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venerdì 7 settembre 2018

Settembre

Mi mancano due giorni di lavoro. Due giorni e basta. E mi (ci) restano ventiquattro giorni per stare qui.
Riguardo al lavoro, non vedo l'ora di finire perché sono veramente cotta, mi pare che mi sia passato sopra uno schiacciasassi, riguardo al resto non credo davvero di volermene andare. Certo, il bunker è lì che mi aspetta ed è accogliente e perfetto per sprofondarci dentro (e io lo so benissimo), ma è proprio quello il problema. Se vado a nascondermici dentro di nuovo, poi è finita. Dovrei stare fuori ora che ci sono. Per assurdo, dovrei prima trovarmi un altro posto dove stare e dopo un lavoro, nel senso che se non ho il culo scoperto mi passa anche la voglia di rompermi con le prossime porte in faccia.
Inoltre, l'idea di dover di nuovo dormire da sola mi ammazza. Passerò tre quarti della notte a rotolarmi cercando un esemplare di Dav a cui attaccarmi e alla fine in qualche modo mi addormenterò quando sarò cotta.

Comunque non vedo l'ora di svegliarmi lunedì (o mercoledì?) e finalmente sentire i bambini che fanno casino a scuola (è qui vicina), perché significa che i turisti saranno finalmente fuori dai piedi. 

lunedì 11 giugno 2018

Ce la caviamo

La famiglia è quella che ti ritrovi
fino a quando non diventa quella che ti scegli.

Siamo a Jesolo da circa due mesi e mezzo.
Io sto lavorando (solo il weekend per ora, ma è comunque più di quanto farei a casa), anche se tre quarti dei curriculum sono stati ignorati e spesso dalla stessa gente che rimette l'annuncio tre o quattro volte e poi si lamenta che non trova nessuno. Se provaste a dare fiducia a qualcuno di quelli che si propongono, magari trovereste qualcuno, non vi pare? In ogni caso, non ho voglia di fare polemiche e via. Mi tengo il posto che ho trovato, e chissà che a settembre, quando tornerò a casa e dovrò battere un nuovo curriculum, mi serva a qualcosa.
Dav sta lavorando. Pure troppo secondo me, per essere appena giugno, ma pazienza. Alla faccia delle 40 ore.
Ce la caviamo.
Abbiamo un menu bisettimanale (che devo anche aggiornare togliendo le minestre, che ci stavano ad aprile ma ora Dav suda al solo pensiero, ed è un peccato perché a me piace un sacco la crema di ceci), tre piantine sulla finestra (una è nostra e le altre due erano in affitto insieme alla casa e sto cercando di non ammazzarle, ma essendo piante grasse dovrebbero farcela) e dei turni per lavare i piatti.
Gli ho insegnato come far andare la lavatrice. Gli ho insegnato come fare il prelavaggio col sapone di Marsiglia ai jeans unti prima di buttarli in lavatrice. Prima o poi gli insegnerò anche come stirare senza bruciarsi le magliette.
Ci lasciamo i bigliettini sopra al tavolo quando andiamo a lavorare e non ci incrociamo (io glieli lascio, di solito, lui alle sette e mezza di mattina viene a svegliarmi per dirmi che sta uscendo).
Gestiamo attacchi di ansia a vicenda.
Dormiamo abbracciati (al condizionatore).
Lui parla dei suoi colleghi (che ormai ho conosciuto quasi tutti) e di cosa combinano, io la domenica e il lunedì faccio la logorroica su quello che è successo al lavoro nel weekend e sui tedeschi che fanno abbinamenti alimentari talmente orrendi che mia nonna se lo sapesse verrebbe su a piedi (sono circa 30km) per dare loro il mattarello sulla testa. Tipo, pizza e caffelatte o 30°C all'ombra e minestrone. Ci siamo capiti insomma.
Sopportiamo i vicini.
Gli faccio i dolci, anche se non c'è il forno. La pizza invece deve ordinarsela da qualche parte, se la vuole.
Qualche sera usciamo e andiamo fino alla spiaggia a fare una passeggiata. Arriviamo fino alla fine del pontile (a meno che non ci sia la marea, che io quando vedo l'acqua alzarsi non ce la faccio), stiamo a sentire la brezza, ci sediamo abusivamente sui lettini della prima fila per un po', e poi torniamo indietro.
Una volta alla settimana ci facciamo un panino che fa provincia con dentro la cotoletta e la salsa barbecue e l'insalata e il pomodoro e il resto del frigorifero.
Qualche volta ci inventiamo picnic nei parchi e allora ci portiamo la scatola con l'insalata di riso o il cous cous o quello che c'è e la tovaglia a quadri, che da sola basta a fare l'atmosfera.
Non è facile. Per quanto suoni bellissimo e libresco (sì, ho letto un bel po' di libri, e mi sono fatta delle idee, qualche volta anche sbagliate o falsate, di una relazione), a volte non è così bellissimo e non è tutto così liscio come saresti portato a pensare. Però ce la facciamo.

giovedì 17 maggio 2018

Comfort food

Sembrerà abbastanza strano, ma credo che il mio comfort food sia la pasta in bianco.
Sì, adoro i panini con la mortadella o con la cotoletta (di soia, la carne devo stare a ispezionarla) e la verdura e la maionese a fare da sughetto, e adoro anche il pane da solo, per non parlare dei cereali che mangio direttamente dalla scatola a manciate, e dei pomodori appena tagliati che mi fanno sentire in estate anche quando fuori nevica, ma la verità è che se sono a casa da sola e devo farmi da mangiare, l'unica cosa che metterò su è la pasta in bianco. Gli spaghetti in bianco, se vogliamo essere precisi.
Pasta. Burro. Olio. Un po' di dado in polvere per salare. Fine.
Probabilmente una cosa del genere in Italia è un crimine contro la cucina, e probabilmente una nonna italiana muore ogni volta che io mi faccio la pasta in bianco, quando potrei mangiare dell'altro, ma io sono contenta così.
E per dirvela tutta, in questo periodo ho davvero bisogno di un po' di comfort.
Dal mio instagram (qui)

venerdì 11 maggio 2018

Disappunto

Prima o poi qualcosa andrà per il verso giusto.
Vorrei abbattermi e fanculo, non lo farò perché so che 1. non è sua madre[1] e  2. alla fine non cambierebbe granché, quindi non ne vale la pena. Al massimo posso abbattermi un po' alla volta, ogni tanto, sconfortarmi cinque minuti e poi dirmi che qualcosa di buono capiterà.

Note:
^1 Nota per i non veneti: più o meno "non va bene, non è così che si fa, è inadeguato".

venerdì 27 aprile 2018

Cose che si muovono

Ho dei momenti di sconforto in cui penso che tra una prova e l'altra e tra un colloquio e l'altro alla fine resterò disoccupata pure a Jesolo, sebbene in stagione assumano cani e porci.
Domenica vado a fare una prova in un altro bar, e mi ha appena chiamata una tipa per farmi fare una prova anche al suo ristorante (che sarebbe più vicino del bar ma che su maps ha 2,7/5 e la cosa non è che ispiri molto, anche se dopotutto io devo solo portare in giro i piatti e non cucinarli).
Ho parlato anche con altra gente ed è tutto un "ci sentiamo" e "casomai ti faccio provare" ma io francamente ho bisogno di certezze, e pur capendo che loro non possono assumere il primo che passa così a scatola chiusa, avere cinque o sei proposte pendenti per me equivale a non averne nemmeno una. Sarò tranquilla quando avrò un contratto (se mai ce l'avrò).

martedì 10 aprile 2018

Non rovesciare

Domenica sono stata a lavorare. Che insomma, alla fine non è questa grande notizia, visto che la proprietaria mi aveva chiamata dicendo "ti faccio fare una prova", però mi ha pure detto che ci risentiamo in settimana, quindi può darsi che intanto due tre weekend mi vengano fuori.
La parte più importante di tutta la faccenda, comunque, è che non ho rovesciato niente. Non dovrei cantare vittoria così presto visto che può sempre capitare, ma portare già il primo giorno con una mano un vassoio con sopra due bicchieri di caffè shakerato (che sono tipo quelli del martini, vedete su Google se non ne avete idea) pieni fino all'orlo e nell'altra mano una coppa di gelato grossa come me e arrivare fino al tavolo con tutto intero (camminando sulle uova per tutto il tragitto ma comunque) è una gran cosa, o almeno così mi hanno detto i colleghi. Magari stavano solo cercando di rassicurarmi, chi lo sa.
Il tipo che fa la mattina è un figo molto gentile e mi ha insegnato a fare il caffè e a montare il latte (non ce la posso fare) e qualche altra cosa mentre c'era calma, e poi abbiamo passato mezz'ora con me che giuravo di avere 28 anni e lui che non ci credeva. Ormai non mi stupisco più, finisce sempre così.
La ragazza che è arrivata al pomeriggio invece è una abbastanza schietta e penso che lavori lì da un bel pezzo perché conosce i clienti e non si fa neanche troppi problemi a dire le cose.
Il posto non è male.
Io devo imparare un casino di cose e Dio sa se ce la farò.

sabato 24 marzo 2018

Il mare e altre novità

(Sto scrivendo dal cellulare, perciò se si impagina male non so cosa farci.)
Se ben ricordate, nell'ultimo post avevo parlato di strane idee sulla stagione e di bestemmie al sito del miur (che non mancano mai in realtà), quindi sono tornata per fare il punto della situazione.
Finalmente ho potuto inserire il modulo con la scelta delle scuole per la domanda del personale ata, dopo lunghe attese statali e dopo lunghe attese pure alla segreteria della scuola perché i tipi avevano sbagliato a battere i miei dati e il sistema non mi riconosceva quando tentavo di compilare la domanda per la scelta. Lasciamo stare le comiche e i giri che ho dovuto fare, sappiate solo che almeno sono inserita con le mie scelte e prima o poi uscirà sta benedetta graduatoria e speriamo di stare nella parte alta.
Nel frattempo comunque, per non farmi mancare la mia dose di ansia, ho fatto alcuni colloqui per la stagione a Jesolo. Uno era anche andato bene, ma poi le tipe hanno deciso di assumere la cugina (ma che strano, non si pratica il nepotismo in Italia, eh?) In ogni caso, ho parlato con altra gente, ho fatto un giro di curriculum (e probabilmente ne seguiranno altri) e Davide, che conosce metà della gente dei vari hotel/ristoranti ha attivato le orecchie paraboliche per cui se c'è qualche occasione sarò la prima a saperlo. Nel frattempo, anche se io sono ancora disoccupata, ci siamo trasferiti in un appartamentino a Jesolo, così lui è comodo per andare a lavorare (tre minuti a piedi tipo) e io per intanto sono comoda senza i miei (che insomma non erano supercontenti all'inizio ma poi hanno capito che non posso stare con loro per sempre eccetera e sono anche stati ragionevoli).
Perciò, se qualcuno mi sta leggendo, incrociate le dita per me, perché Dio sa quanto ho bisogno che le cose vadano bene.