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martedì 11 settembre 2012

Addio, Ca' Fottiti

Alla fine, oggi mi sono ritirata dall’uni, credo sia una delle scelte migliori che ho fatto nella mia vita (lo so che suona stupido, ma davvero continuare era fuori discussione).
Ho pagato la modica cifra di euro 8,10 per andata e ritorno San Donà – Venezia, il che già mi urta perché sono un sacco di soldi e poi perché all’andata c’era l’aria talmente condizionata che se non mi sono presa la morte in treno non la prendo più. Al ritorno, per pareggiare i conti, l’impianto era rotto in tutto il treno, tranne che nel primo vagone (quello con la cabina di guida, tanto per capirci), e non è ci si potesse ammassare tutti  lì. Poi per fortuna è passato il capotreno a sbloccarci i finestrini, almeno quello.
In segreteria tutto ok, quasi non ci credevo che non avessero da lamentarsi.
Solo fuori dal cancello di Ca’Foscari ho trvato il solito rompicoglioni della lotta comunista che mi ha invitato a un po’ di incontri non so neanche su cosa, e siccome ero troppo di buon umore gli ho anche lasciato il numero, anche se per un momento ho meditato di sbagliare l’ultima cifra. Tanto, se per caso mi chiamano, farò finta di niente.

venerdì 1 aprile 2011

April fools' day

Oggi Trenitalia ci ha fatto un bel pesce: sciopero! Sciopero di TUTTI treni dalle 21 del 31 marzo alle 21 del 1 aprile, con solo due fasce "garantite", dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. Sarebbe a dire che in queste due fasce garantivano ben un treno (in tre ore!) per andare e uno per tornare. Conclusione: col cazzo che mi alzo per andare a lezione. Il treno garantito sarebbe arrivato (in teoria) a Venezia alle 9.02, e la lezione inziava alle 8.45 dall'altra parte della città. Sempre che la prof ce la facesse ad arrivare, s'intende. A parte che perdere una lezione della Banzai è come andarci, visto che non si combina mai niente.
In biblio abbiamo piegato una valanga di volantini e stavolta sono riuscita a non tagliarmi le dita con quelle maledette fotocopie del cavolo. Marco e la Ele mi fanno diventare deficiente.

martedì 29 marzo 2011

Sui libri con le figure

Oggi in treno ho iniziato a leggere Strega di classe di Diana Wynne Jones. Ora, a parte il fatto che è ovviamente un fantasy e che quindi per definizione sono cretina perché lo leggo, l'altro minuscolo dettaglio è che fa parte della collana "Gl'Istrici" della Salani (ancora nell'edizione con la copertina gialla, non quella nuova). Insomma, è una collana di libri per bambini. Io mi sono letta mezzo scaffale (ripiano, intendo dire) di Istrici quando avevo più o meno 11 anni, quindi prenderli in mano ora che ne ho 21 suona un po' strano anche a me, è vero. Però chissenefrega, dopotutto sono sempre lirbi. Mi è venuta voglia di leggere Diana Wynne Jones e non ci posso fare niente se l'hanno pubblicata negli Istrici.
Comunque, torniamo a oggi. Leggevo beatamente il mio libro fantasy, da bambini e con le figure e la signora davanti a me guardava alternativamente me e il libro (e le figure più che altro, visto che fino a quando non ne ho trovata una non pareva troppo allarmata). Per un po' ho fatto finta di niente; voglio dire, anche io in genere guardo le persone che leggono. Solo che in genere io lo faccio per vedere il titolo del libro, per guardare che segnalibro hanno o per inorridire quando vedo che fanno l'orecchio alla pagina per tenere il segno. Barbari. Invece la vecchia mi guardava perché leggevo un libro che forse poteva essere buono per sua nipote, sempre se sua nipote si azzarda a leggere fantasy, che non diventi deficiente prima del tempo. Che non si metta in testa che possano esistere la magia, i vampiri, gli schiocchi di dita e i desideri.
- Cosa ti avevo detto? - tuonò suo zio [Vernon] spruzzando saliva su tutta la tavola. - In questa casa la parola m... non la voglio sentire!
Invece di guardare male me, ringraziate che ci sia ancora qualcuno che legge senza essere costretto. E vi dirò di più, ci sono libri con figure che meritano davvero.