettando che arrivi Marco, sempre se arriverà, con le foto di sabato. Dobbiamo fare dieci postazioni e lui ha scattato grossomodo centocinquanta foto. A parte il fatto che probabilmente neanche ci ricorderemo tutte dove sono, anche sceglierle sarà un casino.
A proposito di foto, ieri sera ho mostrato a mio padre quelle che avevo fatto nel pomeriggio, e quando mi ha detto "belle, brava" in quelle due parole c'era sottintesa l'intera frase "a cosa ti serve una macchina nuova e costosa quando riesci già a fare foto belle con quella che hai?". Ho fatto finta di non cogliere.
Ho fame, e nell'armadio non c'è niente, e comunque non dovrei mangiare perché ho un didietro enorme come una balena (cit.), cosa di cui tendo a fregarmene e a strafogarmi lo stesso. Un paio di pancakes col miele adesso ci starebbero proprio bene, ma potrei anche accontentarmi di una fetta di pancarrè con la marmellata.
Per di più, un'altra cosa che mi lascia perplessa, è che la famosa gita a forse-Rimini, è a Rimini solo per la mostra "da Vermeer a Kandinsky", e poi nel pomeriggio si va a San Marino. Certo l'accoppiata San Marino+macchina fotografica nuova è decisamente allettante, però a dire il vero a me interessava di più passare del tempo a Rimini e non per via della mostra. Bah, ci penserò.
A proposito di foto, ieri sera ho mostrato a mio padre quelle che avevo fatto nel pomeriggio, e quando mi ha detto "belle, brava" in quelle due parole c'era sottintesa l'intera frase "a cosa ti serve una macchina nuova e costosa quando riesci già a fare foto belle con quella che hai?". Ho fatto finta di non cogliere.
Ho fame, e nell'armadio non c'è niente, e comunque non dovrei mangiare perché ho un didietro enorme come una balena (cit.), cosa di cui tendo a fregarmene e a strafogarmi lo stesso. Un paio di pancakes col miele adesso ci starebbero proprio bene, ma potrei anche accontentarmi di una fetta di pancarrè con la marmellata.
Per di più, un'altra cosa che mi lascia perplessa, è che la famosa gita a forse-Rimini, è a Rimini solo per la mostra "da Vermeer a Kandinsky", e poi nel pomeriggio si va a San Marino. Certo l'accoppiata San Marino+macchina fotografica nuova è decisamente allettante, però a dire il vero a me interessava di più passare del tempo a Rimini e non per via della mostra. Bah, ci penserò.
mercoledì 8 febbraio 2012
Il colpo di scena
Intanto aspetti il colpo di scena,
quell’occasione unica
che ti sistema ogni problema.
Pensi che vada tutto bene, sei comodamente seduta sulla poltrona della Giò in biblio a farti i cavoli degli altri su facciabuco e blogger, quando ti arriva una cazzo di notifica di messaggio privato. I messaggi privati sono sempre una gran rogna, perché vuol dire che la gente non ha niente di meglio da fare che dirti le cose di nascosto. Comunque, avrei preferito di gran lunga una delle solite catene sul colore delle mutande o cose del genere, perché quello che ho trovato ha iniziato a farmi venire le pare esistenziali. Una cena di classe. Con quei maiali dei miei compagni di quinta superiore. Ora, se c'è una cosa che io odio più delle cene di classe, ora non mi viene in mente. Specialmente con loro. Li ho sopportati per tre lunghi anni, tremando al pensiero delle ore di supplenza scoperte, e anche solo ai cambi dell'ora. Dovete sapere che in classe mia eravamo 21 femmine e un maschio. E lui faceva casino per dieci. Il che sarebbe stato niente, se tre quarti delle femmine non gli fossero anche andate dietro dandogli manforte in tutte le sue cazzate. In classe mia volavano (letteralmente) sedie, astucci, diari, specchietti, gomme americane masticate. In genere si attaccavano ai capelli, ma anche ai giubbotti. Una volta se n'è attaccata una anche sul mio, e mia madre voleva telefonare alla madre di Matteo per smerdarlo. Mia madre è una di quelle che pensano sempre di dover intervenire, specialmente quando le dici "mamma, NO, faresti peggio". Alla fine l'ho messo in congelatore e l'ho tolta, comunque il giorno dopo l'ho smerdato io. E lui mi ha anche detto che forse l'ha fatto per sbaglio, perché voleva attaccarla addosso alla mia compagna di banco. (Il punto è che, grazie a Dio, con me non se la prendevano quasi mai, io stavo per i cavoli miei e nelle ore di supplenza leggevo. Nessuna delle mie cose è volata fuori dalla finestra, da quando in terza ho detto a Matteo che Le Cronache del Mondo Emerso che stavo leggendo era della biblio e di non provare a toccarlo con un dito).
Comunque sto divagando. Il concetto è che pensare di andare a cena con loro mi fa venire il vomito. E che muoio dalla voglia di scrivere sotto al messaggio che mi hanno mandato "no, non vengo, fottetevi tutti". Ci starebbe proprio bene.
Come se non fosse sufficiente, più tardi è arrivato Marco. Ora, io a Marco voglio bene, lo sapete, ma ha delle maniere di comportarsi che, nei giorni giusti, mi urtano in una maniera... tanto per cominciare, ha sempre fame, e la Giò nell'armadio ha sempre da mangiare, ma il fatto è che intanto se lei non ci da il permesso non si può mangiare e poi, la regola non scritta è che se proprio devi mangiare, bisogna prendere le cose già aperte, così non si nota. Tipo le patatine, una fetta di pane con la nutella... non le barrette della Milka che ce ne sono due di numero. E questa è una. La seconda cosa che mi ha fatto letteralmente sbarellare, è che l'ho convinto a leggere Harry Potter, dopo essersi fatto un'overdose di tutti i film in una settimana. Gli ho detto che i film sono belli ma che hanno tagliato un sacco di cose e che leggere i libri è d'obbligo, se gli sono piaciuti così tanto i film. Alla fine l'ho convinto e gli ho portato il mio primo, visto che in biblio i primi tre sono fuori (da una vita, tra l'altro). E ok, io sono maniacale per quanto riguarda i libri, specialmente i miei, e gli ho detto di non fare ditate di unto, non fare orecchie per tenere il segno, non tenere il segno con i risvolti della copertina, che se fa una di queste cose e me lo distrugge, dopo 12 anni che lo tengo come una reliquia, lo uccido e me lo faccio comprare nuovo. Credo di averglielo più o meno gridato. Credo che gli sia sfuggito qualcosa lo stesso.
E quando abbiamo chiuso e l'ho visto girare subito a destra ad accompagnare una nostra amica, coi miei libri in mano, mi ha assalito un senso di oppressione che non riesco ancora a togliermi, e forse è per questo che ho scritto un post lungo un chilometro, per sistemarmi i problemi. E anzi, vi dirò un'altra cosa. Io non fumo, ma in quel momento mi sarebbe piaciuto molto avere una sigaretta accesa tra le dita, buttargli il fumo negli occhi e poi e spegnergliela addosso. Voi non avete neanche idea. Anche quello avrebbe sistemato un po' le cose, perché sono malvagia.
Dopocena ci siamo anche sentiti con un tono più pacato, ma gli ho detto lo stesso che so che è un ragazzaccio, ma che dopotutto so anche che alla sua Frau (che sarei io) le vuole bene, e che quindi non farà casini. Quello che ho tralasciato di dire, è che io gli voglio bene di più. Ma non so se glielo dirò mai.
Dopocena ci siamo anche sentiti con un tono più pacato, ma gli ho detto lo stesso che so che è un ragazzaccio, ma che dopotutto so anche che alla sua Frau (che sarei io) le vuole bene, e che quindi non farà casini. Quello che ho tralasciato di dire, è che io gli voglio bene di più. Ma non so se glielo dirò mai.
giovedì 29 dicembre 2011
Cose che capitano
Capita che racconto a mia madre cose che dico o che faccio con i miei amici. Anche se lei non può capire, e in genere, sono cose che fanno ridere, perché quelle serie col cavolo che gliele racconto. Le più memorabili sono le cretinate che dico con Marco in biblio, ma di quelle ne racconto il meno possibile, perché poi dice che parlo solo di lui. E grazie al cavolo, se ci siamo solo noi due con chi dovrei parlare, coi muri? Coi libri?
Capita che i miei mi trascinino a fare compere perché con una spesa di 40 euro c'era lo sconto del 30%, e succede così che torno a casa con un pigiama rosa e un paio di calzini antiscivolo a righe rosa, perché pare che nemmeno da grandi le femmine possano vestirsi di un altro colore. E io odio il rosa con tutta me stessa.
Capita che al telegiornale non si parli d'altro che delle tasse sulla benzina e sulla casa e su tutte quelle cazzo di manovre del nuovo governo del signor Mari o Monti (sì, l'ho scritto staccato apposta), che a quanto pareva doveva fare il miracolo. Anzi, a sentire loro bastava solo buttare fuori Berlusconi per compiere già il miracolo economico. Sono vomitevoli.
Capita che la biblio sia chiusa fino al 9 gennaio e io a casa mi annoio come non mai, almeno finché era aperta non importa se non c'era nessuno, stavo a spettegolare con Marco e a fargli i grattini mentre fa le fusa come un gatto grasso (mia madre è convinta che prima o gli salterò addosso, o qualcosa del genere).
Capita che sto rileggendo Harry Potter perché non ho assolutamente nient'altro da leggere e anche ponendo che la biblio di Ponte sia aperta (che non ne sono sicura) non ho voglia di andare fin là a cercar qualcosa. Sono anche fortunata ad essermi procurata il 6 e il 7 di carta, che l'ultima volta ho dovuto leggerli in ebook. Di una scomodità che non avete idea.
Capita che i miei mi trascinino a fare compere perché con una spesa di 40 euro c'era lo sconto del 30%, e succede così che torno a casa con un pigiama rosa e un paio di calzini antiscivolo a righe rosa, perché pare che nemmeno da grandi le femmine possano vestirsi di un altro colore. E io odio il rosa con tutta me stessa.
Capita che al telegiornale non si parli d'altro che delle tasse sulla benzina e sulla casa e su tutte quelle cazzo di manovre del nuovo governo del signor Mari o Monti (sì, l'ho scritto staccato apposta), che a quanto pareva doveva fare il miracolo. Anzi, a sentire loro bastava solo buttare fuori Berlusconi per compiere già il miracolo economico. Sono vomitevoli.
Capita che la biblio sia chiusa fino al 9 gennaio e io a casa mi annoio come non mai, almeno finché era aperta non importa se non c'era nessuno, stavo a spettegolare con Marco e a fargli i grattini mentre fa le fusa come un gatto grasso (mia madre è convinta che prima o gli salterò addosso, o qualcosa del genere).
Capita che sto rileggendo Harry Potter perché non ho assolutamente nient'altro da leggere e anche ponendo che la biblio di Ponte sia aperta (che non ne sono sicura) non ho voglia di andare fin là a cercar qualcosa. Sono anche fortunata ad essermi procurata il 6 e il 7 di carta, che l'ultima volta ho dovuto leggerli in ebook. Di una scomodità che non avete idea.
si parla di:
biblio,
odio il rosa,
odio la politica,
potter,
vacanze
mercoledì 9 novembre 2011
Un pomeriggio come un altro
Sono qui in biblio che mi gratto allegramente, perché la gente sul presto langue e però bisogna essere qua per ogni evenienza. Domenica (e non solo) c'è la festa del ringraziamento, conosciuta da tutti come "festa del toro" per via della bizzarra usanza, fino all'anno scorso di servire toro allo spiedo. Io personalmente non l'ho mai mangato, ma mi dicono che non fosse questo granché (e che oltretutto costasse un'esagerazione). Dentro al palazzetto c'è il mercatino delle associazioni e dei commercianti, e ci hanno dato uno spazio anche a noi del kemma, per farci un po' di pubblicità Così stiamo cercando di pensare e capire cosa possiamo proporre a quei poveri bambini che passeranno di là e che noi irretiremo. Qualcosa di natalizio, magari dei bigliettini di auguri. Io ho proposto anche le buste da colorare, tagliare e incollare per la letterina a Babbo Natale, ma vedremo. Non che manchi molto, a dire il vero.
Comunque, mentre me ne stavo qui a vegetare è passato un ragazzo che io trovo a dir poco inquietante, e siccome lo conosco da un po' mi sono anche fatta un'idea di com'è, che è stato un pezzo a tampinarmi mentre aspettavo che il computer si desse una mossa, che mi ha chiesto come mi chiamo e quanti anni ho e dove abito e poi no ho capito il senso, mi ha mostrato, facendomele appoggiare palmo contro palmo, che le sue mani sono più grandi delle mie e a questo punto ho pensato che per fortuna c'era in mezzo la scrivania, ma che sennò io so comunque fare quella bellissima mossa con la leva che abbiamo rivisto ieri sera e che posso stenderlo e poi chiamare la polizia. Sembra di no, ma quando ti rendi conto di cosa sei capace di fare, poi ti viene in mente che effettivamente potresti usarlo. Io e la Giulia, abbiamo quasi pensato di dare una pubblica dimostrazione sabato sera al compleanno, testando le mosse che abbiamo imparato addosso a un certo ragazzo pettegolo (e che ci sta anche un po' sulle palle) che figurarsi se non viene alla festa.
E adesso, speriamo che arrivi la Mara, così almeno facciamo quattro chiacchiere.
(Domani ho il famoso colloquio. Me la sto già facendo sotto, perché se non prendo un bel punteggio molto alto addio posto a Ponte.)
si parla di:
autodifesa,
biblio,
cg,
lavoretti,
squilibrati
mercoledì 6 aprile 2011
Good things come for girls who wait
Oggi Marco si è presentato in biblio con una felpa dello stesso colore di quella che volevamo prendergli. Non l'abbiamo presa, checculo.
Sono due giorni che non faccio altro che dormire. Più dormo e più dormirei, e quando sono sveglia mi viene anche il mal di testa. Se pensa di venirmi la sinusite, tutti i giorni sono buoni a partire da lunedì 11, non prima, grazie.
Oggi pome io e Marco ci siamo stravaccati sui gradini della biblio a prendere il sole, della serie: Vieni fuori? Dai, vieni. Come si fa a dirgli di no? Io mi sono distesa allegramente sul lato della scala, lui stava seduto da testa. Non lo vedevo, mi toccava tenere gli occhi chiusi per via del sole. Gli avrei messo volentieri la testa sulle gambe, perché il marmo della biblio è scomodo, ma figurarsi se mi lasciava fare una cosa del genere. Piuttosto volavo sui sassi.
Domenica ci sono gli scienziati. Mi aspetto una giornata grandiosa, visto che mi devo svegliare prima delle otto. Speriamo che arrivi qualcosa di buono. Io saprei anche cosa.
venerdì 1 aprile 2011
April fools' day
Oggi Trenitalia ci ha fatto un bel pesce: sciopero! Sciopero di TUTTI treni dalle 21 del 31 marzo alle 21 del 1 aprile, con solo due fasce "garantite", dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. Sarebbe a dire che in queste due fasce garantivano ben un treno (in tre ore!) per andare e uno per tornare. Conclusione: col cazzo che mi alzo per andare a lezione. Il treno garantito sarebbe arrivato (in teoria) a Venezia alle 9.02, e la lezione inziava alle 8.45 dall'altra parte della città. Sempre che la prof ce la facesse ad arrivare, s'intende. A parte che perdere una lezione della Banzai è come andarci, visto che non si combina mai niente.
In biblio abbiamo piegato una valanga di volantini e stavolta sono riuscita a non tagliarmi le dita con quelle maledette fotocopie del cavolo. Marco e la Ele mi fanno diventare deficiente.
sabato 26 marzo 2011
Ora legale
L'ora solare è quella determinata dal sole, quella giusta.
L'ora legale è quella determinata dal governo.
Stanotte alle due di notte si spostano le lancette dell'orologio avanti di un'ora, dalle due alle tre. Mi sono sempre chiesta cosa succede a quell'ora che non esiste, e mi sono sempre chiesta ancora di più cosa succede quando si torna indietro, quando si vive la stessa ora per due ore consecutive.
Un po' come avere una giratempo.
Sabato prossimo il kemma è chiuso.
Sabato quello dopo facciamo la festa di compleanno di Marco.
Domenica c'è la festa di primavera, solite invenzioni degli ascensori (cit.) [assessori, ndr.] e noi siamo lì a fare gli scienziati pazzi. Dopo di questa, penso di averle fatte tutte.
In biblio c'è un ragazzo nuovo, Nicola. Abitava davanti a casa mia da piccolo. Mia madre mi ha detto che aveva la leucemia, ma a quanto pare l'hanno curato. Venerdì ho lavorato un po' con lui. Non sembra troppo male, è abbastanza simpatico. La Giò è contenta che facciamo amicizia.
C'è anche la nuova tipa del servizio civile, che grazie a Dio sembra una sveglia. Anche se, dopo la Debora, tutte sembrano sveglie. Si chiama Mara. Spero che farò amicizia un pochino anche con lei, visto che me la devo beccare per tipo 10 mesi.
L'ora legale è quella determinata dal governo.
Stanotte alle due di notte si spostano le lancette dell'orologio avanti di un'ora, dalle due alle tre. Mi sono sempre chiesta cosa succede a quell'ora che non esiste, e mi sono sempre chiesta ancora di più cosa succede quando si torna indietro, quando si vive la stessa ora per due ore consecutive.
Un po' come avere una giratempo.
Sabato prossimo il kemma è chiuso.
Sabato quello dopo facciamo la festa di compleanno di Marco.
Domenica c'è la festa di primavera, solite invenzioni degli ascensori (cit.) [assessori, ndr.] e noi siamo lì a fare gli scienziati pazzi. Dopo di questa, penso di averle fatte tutte.
In biblio c'è un ragazzo nuovo, Nicola. Abitava davanti a casa mia da piccolo. Mia madre mi ha detto che aveva la leucemia, ma a quanto pare l'hanno curato. Venerdì ho lavorato un po' con lui. Non sembra troppo male, è abbastanza simpatico. La Giò è contenta che facciamo amicizia.
C'è anche la nuova tipa del servizio civile, che grazie a Dio sembra una sveglia. Anche se, dopo la Debora, tutte sembrano sveglie. Si chiama Mara. Spero che farò amicizia un pochino anche con lei, visto che me la devo beccare per tipo 10 mesi.
sabato 5 febbraio 2011
Sasso tra i sassi, banco tra i banchi, libro tra i libri.
Non sarà più come quando c’eravamo solo noi
e tutto il resto poi.
Io che a volte vorrei essere invisibile: sasso tra i sassi, banco tra i banchi, libro tra i libri.
Io che a volte penso a com’ero e a come sono.
Io che a volte vorrei tornare indietro di diciotto anni e finalmente sapere.
Io che ieri sera, per disimpallare il cellulare mi sono messa a cancellare i troppi messaggi che affollavano la memoria, messaggi un tempo non lontano che non avrei cancellato per nulla al mondo, buttati nel bidone senza nemmeno rileggerli un’ultima volta. Perché la verità è che non c’è nulla da rileggere. È tutto passato, e il futuro mi strattona in avanti. Non ci voglio andare, ma non posso continuare a camminare al contrario.
Dicono che quando una donna vuole cambiare vita, inizia dai capelli. Se non fosse che mi piacciono lunghi, li avrei già tagliati di almeno dieci centimetri da un bel pezzo. Non mi interessa cosa dicono gli altri, come piacciono a loro.
I miei mi hanno fatto la loro solita tirata sulla bella vita che non posso fare, e ormai non sto neanche più ad ascoltarli, anche se dentro di me penso che effettivamente dovrei darmi da fare con l’uni e tutto il resto per uscire bene e presto e darmi da fare. Non è che la mia coscienza non funziona. Funziona benissimo, e loro sarebbero anche contenti. Ma io ho un sacco di altre cose che mi interessano. La biblio, per dirne una. Finire l’uni e andare a lavorare significa mollare la biblio. E so che prima o poi succederà, ma non mi piace l’idea.
Non mi piace l’idea di avere un capo che mi mette i piedi in testa come è già successo questa estate. Io sono dell’idea che un tuo sottoposto è lo stesso una persona, tanto quanto te, quindi non devi pulirtici i piedi solo perché tu sei un gradino o due o dieci più in alto.
Io sono dell’idea che l’Italia e il mondo andrebbero molto meglio se tutti quelli che “contano” non fossero interessati solo alla sedia e ai soldi. E non parlo solo dei politici, ma anche dei presentatori della tivvù, dei calciatori, dei padroni delle banche che truffano per tutta la vita e poi quando se ne vanno gli danno liquidazioni astronomiche. Non voglio nemmeno mettermi a parlare di tutti gli asini che si vedono nei reality e che prendono compensi smisurati senza saper nemmeno parlare italiano corretto, quando poi chi si è davvero fatto il didietro per anni ed anni tira a campare.
Io che a volte sono come il sapone bagnato, sfuggente e impossibile da acchiappare.
Io che sparo la cdd a memoria ma non ho mai capito come si registrano le fatture in partita doppia, che potrebbe essermi più utile.
Io che ho studiato quattro lingue ma che non ho voglia di spostarmi da casa.
Io che sono stanca di tutto questo e una volta tanto vorrei essere davvero capace di dimenticare.
lunedì 17 gennaio 2011
Recensioni: Volo nella notte
Ho appena finito di leggere due libri della biblio di Ponte. Ci sto dando dentro perché tra quattro giorni scade il prestito, e non sia mai che io non riporto i libri in tempo. Non vado spesso in biblio a Ponte per due principali motivi. Numero uno: a piedi è troppo lunga, in bici d'inverno mi congelo prima di metà strada e d'estate arrivo annegata e in macchina devo fare ottomila manovre per uscire dal parcheggio e l'incrocio per tornare a casa è anche in salita (e partire in salita è una delle peggiori cose che ci siano). Numero due: ha una stanza sola (più lo sgabuzzino del bibliotecario) con due tavoli e scaffali tutto attorno, e i bochie delle medie vanno a studiare e fanno un baccano bestiale. Almeno da noi quelli che vengono a "studiare" (le virgolette sono sempre d'obbligo) si chiudono nell'ultima stanza. Comunque, torniamo ai libri.
Attenzione: anticipazioni sulla trama del libro.
Il primo, è Volo nella notte di Frances Hardinge. Secondo ciò che è scritto in copertina, dovrebbe trattarsi di una storia ambientata in un mondo in cui i libri sono proibiti. Il che, è inesatto. A Mandelion sono proibiti solo i libri non stampati ed approvati dalla gilda dei Rilegatori, i quali (ovviamente) puniscono chiunque cerchi di sgarrare. E proprio per questo hanno assunto Eponymous Clent, uno strano personaggio, per fare da agente segreto e scoprire chi sia che a Mandelion gestisce una pressa da stampa illegale che sforna regolarmente volantini non approvati dai Rilegatori.
Mosca Mye, una ragazzina orfana che vive fuori Mandelion, in un paese dal buffo nome di Chough, sente parlare Clent e resta affascinata da come usa le parole. Esatto, dalle parole. Perché Mosca, oltre ad essere sufficientemente strana da andare in giro con un'oca in braccio (per non parlare del nome che porta, ma quello è un altro discorso), è la figlia del famoso Quillam Mye e, cosa ancor più importante, sa leggere! Liberato quindi il signor Clent, che era stato imprigionato, Mosca si propone di fargli da segretaria pur di farsi portare con lui nel viaggio. Ma Mosca non ha idea di ciò a cui sta volontariamente andando incontro. A Mandelion il Duca è completamente fuori, fissato con le simmetrie, e la sorella, Lady Tamarind, cerca di muoverne i fili. Il tutto non è sufficiente, perché a Mandelion chi comanda veramente è la gilda dei Fabbri, che lady Tamarind cerca di contrastare in tutti i modo l'ultimo dei quali è un coccodrillo.
Accade quindi che Mosca, andando in giro per la città a fare commissioni per i suoi vari padroni (Clent e anche Lady Tamarind, che l'ha assunta come spia) scopra una scuola illegale di Radicalie poi, cercando di venire a capo di alcune situazioni intricate, trovi anche la famosa pressa da stampa, di proprietà non dei radicali ma nientemeno che del capo degli Uccellatori. A questo punto del libro, cercando ancora di seguire tutti i fili, mi stava venendo mal di testa. Ma andiamo avanti. Gli Uccellatori sono una specie di setta religiosa, chiamiamoli così, che avevano preso il sopravvento anni prima e che avevano mandato al rogo tutti i rappresentanti delle altre religioni. Una specie di inquisizione, fate conto. E chi è il capo degli Uccellatori? Tenetevi forte: Lady Tamarind! A questa rivelazione, i miei nervi hanno definitivamente ceduto. Tuttavia, tutto è bene quel che finisce bene, anche se non sono sicura che il libro sia veramente finito all'ultima pagina. Va così di moda continuare con un altro libro anche una storia apparentemente conclusa.
Attenzione: anticipazioni sulla trama del libro.
Il primo, è Volo nella notte di Frances Hardinge. Secondo ciò che è scritto in copertina, dovrebbe trattarsi di una storia ambientata in un mondo in cui i libri sono proibiti. Il che, è inesatto. A Mandelion sono proibiti solo i libri non stampati ed approvati dalla gilda dei Rilegatori, i quali (ovviamente) puniscono chiunque cerchi di sgarrare. E proprio per questo hanno assunto Eponymous Clent, uno strano personaggio, per fare da agente segreto e scoprire chi sia che a Mandelion gestisce una pressa da stampa illegale che sforna regolarmente volantini non approvati dai Rilegatori.
Mosca Mye, una ragazzina orfana che vive fuori Mandelion, in un paese dal buffo nome di Chough, sente parlare Clent e resta affascinata da come usa le parole. Esatto, dalle parole. Perché Mosca, oltre ad essere sufficientemente strana da andare in giro con un'oca in braccio (per non parlare del nome che porta, ma quello è un altro discorso), è la figlia del famoso Quillam Mye e, cosa ancor più importante, sa leggere! Liberato quindi il signor Clent, che era stato imprigionato, Mosca si propone di fargli da segretaria pur di farsi portare con lui nel viaggio. Ma Mosca non ha idea di ciò a cui sta volontariamente andando incontro. A Mandelion il Duca è completamente fuori, fissato con le simmetrie, e la sorella, Lady Tamarind, cerca di muoverne i fili. Il tutto non è sufficiente, perché a Mandelion chi comanda veramente è la gilda dei Fabbri, che lady Tamarind cerca di contrastare in tutti i modo l'ultimo dei quali è un coccodrillo.
Accade quindi che Mosca, andando in giro per la città a fare commissioni per i suoi vari padroni (Clent e anche Lady Tamarind, che l'ha assunta come spia) scopra una scuola illegale di Radicalie poi, cercando di venire a capo di alcune situazioni intricate, trovi anche la famosa pressa da stampa, di proprietà non dei radicali ma nientemeno che del capo degli Uccellatori. A questo punto del libro, cercando ancora di seguire tutti i fili, mi stava venendo mal di testa. Ma andiamo avanti. Gli Uccellatori sono una specie di setta religiosa, chiamiamoli così, che avevano preso il sopravvento anni prima e che avevano mandato al rogo tutti i rappresentanti delle altre religioni. Una specie di inquisizione, fate conto. E chi è il capo degli Uccellatori? Tenetevi forte: Lady Tamarind! A questa rivelazione, i miei nervi hanno definitivamente ceduto. Tuttavia, tutto è bene quel che finisce bene, anche se non sono sicura che il libro sia veramente finito all'ultima pagina. Va così di moda continuare con un altro libro anche una storia apparentemente conclusa.
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mercoledì 24 novembre 2010
Voglio un babbo natale dj
Non ne va dritta una.
- eMule non va.
- aNobii non va.
- ho il mal di gola, da cui consegue che, oltre a tutto il resto, non posso cantare.
- la Giò mi aveva detto che mi portava le chiavi per venerdì, ma per ora se ne è dimenticata.
- le cuffie vanno solo in mono, a meno che non stia sempre a mettere a posto l'attacco.
- stamattina due deficienti mi hanno tagliato la strada, che se non sto attenta li tampono, e poi finisce che ho ancora torto io.
Sono stanca.
Oggi è venuto a trovarci in biblio Pg, a raccontarci cos'è successo ultimamente. Credevo di rabaltarmi sul pavimento dal ridere, perché quando racconta lui le cose succede sempre così, non è capace di stare serio.
Stasera io e la Austro abbiamo deciso che venerdì festone di meno-un-mese-a-natale, dato che ho io le chiavi (spero), con tanto di musiche natalizie sparate dalle casse grandi sopra gli scaffali. Appenderò un po' di vischio in giro, che di questi tempi non si sa mai...e chissenefrega dei Nargilli[1].
Note:
[1] Nargilli: sorta di piccoli e dispettosi insetti che secondo Luna Lovegood vivono nelle piante di vischio. (Vedi: Harry Potter e l'ordine della fenice).
- eMule non va.
- aNobii non va.
- ho il mal di gola, da cui consegue che, oltre a tutto il resto, non posso cantare.
- la Giò mi aveva detto che mi portava le chiavi per venerdì, ma per ora se ne è dimenticata.
- le cuffie vanno solo in mono, a meno che non stia sempre a mettere a posto l'attacco.
- stamattina due deficienti mi hanno tagliato la strada, che se non sto attenta li tampono, e poi finisce che ho ancora torto io.
Sono stanca.
Oggi è venuto a trovarci in biblio Pg, a raccontarci cos'è successo ultimamente. Credevo di rabaltarmi sul pavimento dal ridere, perché quando racconta lui le cose succede sempre così, non è capace di stare serio.
Stasera io e la Austro abbiamo deciso che venerdì festone di meno-un-mese-a-natale, dato che ho io le chiavi (spero), con tanto di musiche natalizie sparate dalle casse grandi sopra gli scaffali. Appenderò un po' di vischio in giro, che di questi tempi non si sa mai...e chissenefrega dei Nargilli[1].
Note:
[1] Nargilli: sorta di piccoli e dispettosi insetti che secondo Luna Lovegood vivono nelle piante di vischio. (Vedi: Harry Potter e l'ordine della fenice).
lunedì 11 ottobre 2010
Brother in love
Guardami in faccia, fratello
[...]
ho bisogno d'amore
ti prego dammelo se ancora ce n'è
in questo mondo sento troppi "perché"
alza gli occhi e guarda chi hai di fronte
e poi dammi calore
in questo freddo delle strade finché
ne avrò abbastanza ancora dentro di me
per scaldare tutte le parole.
Adesso capisco cosa scattava nel cervello di mia madre quando mi diceva che ero troppo giovane per trovarmi un moroso, che quello non andava bene per me. Non lo faceva per mettersi contro di me. Oddio, sì. Lo faceva apposta, sì. Ci provava un gusto particolare a parlare male di lui, specialmente dell’ultimo. Ma lo faceva perché a quanto pare aveva inquadrato la situazione. E mi rendo conto che ora mi sto comportando esattamente come lei. Marco è in lovv, a quanto pare, e tutti i giorni mi ripete quanto siano fighe due tizie che si chiamano ummm…una Serena e l’altra non mi ricordo. Quella che non mi ricordo è una coi capelli arancioni che fa il classico. L’altra è all’Alberti in (mi pare) 1hlt. Così a occhio non mi paiono delle brave persone nessuna delle due. Tra l’altro, dettaglio insignificante, hanno entrambe il moroso. Ma quella è una questione marginale. Insomma, è da quando ha iniziato la scuola che gli dico di no, no e ancora no, di non badarle, che sono tutte delle vacche, cambia solo la misura del campanaccio e la lunghezza della coda. E all’inizio pensavo di dirlo solo con la parte di cervello gelosa come una scimmia. Invece oggi pomeriggio Beppe è partito dagli insiemi e sottoinsiemi per finire a parlare dell’amore. Non so se Marco gli avesse buttato l’argomento così parlando del più e del meno o se Beppe già sapesse qualcosa. Io sono arrivata a metà lezione. Mi sono seduta sul tavolo accanto al fra, con il piede sulla sua sedia e il ginocchio a fargli da schienale, ad ascoltare quelle sante parole. E quante pacche bisogna prendere nella vita, prima di rendersi conto che la strada è sbagliata. Che il ragionamento che fai è sbagliato, che le femmine sono femmine, e che i maschi sono maschi, che chi ama e non si chiude, non smette di cercare l’incontro con le altre persone non invecchia. C’è gente che è già vecchia a vent’anni perché ha perso la voglia di fare, perché ha mandato tutto a farsi fottere, e solo dopo si rende conto di quanto è stata cretina. Ma quante botte. Quante braghe sbregate a cadere in ginocchio. È che a sentirlo dire non ci credi. È che quando mia madre cercava di mandarmi sulla retta via io non la ascoltavo. È che ora, che sono io a cercare di imporre la retta via a lui, non funzionerà e lo so. Perché alla fine cos’ha, quattordici anni? Io a quattordici anni ero fissata che non c’era caso di farmi togliere dalla testa una-certa-persona che poi ho dovuto per forza rimuovere. E poco importa che mia madre mi dicesse che ero troppo giovane. E importa ancora meno che sia stata male due anni. Devi sbatterci addosso. Non importa se tua sorella grande, che ha sbattuto in parecchi muri, ti mette in guardia, se ti dice che no. Dopotutto lei è solo gelosa come una scimmia, no? Si vede da come ti coccola.
mercoledì 6 ottobre 2010
Farfalle
Per tutta la vita andare avanti
cercare i tuoi occhi negli occhi degli altri
far finta di niente
far finta che oggi sia un giorno normale
[...]
le solite scuse, le solite storie
bugie, speranze
Sono nella merda. Che poi, sì, ok, quando mai non sono nella merda io? Diciamo che sono più nella merda del solito. Non vedevo l'ora, insomma.
Sono incastrata che è un piacere. Dovrei vedere delle persone e poi in biblio non ho un minuto libero e le ignoro e odio doverlo fare, ma già mettendo fuori il naso dalla porta per vedere chi è entrato mi viene un rivoltamento di stomaco. Le classiche farfalle, quelle che non avrei voluto sentire. Quelle che mi dicono una cosa del tipo: "sei fottuta. Non te lo sei dimenticato. Non puoi vivere senza, e lo sai". Bugia. Bugia, farfalle del cavolo. Non stavo in piedi, leggevo il numero della CDD sulla costola dei libri puntellandomi sul tavolo e non sapevo decifrarlo.
Conosco solo un'altra persona che mi ha fatto questo genere di effetto. E avevo quattordici anni, non ventuno. In sette anni, è una delle poche cose che non è cambiata.
E poi si sa, ricatto per ricatto. Io vengo a trovare te, tu vieni a trovare me. Cazzo, non potevi restare in Romania? Giuro che l'ho pensato. Non potevi restarci? Almeno sapevo che non c'eri e fine dei discorsi. Almeno potevo ignorarti. Almeno...almeno cosa? La verità è che volevo che tornasse, ma ora che è tornato non lo voglio tra i piedi perché non so come girarmi. Non so cosa fare, cosa inventarmi. Diventa sempre più problematico.
venerdì 1 ottobre 2010
Oltre il giardino
"Merda. Piove." In treno, guardando fuori dal finestrino non si può dire altro. A Venezia il fatto che piova è una delle cose peggiori, specialmente se non hai giubbotto e stivali. Fortuna che pioveva solo sul ponte e che poi, da scesi, veniva giù solo qualche goccia innocua che non apri neanche l'ombrello. Sono passate solo due settimane di uni e sono già scazzata. A parte che è standard, mi da fastidio perfino pensare di andarci che metà basta. Tra l'altro, salto i pasti che è un piacere (voglio dire, uno yogurt per pranzo!) e, invece che dimagrire, butto su. O comunque non butto giù. Il che mi autorizza ad incavolarmi.
In sala studio a Rio Novo hanno cambiato i quadri. Era anche ora, a dire il vero. E c'è gente che va avanti e indietro a vederli rompendo le palle a tutti noi che "studiamo" (le virgolette sono d'obbligo, io in genere mi leggo un libro, o al massimo scrivo una delle mie pazzie). Passa gente vestita in una maniera che mi fa voglia di ridergli in faccia, letteralmente. Che mia nonna negli anni 40 era vestita meglio di così, il che è tutto dire. Cazzo, un jeans e maglietta fa brutto? Che senso ha mettersi addosso ottocento strati?
Comunque, quelli della mostra hanno una gran bella fantasia. Tre quarti delle robe disegnate non le capisco. Sarà pure arte moderna, ma la maggior parte dei "quadri" è fatta di spegazzi. Di petozzi di tempera belli incrostati uno sopra l'altro che non si capisce niente. E il titolo il più delle volte è come se non ci fosse. Schifo, schifo. Ce n'è perfino una fatta di vetro. Giuro, vetro. E non capisco neanche quella cosa rappresenta. Bah. Oltre il giardino, sì. Oltre la demenza, altroché.
Poi in biblio PG ci ha raccontato le sue disavventure. Dovevamo chiudere alle sei e mezza, invece alle sette eravamo ancora lì a rotolarci sul pavimento dal ridere. Se le racconto in giro, non mi crede nessuno.
In sala studio a Rio Novo hanno cambiato i quadri. Era anche ora, a dire il vero. E c'è gente che va avanti e indietro a vederli rompendo le palle a tutti noi che "studiamo" (le virgolette sono d'obbligo, io in genere mi leggo un libro, o al massimo scrivo una delle mie pazzie). Passa gente vestita in una maniera che mi fa voglia di ridergli in faccia, letteralmente. Che mia nonna negli anni 40 era vestita meglio di così, il che è tutto dire. Cazzo, un jeans e maglietta fa brutto? Che senso ha mettersi addosso ottocento strati?
Comunque, quelli della mostra hanno una gran bella fantasia. Tre quarti delle robe disegnate non le capisco. Sarà pure arte moderna, ma la maggior parte dei "quadri" è fatta di spegazzi. Di petozzi di tempera belli incrostati uno sopra l'altro che non si capisce niente. E il titolo il più delle volte è come se non ci fosse. Schifo, schifo. Ce n'è perfino una fatta di vetro. Giuro, vetro. E non capisco neanche quella cosa rappresenta. Bah. Oltre il giardino, sì. Oltre la demenza, altroché.
Poi in biblio PG ci ha raccontato le sue disavventure. Dovevamo chiudere alle sei e mezza, invece alle sette eravamo ancora lì a rotolarci sul pavimento dal ridere. Se le racconto in giro, non mi crede nessuno.
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