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lunedì 15 agosto 2016

Abbasso la ciccia/10

Torno con "abbasso la ciccia" dopo molto tempo per raccontarvi come vanno le cose. Non mi sono arresa (ci mancherebbe altro), solo dall'ultimo post (questo) ero oscillata tra i 56 della foto e i 58-59, calando e crescendo, ma mai tornando a vedere il famigerato 60 (e ci mancherebbe altro). Sono lontani i tempi in cui la malefica bilancia mi segnava 65kg sbeffeggiandomi e costringendomi a strizzarmi nei vestiti e anche a vergognarmi. Sono finiti i tempi in cui mia madre mi diceva che ero grassa come un porcello. Sono finiti i tempi in cui compravo le braghe a gennaio e a marzo già mi andavano strette. FINITI.

Stamattina pesavo 53kg.

Sto camminando da nove giorni. Che sembrano niente, che saranno mai nove giorni dopo 26 anni passati seduta sopra al didietro a leggere, a "studiare", a giocare a Legend of Zelda davanti al computer. Invece, con mia grande sorpresa, peso esattamente come nove giorni fa, ma il girovita è già calato di due centimetri. Non ci credo neanche io.
All'inizio, quando pesavo i miei 65kg senza ritegno, pensavo che quando sarei arrivata a 55 sarei stata magra (il mio obiettivo era 52, ma ritenevo che dopo dieci chili mi sarei vista magra). Non magra tipo modella, tipo carestia, ma magra. Diciamo magra senza i rotolini di ciccia tipo salvagente che mi sbucano dai pantaloni. Diciamo magra senza le maglie che si appoggiano al grasso sopra al didietro. Non magra da contare le ossa, ecco. Diciamo "normale" (che certo, potremmo stare qui fino a domani a disquisire sul concetto di normalità, comunque avete capito cosa intendo).
Durante l'anno che ho passato all'asilo ho perso del peso, anche se non saprei dirvi quanto di preciso. Non ricordo quanto pesavo a settembre. Però a giugno, quando sono uscita da lì, ero sui 55-56 e i pantaloni comprati a gennaio tendevano ad andarmi larghi. Credo che il punto principale sia che mangiavo in velocità e che non c'era quasi mai la pasta (io vivrei di pasta) e molto poco pane. I giorni che per grazia di Dio sul menù non c'era qualche tipo di passato o di brodaglia o cose così, e ci mandavano la gloriosa pasta, la cuoca mi chiedeva sempre: "com'è?" (perché ero la prima tra le maestre a mangiare, mentre lei preparava i piatti sui tavoli dei bambini) e io: "è pasta". In quei giorni gloriosi, non mi facevo tanti problemi a entrare nella pentola.
Comunque, torniamo alla camminata. Sabato scorso stavo spettegolando con Davide su whatsapp, mentre nel frattempo pregavo che la batteria del telefono prendesse la carica (alla fine ho dovuto cambiarlo, e vi farò un post apposta, così potrete dirmi che avrei dovuto prendere un android e non un Lumia) e lui mi ha chiesto se mi andava di andare a camminare la domenica. Volevo tanto mandarlo in Cina (cit.), ma poi ho detto di sì. Il giorno dopo abbiamo camminato un'ora. Ridendo e scherzando, quando sono arrivata a casa non ero neanche tanto stanca, ma il giorno dopo le mie gambe e le mie chiappe (inspiegabilmente) stavano redigendo un contratto di divorzio (come spiegazione di questo, vale il discorso di prima sullo stare seduta tutto il tempo). Però non mi sono arresa (volevo, ma sapevo che la domenica dopo sarebbe stato un casino uguale, a camminare una sola volta alla settimana), così lunedì mi sono messa le scarpe e sono partita (mezz'ora però). E martedì. E mercoledì. E giovedì le gambe hanno capito che potevano anche stracciare il contratto. Insomma, oggi è il nono giorno di camminata (oggi un'ora, come la domenica). Venerdì ho anche comprato da Decathlon delle scarpe apposta (queste), che le Nike mi stavano strizzando il piede sinistro (quello destro no, mistero) e sono così belle e comode che mi viene quasi voglia di correre (no, non corro, quello non ce la posso fare senza una bombola di ossigeno). Ieri Davide ha addirittura detto che non mi stava dietro, e io ero tipo: "è tutto merito delle scarpe, non ne avverti il nero potere? (Oh, caspita, è nero forte!)". E la cosa migliore è che le ho pagate una scemenza (17,90€) e le ho scelte nel reparto bambini, che tanto arriva fino al 39 e io porto il 38 per cui sono a posto.

lunedì 3 agosto 2015

I sandali e altri problemi

Oggi quando sono arrivata al nuovo asilo (faccio queste due settimane in un’altra sede per non mangiarmi subito tutte le ferie) praticamente la prima cosa che mi ha detto la tipa è stata: “qui usiamo le ciabatte da dentro, perché ci sono anche i bambini del nido e quindi non si può camminare con le scarpe da fuori”. Io ovviamente non lo sapevo, così sono stata tutto il giorno in calzini. Ovviamente nessuno aveva pensato di dirmelo prima che arrivassi. Vabbè. Così oggi pomeriggio sono andata a comprarmi un paio di ciabatte per l’asilo. Il punto è che avevo chiesto a mio padre di accompagnarmi perché non avevo voglia di guidare ancora, e così in alla fine siamo andati tutti tre a fare un giro per negozi (per un paio di ciabatte da cinque euro, tra l'altro).
Mia madre ha insistito perché prendessi un nuovo paio di sandali visto che quelli che ho non li porto praticamente mai perché sono scomodi e mi fanno male i piedi a camminarci perché le suole sono durissime (e probabilmente è anche un problema mio, le uniche scarpe con cui riesco a stare in piedi senza che dopo un po' mi facciano male i calcagni sono le Crocs). Ha insistito un sacco perché la settimana scorsa ho comprato un vestito e guai a me se lo metto con le scarpe da ginnastica e altre cose del genere.
Morale della favola, abbiamo passato quattro negozi di scarpe in cui ho provato non meno di 20 sandali e non ne ho trovato uno che mi andasse bene. Se provavo il 37 quasi sicuramente non ci entravo col piede e se provavo il 38 me ne avanzavano 5cm davanti. Poi quelli con la fibbia mi davano fastidio, quelli con la cerniera non si chiudevano bene, la maggior parte era dura tanto uguale di quelli che già ho e in breve siamo tornati a casa alle sette e io non ho comprato niente (a parte le ciabatte per l'asilo). Questa cosa mi ha dato davvero fastidio. Voglio dire, in verità a me dei sandali non è che me ne fregasse granché, era più per far tacere mia madre, ma pensare di aver buttato via un pomeriggio a provare cose che non mi entravano o mi stavano male, così come succedeva (e succede tuttora, anche se meno) con la roba da vestire, mi ha dato fastidio da matti. Sono davvero tornata a casa depressa. Non che io sia una che compra scarpe, però fino ad oggi almeno con quelle pensavo di andare sul sicuro. Invece no, adesso non mi vanno più neanche quelle.
Porterò scarpe da ginnastica per tutta la vita (compreso col vestito).

giovedì 4 ottobre 2012

Scarpe

A volte mi chiedo come mai abbiamo quattro, cinque, dieci, cinquanta paia di scarpe pur sapendo che c’è un solo paio di piedi. Non sono una compratrice compulsiva, e soprattutto evito di comprare scarpe che non metterò mai, quindi niente tacchi e cose del genere, che io porto solo scarpe da ginnastica, e ho un solo paio di stivali che metto al massimo due volte all’anno e che, proprio per questo, non intendevo neanche prendere, ma mia madre ha detto che guai a me se andavo in giro con la gonna e le scarpe da ginnastica.
Comunque, pur non essendo una di quelle donne che entrano in un negozio di scarpe e devono uscire con qualcosa, oggi sono dovuta andare a prendermi un paio di scarpe per l’inverno, perché le Converse pesanti sono definitivamente giunte al capolinea dopo che le ho trascinate per due anni (ho consumato la suola sotto al calcagno al punto che se piove entra l’acqua) e le ho perfino riparate col silicone perché mi accompagnassero fino all’ultimo giorno di centro estivo. In genere io ho un solo paio di scarpe invernali e un solo paio estivo (più tre paia di ciabatte, di cui due di plastica), oppure ne ho un solo paio e basta, se sono pesanti (d’estate le metto molto poco, quindi non c’è problema anche se sono felpate), quindi vi sembrerà assurdo sapere che oggi ho comprato ben due  paia di scarpe, entrambi invernali. Quando sono arrivata a casa ci ho perso quasi un’ora a reinfilare i lacci in modo assolutamente simmetrico. (Forse ho qualche disturbo della personalità, ma per me i lacci delle scarpe devono essere infilati o identici o simmetrici, non esiste che siano infilate a caso). E ora mi chiedo, con due paia di scarpe e un solo paio di piedi non finirò per preferire un paio e non usare quasi mai l’altro? (Che poi, un’altra bella rogna è che devo portare i plantari, almeno d’inverno, visto che d’estate nelle ciabatte non posso metterli e nelle pantofole col cavolo che ci entrano, e siccome anche di quelli ne ho un solo paio se decido di cambiare scarpe devo sempre stare a scambiarli).
Mi sa che i geni-donna in me non funzionano granchè.