Non scrivo da tipo un mese, e sono in arretrato con quattro teaser tuesday o qualcosa del genere, e dire che secondo la challenge di Goodreads sono avanti di 5 libri (ne ho letti 11 su 50). La verità è che di notte dormo poco e male (e poi mi viene il mal di testa e devo prendere quelle malefiche pastiglie da elefanti che sì, funzionano alla grande, ma nel frattempo mentre fanno il loro effetto mi ammazzano) perciò leggo. Anzi, se davvero leggessi per tutto il tempo che sono sveglia sarei a quota 20 probabilmente.
Passo la metà dei miei pomeriggi a sclerare dietro a dei ragazzini delle medie che non sanno fare neanche le più e le meno (delle per e le diviso neanche stare a parlarne), gente che riesce a dirmi che -2+1 fa ZERO. Scusate, ZEROOOO? La matematica è opinabilissima. Però passo l’altra metà con Davide, per tirarmi su il morale da questo scempio scolastico (e non solo, ovviamente). Ho voglia di uscire a fare delle foto, non so, sarà la famosa “sindrome di Bruno”, ma se viene bello mi inventerò qualcosa per i prossimi weekend.
Nel frattempo, grazie a Dio, il 28 è carnevale e a scuola c’è il benedetto ponte, e questo significa che non ci sono le ripetizioni, e questo significa che io e Davide venerdì prendiamo le nostre valigie e andiamo a rinchiuderci in montagna qualche giorno. Ogni tanto bisogna scappare. Quando inizi a sognare ragazzini del doposcuola è ora passata di scappare.
La bilancia mi trolla e non so di preciso come faccia a sovvertire le leggi della fisica, comunque a seconda della piastrella su cui la appoggio mi segna da 50 a 52kg, immagino che se faccio una media dovrebbe andare bene. Sono abbastanza fiera di me. Per san Valentino (festa che francamente io aborrisco, piena di miele e ipocrisia e cose varie, che se ami una persona lo fai tutti i giorni e di certo non hai bisogno di mazzi di rose e scatole di cioccolatini per dimostrarlo) mi sono perfino messa la gonna (gliel’avevo promesso). L’ho messa anche il giorno dopo e una delle madri dei ragazzini delle ripetizioni mi ha vista e ha detto che ho delle gran belle gambe (lei peserà non so, ottantasette chili). Grazie signora, anche lei con quattordici chili in meno potrebbe avere delle belle gambe. Non mi sono uscite stando seduta a mangiare la Nutella, ho dovuto darmi da fare.
Sono ovviamente ancora disoccupata, i cinquanta curriculum dell’ultimo tappezzamento hanno dato pochi frutti (leggi: due colloqui, e ovviamente nessuno dei due fortunato), mi sono iscritta anche al progetto di garanzia giovani (che mi ha consigliato una signora con una figlia di tre o quattro anni meno di me, la quale a quanto pare ha avuto una botta di culo fotonica e l’hanno assunta al primo colpo) che promette di trovarti delle opportunità di lavoro (tirocinio e formazione e altre cose, a seconda di cosa ti capita, cioè di dove ti candidi) ma essendo in Italia puoi fare le cose al computer e poi devi rifarle a mano, perciò devo andare prima o poi a uno youth corner per confermare l’iscrizione o che so io. Una cazzata atomica. Sono io per forza, mi avete fatto iscrivere col codice fiscale e tutto, non è che posso essere un fake. Comunque. Ci andrò dopo la montagna. Ho davvero bisogno di lavorare (preferibilmente non gratis, che ormai anche pagare la gente è sopravvalutato).
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sabato 18 febbraio 2017
lunedì 15 giugno 2015
Tre cose
La
prima cosa è che ops, martedì mi sono dimenticata (di nuovo) il Teaser Tuesday.
A mia discolpa posso dire che stavo facendo matematica per l’esame e si sa che la
matematica è opinabile e poi il mio cervello fa a farsi friggere.
La
seconda cosa è che è uscito il calendario della formazione generale del
servizio civile (per quella specifica non c’è fretta, tanto viene dopo) e si
inizia il primo di luglio con la giornata di avvio alla sede della provincia
(cheppalle, mi tocca guidare fino a lì di
nuovo) e poi abbiamo altre due mezze giornate sempre a Treviso e altre sette
giornate intere (9.00-18.00 e spero ci sia una cospicua pausa pranzo) a San Polo, che grazie a Dio ci hanno divisi in quattro
gruppetti (da 25 persone tipo) per comodità. Almeno arrivare fino a San Polo
non dovrebbe essere tremendo (ho già guardato su maps).
La
terza cosa è che sabato vado in montagna una settimana per respirare l’aria
buona e cose così e per vedere le mucche e tutte le cose che si fanno in
montagna, sennò poi non posso andarci più e a dicembre la sinusite mi aspetta
sempre al varco così magari riesco ad evitarla. Ovviamente, in montagna sarò
senza internet, a meno che io non trovi un wi-fi incustodito senza password.
lunedì 26 agosto 2013
Aria di montagna
Ci sono mattine, tipo oggi, in cui ti alzi, apri la persiana, metti fuori il naso e dici: "Sa da montagna".
Sarà che ha piovuto.
Sarà che ha piovuto.
mercoledì 14 agosto 2013
La strada per la montagna
Sabato la Giò è partita per la montagna. Beata lei, oserei dire, se non fosse che lei preferisce il mare. Comunque, mentre lei si sperticava a dirmi cosa c'è nel resort dove ha prenotato (piscina e sauna e che ne so io), io per un attimo ho avuto un flash di strade di montagna, di strade che ho fatto cento volte ormai, tutte le volte che andavo in vacanza, tutte le estati passate lassù, che le so a memoria e mi basta chiudere un attimo gli occhi per vedermele scorrere davanti.
Salga. All'incrocio di Ponte a destra. Oderzo, Camino, Lutrano, Fontanelle e Fontanelle Chiesa (questa cosa non l'ho mai capita), Cimetta, Cimavilla e poi dritti fino allo svincolo dell'autostrada. Conegliano, o qualche volta Vittorio Veneto. All'autostrada non ci ho mai fatto troppo caso, in fondo basta seguirla. Verso la fine, si passa accanto al Lago di Santa Croce, ma non si vede granché, perché il guardrail è troppo alto, e il resto è in galleria. Poi, dopo essersi tappati bene le orecchie, si esce. E qui siamo a metà strada. Un po' meno di metà, a dire il vero, perché il "metà strada", detto anche "manca un'ora", è a Belluno, precisamente sul Ponte degli Alpini. Ma ancora non ci siamo. C'è un paesino chiamato Cadola, tre case e una chiesa, o poco più, che è dove solitamente ci fermiamo un attimo a respirare, se ne abbiamo bisogno. Poi c'è Rione S. Caterina, con una specie di castello su una curva a gomito orrenda, Ponte nelle Alpi, Belluno. Ora è davvero metà strada. Siamo in montagna, si vedono già i marciapiedi in salita e la gente che va in giro in maniche corte quando tu hai ancora la felpa. Adesso si inizia a salire sul serio.
Dopo Belluno ci sono Mas e Peron. Poi, solo boschi e costoni di montagna per un tempo che sembra infinito e che invece si quantifica intorno alla mezzora. Poi, quando la civiltà si riavvicina si sta molto attenti, perché ci sono le due curve, e subito dopo le curve c'è Agordo. In centro ad Agordo, in qualsiasi giorno e momento si va a 10 all'ora. Tutti camminano dove gli pare, fanno quello che gli pare, e poi c'è anche la piazza di pavé. Passato il chilometro in cui tutti dormono in piedi, si va sempre diritti. Taibon, Listolade, Cencenighe. All'incrocio, a sinistra. Cartello con l'indicazione "Falcade 12". Galleria. Mas (dove c'era il ponte Bailey caduto), Celat, Canale d'Agordo (solo il panorama, la strada passa fuori), Caviola. All'incrocio, a sinistra. Tutun-tutun sopra al ponte. FALCADE.
E metti il naso fuori dal finestrino, e fa più freddo di com'era a casa, e ti dici che dopotutto anche quella è aria di casa, che se sai tutta la strada a memoria ci sarà un perché.
Salga. All'incrocio di Ponte a destra. Oderzo, Camino, Lutrano, Fontanelle e Fontanelle Chiesa (questa cosa non l'ho mai capita), Cimetta, Cimavilla e poi dritti fino allo svincolo dell'autostrada. Conegliano, o qualche volta Vittorio Veneto. All'autostrada non ci ho mai fatto troppo caso, in fondo basta seguirla. Verso la fine, si passa accanto al Lago di Santa Croce, ma non si vede granché, perché il guardrail è troppo alto, e il resto è in galleria. Poi, dopo essersi tappati bene le orecchie, si esce. E qui siamo a metà strada. Un po' meno di metà, a dire il vero, perché il "metà strada", detto anche "manca un'ora", è a Belluno, precisamente sul Ponte degli Alpini. Ma ancora non ci siamo. C'è un paesino chiamato Cadola, tre case e una chiesa, o poco più, che è dove solitamente ci fermiamo un attimo a respirare, se ne abbiamo bisogno. Poi c'è Rione S. Caterina, con una specie di castello su una curva a gomito orrenda, Ponte nelle Alpi, Belluno. Ora è davvero metà strada. Siamo in montagna, si vedono già i marciapiedi in salita e la gente che va in giro in maniche corte quando tu hai ancora la felpa. Adesso si inizia a salire sul serio.
Dopo Belluno ci sono Mas e Peron. Poi, solo boschi e costoni di montagna per un tempo che sembra infinito e che invece si quantifica intorno alla mezzora. Poi, quando la civiltà si riavvicina si sta molto attenti, perché ci sono le due curve, e subito dopo le curve c'è Agordo. In centro ad Agordo, in qualsiasi giorno e momento si va a 10 all'ora. Tutti camminano dove gli pare, fanno quello che gli pare, e poi c'è anche la piazza di pavé. Passato il chilometro in cui tutti dormono in piedi, si va sempre diritti. Taibon, Listolade, Cencenighe. All'incrocio, a sinistra. Cartello con l'indicazione "Falcade 12". Galleria. Mas (dove c'era il ponte Bailey caduto), Celat, Canale d'Agordo (solo il panorama, la strada passa fuori), Caviola. All'incrocio, a sinistra. Tutun-tutun sopra al ponte. FALCADE.
E metti il naso fuori dal finestrino, e fa più freddo di com'era a casa, e ti dici che dopotutto anche quella è aria di casa, che se sai tutta la strada a memoria ci sarà un perché.
giovedì 31 gennaio 2013
A proposito della montagna, e i suoi effetti
Ciao, mi chiamo kat e non ho una crisi di sinusite dal 7 gennaio dell’anno scorso.
(Voi ora dovete dire: “ciaaaao, kat”).
Va bene, stupidaggini a parte, ieri parlavo con mia madre dell’influenza e della sinusite e di tutte queste belle cose e lei ha detto che probabilmente mi ha fatto bene la famosa settimana da eremita in montagna, perché mia madre è una che ci crede parecchio agli effetti benefici dell’aria pura di montagna e cose del genere. Se davvero è merito della montagna giuro che mi ci trasferisco, preferisco camminare tutto il giorno in salita che avere le crisi di sinusite.
martedì 12 giugno 2012
Notizie dalla montagna (e non solo)
Sono di nuovo qui. In realtà sono tornata dalla montagna sabato, ma ho avuto un po’ di cose da sistemare e un paio di attacchi d’ansia da domare, prima di potermi sedere qui a raccontarvi le ultime.
Su in montagna è andato tutto bene, a parte la notte che io ho il terrore dei ladri e ad ogni scricchiolio e rumore sospetto (cioè tutti) non riuscivo più a dormire, ed era inutile ricordarmi ogni volta che ero al terzo piano e avevo tre giri di chiave alla porta e il bloccaggio di sicurezza su tutti i balconi, che non sarebbero riusciti ad entrare in nessun caso, e che se ci avessero provato avrebbero fatto molto rumore continuato e io avrei avuto tutto il tempo di chiamare la polizia. Niente da fare. Tra l’altro, l’ultima notte è anche venuta la scossa di terremoto e così ho dormito in tutto due ore. Alle cinque e mezza, stufa di stare con gli occhi sbarrati a guardare il soffitto, mi sono alzata e ho iniziato a fare le pulizie. Ho lasciato l’appartamento così lustro che avrebbero dovuto pagarmi, non chiedermi 40 euro di spese di pulizie (che poi ve lo dico io quanto pulito era quando sono entrata. Vabbè). Ho camminato un sacco, e non vi dico che male alle gambe, che poi ho scoperto che quelle che ti fregano non sono le salite ma le discese. In salita si fa fatica, d’accordo, ma è in discesa che ti si accorcia il muscolo del polpaccio, e quando devi rimettere i piedi in piano non vi dico ad appoggiarli tutti. Finisce che i primi due giorni si cammina in punta di piedi. E ho anche mangiato poco, e guarda caso non ho perso un etto neanche per sogno. Anche se effettivamente le braghe mi vanno larghe, ma erano tre chili che avevo già perso da prima di partire.
Sabato sera sono andata a vedere il saggio di ginnastica artistica, che è un’assurdità visto che ho mollato in terza elementare, però è sempre spettacolare. Le bambine piccole fanno rovesciare dal ridere, e quelle delle superiori ti fanno scardinare la mandibola a vedere cosa riescono a fare.
Domenica ho dovuto telefonare a un tizio che cercava una specie di segretaria (non vi dico neanche che giro, di parenti che hanno detto a mio padre e lui che mi ha obbligato a sentire questo qui), e ho avuto un attacco d’ansia atroce. E la cosa migliore è che i miei, mentre mi vedevano seduta sul pavimento a cercare di respirare, mi dicevano di darci un taglio con le scenate. Non so come spiegargli che gli attacchi non vado a cercarmeli. E ieri mattina alle otto sono dovuta andare a fare un colloquio con questo tizio. Alle otto. Non vi dico la faccia che avevo, e quanto poco avevo dormito. Tra l’altro non sapevo cosa dirgli, visto che mentre ero in montagna mi avevano confermata per i centri estivi, e mia madre domenica mi ha fatto tutta una predica sul fatto che i centri sono per un mese e quest’altro lavoro è più duraturo o almeno così pare e cose del genere, e casomai mettetevi d’accordo se è vero che è part time. Insomma, mi presento lì alle otto meno cinque e faccio questo colloquio di neanche quindici minuti (pensando “bene, se facciamo presto posso tornare a dormire un altro paio di ore”) e mi dice che alle nove deve vedere un’altra ragazza ma che comunque nel pomeriggio in ogni caso mi chiama per farmi sapere.
Sono tuttora sulle spine, perché non mi ha ancora chiamata. Alla fine domani ho la riunione dei centri estivi, se lui non si fa sentire io prendo quelli e arrivederci. E mia madre può sclerare finché vuole, non intendo dire alla Enrica che non vado più ai centri e magari poi restare anche senza l’altro (che a occhio ormai mi pare di essere già senza).
Beh, tornando a cose più edificanti, se volete vedere le foto della montagna cliccate qui.
si parla di:
alla ricerca di un lavoro,
ansia,
montagna
giovedì 31 maggio 2012
kat e la valigia
Per la serie “sputtaniamoci pubblicamente”, ho iniziato a fare la valigia. Che poi, io posso iniziare anche una settimana prima, farmi la lista delle cose importanti e robe del genere e poi rendermi conto a metà strada (o peggio, all’arrivo) che mi sono dimenticata qualcosa di fondamentale. Tipo stanotte ho sognato che mi ero dimenticata il caricabatterie del cellulare e anche quello della macchina fotografica. Infatti sono corsa a metterli dentro immediatamente.
Insomma mia madre ha detto che un sacco di gente ha un trolley come il mio e ci fa stare vestiti per una settimana più lenzuola e asciugamani e tutto il resto. Evidentemente, o lei conosce solo maschi, oppure io non sono in grado di fare la valigia, perché sono arrivata al livello della cerniera quando ancora dovevo iniziare a mettere i vestiti. Grazie a Dio ha l’estensibile sul coperchio, ma lo stesso per chiuderla credo che dovrò fare una magia tipo quella di Hermione per allargare la borsetta o qualcosa del genere. Sì, perché è pur sempre montagna e il tempo fa quello che vuole, quindi ci ho messo dentro una felpa grossa e un fina e un maglione (mia madre, non guardate me) e i pantaloni lunghi e quelli al ginocchio e i calzini corti e quelli lunghi e tutto così, e quindi grazie al cavolo che poi non si chiude.
Non parliamo nemmeno dello zaino, che mi sono portata via solo due libri (male che vada c’è una biblio da qualche parte) ma ancora è pieno di tutto, stracci e guanti e detersivo e cose del genere. Non so le vettovaglie dove le metterò (certo, perché essendo sabato 2 giugno festa, abbisogno di cibo per almeno due giorni, altro che andarlo a comprare lì), per non parlare di dove farò stare gli scarponi. Presumo sparsi per la macchina.
martedì 29 maggio 2012
Biciclando e la montagna
Sono passati i bei tempi in cui avevo dodici anni e la giornata era sempre troppo corta e metà la passavo in bici a pedalare avanti e indietro coi miei amici, a vedere chi andava più veloce e chi aveva la mountain bike metteva la marcia più alta che aveva, che si faceva una fatica bestiale, ma si correva più veloci.
Oggi sono stata in biblioteca a Ponte a prendere tre libri per la montagna (poi vi racconto) e a tre quarti di strada le mie ginocchia hanno iniziato a lamentarsi, e mi sono chiesta chi me l’aveva fatto fare di prendere la bici, quando c’era a casa la macchina. Giusto perché lo sappiate, la biblio di Ponte dista da casa mia più o meno tre chilometri, non quindici. La conclusione logica, a parte che sono fuori allenamento ed è abbastanza logico visto che gli ultimi anni nono ho corso molto in bici (e gli ultimi mesi ancora meno), è che sono assolutamente e irrimediabilmente decrepita, e non ci si può fare niente, tranne forse farmi un corpo bionico con delle giunture nuove.
Lamentazioni a parte, sabato parto per la montagna. Lo so che vi avevo detto che sarei partita ad agosto, ma i miei mi hanno convinta ad andare adesso, che ad agosto c’è una valanga di gente e tutte le belle cose da fotografare (tipo i fiori) ci sono adesso e non tra due mesi. Quindi ho trovato un buco monolocale per una settimana in bassissima stagione (il che non ha impedito all’agenzia di farmi lo stesso un prezzo che mi pare un po’ alto), che non è neanche in culo a una salita, è sulla strada principale (in semi-piano) e per arrivare in centro ci vogliono poco più di cinque minuti, camminando senza strascicare i piedi.
Per sabato, domenica e lunedì le previsioni mettono pioggia, ma poi non si sa mai. In montagna la pioggia è abbastanza relativa, e poi quelli di Falcade hanno un proverbio che non sbaglia un colpo: “se il Civetta mette il cappello, meglio preparare l’ombrello”. Significa che se sopra al monte Civetta ci sono delle nuvole pioverà quasi sicuramente. E chi se ne frega delle previsioni del tempo.
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venerdì 25 maggio 2012
Abbisogno di un consiglio
E siccome, a quanto si dice nella colonna di destra, ho 16 lettori fissi, mi piacerebbe che almeno due o tre di loro (mica tutti sedici) mi consigliassero, perché questo è uno dei dilemmi che magari a voi sembrano stupidi ma che per me sono grossi come una montagna perché comportano il doverne parlare con i miei. Dovete sapere che a casa mia riuscire a parlare di una cosa seria, tipo a cena o a pranzo, è praticamente impossibile, perché tanto mio padre guarda la tivù e guai a chi anche solo sussurra, che lui dice che non sente (anche quando le notizie le ha sentite già due volte a pranzo), e gli altri momenti non sono granché buoni. Ricordo ancora quanta fatica ho fatto per intavolare il discorso della macchina fotografica, e quanto avrei preferito fare un buco e mettermici dentro.
Il dilemma è il seguente: due notti fa (anche se da un po' ci pensavo) mi è venuta l'idea geniale di andare a farmi una settimana di vacanza in montagna. Ecco, di notte pareva geniale, di giorno un po' meno, ma succede sempre così. Dovete sapere che dalla seconda elementare alla prima superiore sono andata tutte le estati tre settimane in montagna coi miei in un posto che si chiama Falcade, che sta quasi sul confine col Trentino. Poi abbiamo smesso, perché io mi rompevo le scatole e perché anche i miei dicevano di avere altro da fare (come sempre, mia madre si fermava e mio padre veniva su per i weekend). Il concetto è che a loro non fregava niente della vacanza, ci portavano me per respirare aria buona e cose del genere, dato che sono sempre stata incline ai raffreddori e cose del genere. Gli ultimi anni siamo stati da un'amica di famiglia, che poi sarebbe dove andava in vacanza mio nonno (anche lui asmatico, anche quello è di famiglia), che si trova abbastanza in culo al paese, in cima a una salita che non finisce mai, ma è un posticino carino.
L'ho presa larga, ma non fa niente. Il concetto è questo: se io chiamassi la signora (sempre ammesso che sia ancora viva, sarà dalla quinta superiore che non la vedo più) e le chiedessi se per caso mi affitta l'appartamento per tipo la prima settimana di agosto (dopo i centri estivi, per distrarmi. No, non mi hanno ancora presa, la selezione è martedì. E se mi prendono, i soldi dell'affitto posso metterli io, non voglio che i miei paghino per me) e lei mi dicesse che va bene, ammesso che lo affitti ancora, e io mi facessi portare su in macchina da mio padre e mi facessi venire a prendere il sabato successivo? Il concetto è: non voglio la macchina, che intanto in montagna non so guidarla e poi così devo andare a piedi e un po' di esercizio fa sempre bene. E poi dovrei arrangiarmi, e farmi da mangiare e pulire, e alzarmi presto per prendere il pane e fare la spesa, e poi magari nel pomeriggio posso fare una passeggiata con la macchina fotografica e riempire tutti gli otto giga di memory che ho. Oppure un giorno posso anche farmi un panino e andare a rifugi (magari uno in cui sono già stata, che non vorrei mai perdermi) e se piove posso sempre andare in biblioteca a prendermi qualcosa, mi daranno un libro da leggere.
La domanda per voi è questa: tutto quello che per me l'altra notte era una meravigliosa idea è effettivamente sensato? E se lo è e trovate che io debba buttarmi nell'impresa, come cazzo mi consigliate di dirlo ai miei?
Mi sento molto stile yahoo answers a chiedere una cosa del genere, ma ho davvero bisogno di qualche altro parere.
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vacanze
martedì 27 marzo 2012
Cari occhiali/2
Stamattina mia madre mi ha buttata giù dal letto alle otto e mezza (infatti adesso sono più o meno in coma, perché è come se fosse mezzanotte e mezza) perché alle nove io e mio padre siamo partiti per andare su in montagna a farmi gli occhiali nuovi. Due ore di macchina.
Ho scoperto che qua i proprietari di negozi di occhiali sono più ladri di quanto pensavo, il che è tutto dire, dal momento che li ritenevo parecchio ladri. Vi dirò solo che con i soldi che normalmente spenderei qui in pianura per farmi le lenti nuove (forse con la montatura, o forse anche no), lì ho comprato due paia di occhiali nuovi, con montatura nuova e lenti extrafine, uno da vista e uno da sole graduato. Personalmente non vado matta per gli occhiali da sole, ma mia madre ha la fobia del sole basso in macchina, quando l'aletta parasole non serve a niente, e crede che siccome lei non ci vede allora anche io dovrei fare un incidente alla settimana, quindi ho dovuto prenderli.
La prossima settimana devo andare a prenderli. Altre due ore di macchina (all'andata, e altre due al ritorno). Se non altro, il tipo che era in negozio (che è il figlio del proprietario, da quello che ho capito) è assolutamente figo.
Ho scoperto che qua i proprietari di negozi di occhiali sono più ladri di quanto pensavo, il che è tutto dire, dal momento che li ritenevo parecchio ladri. Vi dirò solo che con i soldi che normalmente spenderei qui in pianura per farmi le lenti nuove (forse con la montatura, o forse anche no), lì ho comprato due paia di occhiali nuovi, con montatura nuova e lenti extrafine, uno da vista e uno da sole graduato. Personalmente non vado matta per gli occhiali da sole, ma mia madre ha la fobia del sole basso in macchina, quando l'aletta parasole non serve a niente, e crede che siccome lei non ci vede allora anche io dovrei fare un incidente alla settimana, quindi ho dovuto prenderli.
La prossima settimana devo andare a prenderli. Altre due ore di macchina (all'andata, e altre due al ritorno). Se non altro, il tipo che era in negozio (che è il figlio del proprietario, da quello che ho capito) è assolutamente figo.
martedì 23 agosto 2011
Austroungaricità
Come avevo anticipato, giovedì è arrivata la Austro. Siccome non era mai stata quassù al nord le abbiamo fatto fare il giro turistico completo. Venerdì siamo state a Venezia, ci siamo perse allegramente, abbiamo visto San Marco e Rialto e un'altro po' di posti in cui io in tre anni non ero mai stata. Sabato pomeriggio siamo andate in piscina a rilassarci un po' (a me è anche venuta una crisi perché quella da 1.50 è troppo fonda, ma amen). Domenica mio padre, che non aspettava altro, ci ha portate in montagna a fare un giro. Siamo partiti alle otto di mattina e tornati alle otto e mezza di sera. Alla faccia della gitarella domenicale.
Ho fatto un miliardo di foto. In genere a Venezia non facevo mai foto perché mi sentivo troppo poco turista per mettermi a scattare ad ogni angolo, ma venerdì ci ho dato dentro.
Gli album di queste due gite sono su facciabuco, ai seguenti link pubblici:
- Venezia
- montagna
Ho fatto un miliardo di foto. In genere a Venezia non facevo mai foto perché mi sentivo troppo poco turista per mettermi a scattare ad ogni angolo, ma venerdì ci ho dato dentro.
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