Siamo tornati da una settimana ma ho l'impressione che non siamo davvero tornati. O forse è solo che siamo pronti a ripartire, anche se non sappiamo quando potremo farlo.
Io dopo una settimana devo ancora svuotare lo zaino, sta lì sopra la sedia della scrivania (o per terra, se devo sedermi) ed è ancora pieno di roba che prima o poi forse tirerò fuori solo nel momento in cui mi servirà (o mi servirà lo zaino, chi lo sa). Devo ancora riordinare le magliette e i jeans (ho messo tutto nel cassetto, ma non bene) e non mi va di farlo, come se idealmente fossero già piegati per la prossima valigia. Dav oggi mi ha detto che sta portando le maglie di suo fratello perché la sua roba è ancora tutta nella valigia e la valigia è ancora lì chiusa come quando è scesa dal furgone domenica.
Non sono una a cui piace viaggiare, non partirei mai per l'estero e cose del genere, e probabilmente neanche per chissà quale città laggiù, ma tornare a casa è stata dura, è stata davvero dura. Un po' perché dopo sei mesi che vivi insieme ti sei abituato a fare certe cose e tornare a vivere uno per parte bene o male è lo stesso un po' un trauma, un po' perché per una volta nella vita vorrei davvero uscire dal bunker e non vorrei perdere l'occasione e tornare indietro, e un po' perché nonostante tutto Jesolo era diventata un po' casa.
Ora tocca ricominciare tutto di nuovo, a partire dal trovarci un lavoro preferibilmente serio e mettere via qualche soldo, per poterci permettere di guardarci intorno e trovare un posto per noi. Vorrei fare l'ottimista, vorrei dirmi che a Jesolo ci ho messo esattamente 16 giorni a trovare il primo lavoro e 38 per trovare il secondo e il terzo (poi il fatto che i primi due non siano andati è un altro conto, mi secca di più per il secondo per il quale ho perso un sacco di tempo e di opportunità, ma dopotutto il terzo mi ha fatta incassare ed essere a casa a pranzo, e non è una cosa da poco quando in due si hanno gli orari sfasati di tre ore e rischi di non incrociarti mai). Posso anche dirmelo, e posso cercare di essere ottimista, ma non sono sicura che qui andrà altrettanto bene e altrettanto in fretta, mi servirebbe una botta di culo bella grossa.
La verità comunque è che per la prima volta nella vita voglio defilarmi, voglio fare dei progetti grossi, voglio che le cose girino dal lato giusto, perché ne ho bisogno (e chi lo sa, magari un po' anche me lo merito).
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domenica 7 ottobre 2018
sabato 7 aprile 2018
Attesa (e libri)
Sto ancora aspettando.
Sto aspettando che qualcuno mi faccia lavorare, che escano le graduatorie ata, che Davide torni a casa per pranzo (per questo manca almeno un'altra ora e mezza).
Si direbbe che ormai dovrei essere brava ad aspettare, visto che è quello che faccio maggiormente di questi tempi, ma in realtà inizio ad annoiarmi e a diventare nervosa e a chiedermi cosa ho sbagliato di preciso nella mia vita per far sì che vada tutto così a caso (per essere precisi, che non vada).
La prossima volta che qualcuno mi chiede cosa faccio nella vita, dirò ASPETTO. Che dopotutto è la verità.
In realtà volevo parlarvi di un libro che ho appena finito di leggere, che si intitola Uno di noi sta mentendo, scritto da Karen McManus. Non è una vera recensione perché non ho voglia di scriverla e perché non so neanche bene cosa scrivere senza stare a spoilerarvi mezza roba, ma sappiate che la copertina non è niente di che e probabilmente, fosse stato solo per quella, non l'avrei neanche scaricato. Anzi, pensandoci, non so neanche come mai l'ho scaricato.
Comunque, è una specie di giallo, e volendo essere pedante direi una specie di enigma della camera chiusa, dato che ci sono cinque ragazzi in punizione nella stessa stanza e uno di loro muore all'improvviso e gli altri giurano tutti di non essere stati loro ad ammazzarlo. Credo sia il primo libro di quest'anno a cui do cinque stelle, magari non completamente meritate, magari erano quattro e mezza, ma tra un'attesa e l'altra è andato via liscio ed è scritto bene e se vi avanza un po' di tempo trovatelo e leggetelo perché non è niente male.
Sto aspettando che qualcuno mi faccia lavorare, che escano le graduatorie ata, che Davide torni a casa per pranzo (per questo manca almeno un'altra ora e mezza).
Si direbbe che ormai dovrei essere brava ad aspettare, visto che è quello che faccio maggiormente di questi tempi, ma in realtà inizio ad annoiarmi e a diventare nervosa e a chiedermi cosa ho sbagliato di preciso nella mia vita per far sì che vada tutto così a caso (per essere precisi, che non vada).
La prossima volta che qualcuno mi chiede cosa faccio nella vita, dirò ASPETTO. Che dopotutto è la verità.
In realtà volevo parlarvi di un libro che ho appena finito di leggere, che si intitola Uno di noi sta mentendo, scritto da Karen McManus. Non è una vera recensione perché non ho voglia di scriverla e perché non so neanche bene cosa scrivere senza stare a spoilerarvi mezza roba, ma sappiate che la copertina non è niente di che e probabilmente, fosse stato solo per quella, non l'avrei neanche scaricato. Anzi, pensandoci, non so neanche come mai l'ho scaricato.
Comunque, è una specie di giallo, e volendo essere pedante direi una specie di enigma della camera chiusa, dato che ci sono cinque ragazzi in punizione nella stessa stanza e uno di loro muore all'improvviso e gli altri giurano tutti di non essere stati loro ad ammazzarlo. Credo sia il primo libro di quest'anno a cui do cinque stelle, magari non completamente meritate, magari erano quattro e mezza, ma tra un'attesa e l'altra è andato via liscio ed è scritto bene e se vi avanza un po' di tempo trovatelo e leggetelo perché non è niente male.
lunedì 14 ottobre 2013
Domani
Stanotte, dopo mezzanotte, stavo ancora leggendo (sai che novità), e mi è caduto l'occhio sull'orologio. Più che sull'orologio, sul numeretto della data che sta al posto del tre. E, per qualche stupido motivo, leggendo 14, mi è sfuggita, a voce alta, una sola parola: "domani".
È quasi assurdo aspettare
così il compleanno.
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