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martedì 11 settembre 2012

Addio, Ca' Fottiti

Alla fine, oggi mi sono ritirata dall’uni, credo sia una delle scelte migliori che ho fatto nella mia vita (lo so che suona stupido, ma davvero continuare era fuori discussione).
Ho pagato la modica cifra di euro 8,10 per andata e ritorno San Donà – Venezia, il che già mi urta perché sono un sacco di soldi e poi perché all’andata c’era l’aria talmente condizionata che se non mi sono presa la morte in treno non la prendo più. Al ritorno, per pareggiare i conti, l’impianto era rotto in tutto il treno, tranne che nel primo vagone (quello con la cabina di guida, tanto per capirci), e non è ci si potesse ammassare tutti  lì. Poi per fortuna è passato il capotreno a sbloccarci i finestrini, almeno quello.
In segreteria tutto ok, quasi non ci credevo che non avessero da lamentarsi.
Solo fuori dal cancello di Ca’Foscari ho trvato il solito rompicoglioni della lotta comunista che mi ha invitato a un po’ di incontri non so neanche su cosa, e siccome ero troppo di buon umore gli ho anche lasciato il numero, anche se per un momento ho meditato di sbagliare l’ultima cifra. Tanto, se per caso mi chiamano, farò finta di niente.

martedì 23 agosto 2011

Austroungaricità

Come avevo anticipato, giovedì è arrivata la Austro. Siccome non era mai stata quassù al nord le abbiamo fatto fare il giro turistico completo. Venerdì siamo state a Venezia, ci siamo perse allegramente, abbiamo visto San Marco e Rialto e un'altro po' di posti in cui io in tre anni non ero mai stata. Sabato pomeriggio siamo andate in piscina a rilassarci un po' (a me è anche venuta una crisi perché quella da 1.50 è troppo fonda, ma amen). Domenica mio padre, che non aspettava altro, ci ha portate in montagna a fare un giro. Siamo partiti alle otto di mattina e tornati alle otto e mezza di sera. Alla faccia della gitarella domenicale.
Ho fatto un miliardo di foto. In genere a Venezia non facevo mai foto perché mi sentivo troppo poco turista per mettermi a scattare ad ogni angolo, ma venerdì ci ho dato dentro.
Gli album di queste due gite sono su facciabuco, ai seguenti link pubblici:
- Venezia
- montagna

sabato 4 giugno 2011

Project 52: 13/52

Qui tutte le strade sono mie! disse la Regina Rossa.
da "Le avventure di Alice attraverso lo specchio"

lunedì 8 novembre 2010

Cazzate di mezzogiorno e mezzo

Ooh, chebbello, eccomi di nuovo qui a Venezia, in ostaggio dell'acqua alta, a scrivere sul solito computer a manovella dell'università. Cascasse una pannocchia se non mi compro il portatile. E tra l'altro, puro caso, piove.
Come tutti i lunedì (io odio il lunedì), sono in coma profondo. Perché finisce sempre che la domenica sera chiudo la tivvù alle dieci e mezza e poi, per un motivo o per l'altro (tipo: pensieri cretini, trip coinvolgenti, devo andare in bagno, cazzeggio al cell cercando di raccogliere tutte 25 le palline rosa di bounce) non mi addormento mai prima di mezzanotte passata. E poi la mattina avrei bisogno di un supplemento di letto, perché alle 6.13 non riesco neanche ad apriregli occhi, altro che tirarmi su.
Ieri sera ho pensato, a scelta nell'ordine, a queste cazzate:
- vestito di carnevale. Io dovrei fare topolino, ho già pronto lo stampo delle braghette. La Marta ha detto che si veste da armadio di Narnia (ho riso tre ore quando ce l'ha spiegato), gli altri non so. Stavo pensando che Marco potrebbe davvero fare il funghetto che ha sulla felpa, calottina verde a puntini e faccia sbiancata e via. Allora mi sono messa a pensare dove avevo visto lo stampo per la cappella del fungo che volendo si può modificare, perché quella che dico io sul giornale è troppo larga. Sono deficiente.
- potrei sentire lo scemo, domani, ma anche no. Vediamo.
- cosa faccio io domani nelle quattro ore buche? A tradurre spagnolo mi scazzo, specialmente perché è Pirandello, che mi ci vuole il vocabolario apposito pirandellese-italiano per capirci qualcosa, prima di italiano-spagnolo.
E approposito di tradurre spagnolo, sarà meglio che torno a darmi da fare, perché è già mezzogiorno e mezzo e ho tradotto (alla cazzo, tra l'altro) solo una colonna della prima novella (senza molto senso, tra l'altro) e devo ancora mangiare (che oggi ho il panino col prosciutto che non mi fa voglia come la mortadella). Poi, grazie a dio, alle cinque asono a casa. Biblio. Marco. L'ho minacciato che gli insegno il gioco dello spago. No, non so come si chiama. Me l'ha insegnato mia madre, lo giocavano loro da piccoli. A dire il vero, è un po' una cazzata, ma so già che ci metterò un secolo per insegnarli le mosse. L'importante è che ci entrino in testa per domenica. Ahggià, ci mancava solo domenica.

venerdì 1 ottobre 2010

Oltre il giardino

"Merda. Piove." In treno, guardando fuori dal finestrino non si può dire altro. A Venezia il fatto che piova è una delle cose peggiori, specialmente se non hai giubbotto e stivali. Fortuna che pioveva solo sul ponte e che poi, da scesi, veniva giù solo qualche goccia innocua che non apri neanche l'ombrello. Sono passate solo due settimane di uni e sono già scazzata. A parte che è standard, mi da fastidio perfino pensare di andarci che metà basta. Tra l'altro, salto i pasti che è un piacere (voglio dire, uno yogurt per pranzo!) e, invece che dimagrire, butto su. O comunque non butto giù. Il che mi autorizza ad incavolarmi.
In sala studio a Rio Novo hanno cambiato i quadri. Era anche ora, a dire il vero. E c'è gente che va avanti e indietro a vederli rompendo le palle a tutti noi che "studiamo" (le virgolette sono d'obbligo, io in genere mi leggo un libro, o al massimo scrivo una delle mie pazzie). Passa gente vestita in una maniera che mi fa voglia di ridergli in faccia, letteralmente. Che mia nonna negli anni 40 era vestita meglio di così, il che è tutto dire. Cazzo, un jeans e maglietta fa brutto? Che senso ha mettersi addosso ottocento strati?
Comunque, quelli della mostra hanno una gran bella fantasia. Tre quarti delle robe disegnate non le capisco. Sarà pure arte moderna, ma la maggior parte dei "quadri" è fatta di spegazzi. Di petozzi di tempera belli incrostati uno sopra l'altro che non si capisce niente. E il titolo il più delle volte è come se non ci fosse. Schifo, schifo. Ce n'è perfino una fatta di vetro. Giuro, vetro. E non capisco neanche quella cosa rappresenta. Bah. Oltre il giardino, sì. Oltre la demenza, altroché.
Poi in biblio PG ci ha raccontato le sue disavventure. Dovevamo chiudere alle sei e mezza, invece alle sette eravamo ancora lì a rotolarci sul pavimento dal ridere. Se le racconto in giro, non mi crede nessuno.

lunedì 27 settembre 2010

Pioggia

Mamma quanta acqua. Per qualche strano motivo, a Venezia quando piove ci si bagna fino alle mutande. E non conta avere ombrello e stivali e tutto il resto della bardatura. Te la prendi e basta. E poi in treno c’è anche l’aria condizionata, così ti viene la morte.
Tra l’altro, ho fottuto la sciarpetta gialla a mia madre. Mi sa che d’ora in poi se la può sognare. E il mio santo collo sta al caldo (eppoi fa figo). In biblio tutti mi hanno detto che è bellissima. Modestamente, (ora) è mia.
Oggi pome, tra l'altro, io e Marco abbiamo passato tipo mezz'ora sul tavolino dei bambini (con un bambino, per fortuna) a giocare con un coso allegato a un libro che si chiama "Magico Patch". Dio, che da ridere.

lunedì 20 settembre 2010

Buoni propositi

Oggi era il primo giorno di uni. Quando sono arrivata in biblio oggi pomeriggio, dopo il treno in ritardo, il traffico per strada, un trattore davanti appena prima della rotonda, i piatti da asciugare a casa, la signora chiacchierona che mi ha fermata e da cui sono scappata di corsa come una velocista, Marco mi ha chiesto: "come va, katiusha?" e io, afflosciandomi addosso a lui: "sono stancaaaaa". Se non mi prendeva, finivo a pulire il pavimento.
Non posso alzarmi alle 6.10 per prendere il treno delle 7.10 che arriva in ritardo, per arrivare a Venezia alle otto più o meno e poi il prof arriva in ritardo a lezione, perché dopotutto lui poveretto abita a Rovigo, no? Quindi lui deve alzarsi alle cinque e mezza. Ah. Chi cazzo te l'ha chiesto di mettere la lezione alle 8.45 di lunedì mattina?
In biblio c'è un sacco di roba da fare e io mi vedo volare il tempo via dalle dita. Anche se effettivamente, quando entro sono a casa. La Giò, Beppe, il mio fratellino Marco che cerca di venirne fuori con la matematica... casa. E poi metterci fuori seduti sui gradini di sbiego alle sei passate, che inizia a fare già umido, a spettegolare stretti stretti, a girarsi l'indelebile tra le dita e scherzare mentre guardiamo i passeggeri, come dice mia nonna (ovviamente intende passanti).
Ho fatto dei buoni propositi per il nuovo semestre, ma so già che li infrangerò uno per uno.
1. Andare a tutte le lezioni, lettorati compresi.
2. Nelle quattro ore buche del lunedì mattina, rinchiudersi da qualche parte a studiare inglese2, portoghese (dopo aver trovato la grammatica in biblioteca), spagnolo2 e forse, quando ho finito tutto quello, anche inglese3.
3. Passare tutti gli esami di cui sopra a gennaio (eventualmente inglese3 a giugno).
4. Passare tutti gli esami di gennaio, oltre a quelli arretrati del secondo anno.
5. Se vado a Venezia, andarci per andare a lezione e non per chiudermi in biblio centrale alle zattere.
6. Niente più paninazzi della stazione (unti, bisunti, anfibi cit. Stefano Benni).
7. Varie ed eventuali.