Visualizzazione post con etichetta incazzata come una iena. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta incazzata come una iena. Mostra tutti i post

martedì 18 novembre 2014

La rovina di anobii

Oggi ci sarebbe il Teaser Tuesday, ma siccome non sto leggendo niente vorrei deprimermi un po’ con voi a proposito delle modifiche ad anobii. Apro Face e trovo in cima alla home un post di Edoardo "facciamo le modifiche" Brugnatelli che elenca tutte le nuove cose belle che hanno inserito a partire da oggi. Quindi, apro subito anobii per vedere. E cosa vedo? Che le date di lettura dei libri sono sparite. Che le RECENSIONI sono sparite! E che un sacco di gente ha dei problemi uguali ai miei e anche peggiori (io non ho provato a fare niente) e hanno scritto tipo 15 nuove discussioni per lagnarsene (per non parlare della gente nera sotto al post di Edoardo su Face).
Ho sempre tollerato le rogne di anobii, mi sono fatta una libreria di riserva su Goodreads ma non è la stessa cosa. Ho sempre lasciato correre se non mi apriva una pagina o non mi salvava una recensione, la sistemavo il giorno dopo. Sono sempre stata tollerante, perché anobii mi piaceva. Ma ora MI VIENE DAVVERO DA PIANGERE. NON SO CHI SIA IL CRETINO CHE HA AVUTO QUESTE IDEE GENIALI, MA SE POTESSI LO PASSEREI NEL TRITACARNE.

Ciò detto, spero che le recensioni tornino al loro posto, sotto ai libri. Non posso credere di averle perse dalla prima all'ultima.

martedì 7 gennaio 2014

Idiozia

Quando le cose non funzionano, all'inizio credo sempre di essere io il problema. Credo non essere all’altezza, di non essere abbastanza brava, abbastanza bella, abbastanza collaborativa, abbastanza zerbina, ABBASTANZA e basta. E magari mi rovino il fegato a pensare perché e percome, e a chiedermi cosa devo fare più di così, piango e mi faccio venire attacchi di ansia tali che penso di soffocarmi definitivamente, al punto che a volte mi dico: “ohmmerda, dove ho lasciato il sacchetto di carta per respirarci dentro?”. La verità è che io non ho nessun sacchetto di carta.
È solo dopo innumerevoli crisi, e innumerevoli sgridate dei miei (che non hanno il mio genere di problemi) sul tema “smettila che non hai tre anni” che capisco che non sono io. Non sono io che non vado bene, quando faccio presente dieci volte le stesse cose e nessuno mi ascolta. Non sono io che non funziono quando la gente non mi dice le cose e poi si lagnano se non le ho fatte. Dio, LEGGO FORSE NEL PENSIERO IO? LEGILIMENS? No.
Quindi questa volta che si fottano tutti, e domani, a costo di  morire nel tentativo, i genitori di F, uno o entrambi, o quello che sia, mi sentiranno. E decanterò allegramente tutte le lagne che ha fatto il loro figlio da settembre in qua, che non mi interessa cosa gli abbia raccontato lui (probabilmente un bel po’ di balle). Che non vengano a dirmi che non gli ho fatto fare i compiti come va bene a loro, che non dicano che non li avevo avvertiti una volta e due del fatto che non fa un cavolo.
Stasera suo padre mi ha telefonato incavolato come una iena lagnandosi del fatto che non aveva studiato né tecnologia né storia, e dicendo (punti salienti) che 1. potevamo lasciar perdere di fare inglese, 2. che dovevo fargli studiare almeno una delle materie, 3. che se non so cos’ha da fare c’è il diario e 4. che adesso gli toccava stare lui su fino a chissà che ora per farlo studiare. Al che io ho detto che 1. inglese l’avrà fatto per 5 minuti, quindi non abbiamo perso chissà quanto tempo, e poi l’ha lasciato perdere, 2. tecnologia non mi aveva detto che la doveva studiare, e non era scritto da nessuna parte quindi io che ne sapevo, pensavo che dover fare un riassunto di 6 pagine fosse sufficiente, dato che ci abbiamo messo due ore solo per quello, e storia si è pensato che la doveva studiare alle quattro e mezza, e in ogni caso non lo voleva fare, ha iniziato a lagnarsi e poi è stato un po’ a fissare il quaderno e io non so mica nel frattempo se studia o no 3. che se nel diario lui scrive quello che vuole, a spezzoni e nei giorni sbagliati poi come cazzo faccio a capirmi e 4. (no, questo non gliel’ho detto) PORCATROIA è TUO FIGLIO, MICA MIO.
Alla fine di questa garbata (?) conversazione telefonica della durata di 7 minuti e 17 secondi, ha detto: beh, domani ne parliamo.
Domani ne parliamo? Cos’altro devo dirti perché tu ti renda conto di che razza di soggetto hai in casa?
DOMANI MI LICENZIO, ALTRO CHE PARLARE, PERCHÉ NON HO INTENZIONE DI AVERE A CHE FARE CON IDIOTI DEL GENERE UN MINUTO DI PIÙ.

Nel frattempo, per riuscire a dormire stanotte, inaugurerò la valeriana che mi ha prescritto la dottoressa più di un anno fa (finora il solo averla nel cassetto mi tranquillizzava già, perché sapevo che, nel caso, avrei potuto allungare la mano e prenderla).

mercoledì 1 gennaio 2014

Cosa cambia?

Probabilmente sto diventando cinica e seccata dalla maggior parte delle cose, ma francamente vedere gente entusiasta che, dopo 57 minuti di messa, di cui 24 in latino (cantato), si blocca appena fuori dal banco per fare gli auguri ad altra gente, altrettanto entusiasta, impedendo a me, che vorrei solo andare a casa a mangiare la pastasciutta e poi andare ad ibernarmi nel bunker, di passare e defilarmi, mi URTA.
Anche perché, alla fine, cosa cambia? Cioè, tutti che si augurano BUON ANNO NUOVO, BUON DUEMILAQUATTORDICI E CHE SIA MERAVIGLIOSO E TI PORTI BENE, E MANGIA LE LENTICCHIE, E METTI LE MUTANDE ROSSE, E ALTRE CA**ATE VARIE DEL GENERE.
Dio, cosa cambia? Cosa cambia, che la gente ti scriva “Auguriiiiiiii” con tipo 12 “i” a mezzanotte e dieci, da cui deduci che probabilmente avevano già raggiunto il livello di alcool sufficiente da non rendersi bene conto di quello che facevano. Cosa cambia, che il prete, dopo aver cantato e suonato tutte le sue belle cose in latino ed essersi commosso ed esaltato durante la predica (come se non stesse raccontandoci la stessa cosa dell’anno scorso, e dell’anno prima e così via), ci dica “eh, andate in pace e che sia un santo 2014”. Una santità, proprio. Di’ piuttosto: “che sia un 2014 in cui finalmente Dio manda un fulmine a testa a tutti quei tizi (non posso dire altro, sennò dovrei censurare il blog) che se ne stanno lì al governo a mangiare, con stipendi mensili che, a una persona normale, basterebbero per vivere tutto l’anno”.  Di’: “speriamo che le cose che vanno dimmerda si sistemino, che tutti sti ragazzi trovino un lavoro, che i sindaci diano l’ordine di pulire le fognature prima che, alla prossima pioggia, siamo tutti allagati come al solito”. Di’: “imparate a rallentare, a capire che la gente che lavora sotto di voi non sono i vostri servi, che una parola gentile non strangola”.

Ah, ma non si può dire. Giusto. Quindi facciamo allegramente gli ipocriti, diciamo pure “buon 2014” e poi continuiamo a sbattercene come tutti gli anni prima.

mercoledì 5 dicembre 2012

A proposito delle feste

Le feste di laurea mi fanno schifo. I matrimoni mi fanno schifo. Le feste in generale mi fanno schifo, e provo ad evitarle in tutte le maniere.
A volte penso che non mi laureerò mai (non c’è pericolo, non ho intenzione di riprendere l’uni), non mi sposerò mai, o se proprio devo mi sposerò in jeans e scarpe da ginnastica e alla fine della cerimonia (dopo il “sì”, per intenderci) tutti a casa e fanculo anche al ricevimento. La mia massima aspirazione è probabilmente non essere più invitata a nessuna cazzo di festa ma non essere tagliata fuori. Voglio dire, è abbastanza automatico che se dici sempre nonvengononvengononvengo la smettono anche di invitarti anche quando magari si potrebbe solo uscire a bersi una cioccolata. Vedete, la cioccolata (possibilmente in pochi) va bene, la festa con fiumi di alcool, musica a palla e obbligo di ballare non va bene per niente, perché piuttosto che andarci mi scavo personalmente un buco e mi ci nascondo dentro.
Insomma il punto è che prossimamente (prima di natale) si laurea la mia migliore amica (che sia ancora tale?) e mi stanno tampinando per il papiro e tutto il resto e a me NON ME NE FREGA NIENTE e sono troppo buona per dirlo alla gente, ma dovrei farlo perché a pensare di fare parte di quelli che le “organizzano” la festa mi fa schifo. Per non parlare del fatto che poi, dopo cena, lei ha detto che andremo a ballare in una cazzo di discoteca che non so, e io piuttosto che andare in discoteca torno a casa a piedi.
Morale della favola: AD ESSERE TROPPO BUONI SI DIVENTA COGLIONI E ADESSO CHE SONO INCASTRATA NON SO COME USCIRNE, MA LA VERITÀ È CHE NON HO LA MINIMA INTENZIONE DI ANDARE ALLA LAUREA.
p.s. se qualcuno degli interessati sta leggendo, beh, lo sapete in anteprima. E poi, questo è il MIO blog e ho diritto di scriverci quello che penso quindi non venite a lamentarvi. Grazie.

lunedì 13 febbraio 2012

Grazie per la cioccolata

Ci sono due categorie di persone
che pensano a come uccidere la gente:
gli psicopatici e gli scrittori di gialli.

Non sono psicopatica, o almeno non credo, e non sono neanche una scrittrice di gialli, ma in questo momento sto seriamente pensando a come uccidere la gente.
Oggi pomeriggio Marco mi ha addirittura offerto metà della sua tavoletta di Milka alle nocciole, il che dovrebbe avermi resa felice (e dovrebbe anche avermi fatto pensare che deve come minimo essere innamorato di me, per avermi offerto liberamente da mangiare), invece non mi ha tolto dalla testa quella cazzo di festa di compleanno che ho venerdì sera. Il fatto è che sarebbe il compleanno della mia migliore amica (o almeno lo era, dalla prima elementare alla quinta superiore) e dovrei essere tutta felice, invece no. Non so se ricordate della disastrosa festa di laurea che vi ho raccontato a dicembre, ma il fatto è che sarà di sicuro qualcosa in quello stile, che decisamente non è il mio. Io vi giuro che mi sto rovinando il fegato a pensare cosa mi è passato per la testa di dirle che ci andavo, e cosa mi sono pensata di essere io a sentire le sue amiche dell'uni per il regalo, che ogni giorno apro facebook e c'è un messaggio nuovo da parte loro. Pensare che ci saranno queste tipe che conosco di vista, e tutti i contadini di Campo, mi fa venire il vomito.
Mi chiedo perché tutte le volte mi faccio incastrare, perché non ho semplicemente coraggio di dire: non me ne frega un cazzo della festa, il mio computer è più simpatico e non mi costringe a fare conversazione se non voglio e neanche a vedere che tutti mi guardano se non bevo, e poi a casa posso stare comodamente svaccata in pigiama e coi capelli legati alla cavolo, che anche se sembrano una criniera chissenefrega.
Invece dico: ok, ci vediamo venerdì.
Che poi, cazzo, sembra che dobbiamo sempre andare per locali ad accalappiare maschi. Che me ne frega di andare ad accalappiare un maschio da chissà dove quando ne ho uno che mi porta addirittura mezza tavoletta di cioccolata di sua spontanea volontà?
Fanculo anche i compleanni, voglio chiudermi in biblio a ingressare i libri nuovi (comprati oggi pomeriggio, tre borse, che libridine!) e mangiare cioccolata, va bene anche senza nocciole.

sabato 31 dicembre 2011

Tedio di fine anno

Mi sto annoiando a morte, e non solo perché è sabato e non c'è un cavolo da fare, anche perché le cose che si sentono sono sempre quelle, e sincercamente mi sono anche un po' stufata. Tutti al telegiornale a pranzo che dicevano che in Nuova Zelanda è già 2012 e che c'erano i fuochi d'artificio. Questa sì che è una sorpreeesa, ma che mi dici, guarda, adesso mi viene un infarto e ci resto secco per la sorpreeesa. Ipocriti.
E poi senti anche che hanno trovato quattro quintali di botti nascosti in cantina, e ti chiedi com'è che poi esplodono gli edifici. Mah, chissà proprio come mai.
Nel bunker fa un freddo polare, e mio padre continua a smanacciare la stufa così due giorni dopo che era stato il tizio a sistemarcela l'aveva starata di nuovo. Ma insiste a dire che è colpa sicuramente del pellet se non scalda, non dei parametri che sono tutti sballati, perché lui li sistema sempre così com'erano. E allora chissà com'è che quando è venuto il programmatore ha detto che era tutta sballata. Beh, pazienza, io mi tengo quattro strati di vestiti e quando sulle dita ci sono i ghiaccioli vado ad attaccare le mani e il didietro alla caldaia.
Pensare che la biblio è chiusa fino al 9 mi fa venire il latte alle ginocchia. Altri otto giorni di tedio casalingo sono più di ciò che posso sopportare. Tra l'altro, abbiamo scoperto oggi che lunedì arriveranno dei parenti dalla Svizzera, che non ci hanno detto niente ovviamente e che com'è loro abitudine andranno a pranzo e cena nelle nostre case, e mia madre è furiosa come una iena col mal di denti e ha tutte le ragioni del mondo. Sono abbastanza incavolata anche io, perché come minimo mi toccherà riodinare tutto (che sarebbe il minimo, dopotutto ho fatto il grosso della pulizia a pasqua) e poi i due bambini, che ho perso il conto di quanti anni possono avere, mi tedieranno. Odio con tutta me stessa i parenti a pranzo, intanto perché si sta seduti a tavola ore, e poi perché non posso fare l'autopsia al cibo, e l'alternativa è non magiare. Se provo a mettermi a sezionare la carne, mia madre come minimo mi spara. Se provo a dirle che non la voglio, mi spara uguale.
E poi, se apri facciabuco sono tutti lì a dire quanto di distruggeranno questa notte, e fatelo pure ma evitate di dirlo in giro, che agli altri non gliene frega niente. Io penso che stanotte andrò a dormire col mio libro come al solito, anche perché non sto particolarmente bene ed è meglio se ho un water nelle vicinanze. Sarà meglio smettere di mangiare fichi e fagioli e tutto quel genere di roba. E anche se non dovessi correre al cesso, non sono lo stesso il tipo da feste, non bevo e non stacco il cervello e non potrei mai fare la vacca alla festa di capodanno. Qualsiasi festa.
Spero che domani facciano il Concerto di capodanno con l'orchestra di Vienna, che mi va di ascoltare la Radetzky Marsch e battere le mani a tempo.

giovedì 22 dicembre 2011

Ricordi di una laurea

Sono qua che mangio gocciole e succo all'albicocca. Abbinamento insolito, ma è l'unica cosa che c'era in frigo, quindi vada per l'albicocca. Avrei potuto magari prendere qualcuno dei biscotti natalizi che ho fatto oggi pomeriggio, ma poi mia madre se ne accorgeva. E poi, l'albicocca restava.
Ieri e martedì ero a Trieste alla laurea di una mia amica e non avrei voluto andarci neanche morta, ma sono troppo gentile per dire di no, e quindi è andato tutto di merda e lo sapevo già prima di partire. Fino alla proclamazione e al buffet andava tutto bene, poi hanno iniziato a farla bere (ovviamente) e da quel momento ha inziato ad andare tutto a rotoli. Al bar del buffet ha iniziato a venirmi mal di testa, probabilmente per via della confusione, del caldo e del fatto che la mattina mi ero alzata tre ore prima del solito per prendere il treno. Allora ho preso mezza pastiglia, per non affossarmi del tutto, e sono andata alla festa. Avevo come una premonizione da quando mi avevano detto che erano tre a laurearsi e a fare la festa nello stesso posto, che poi sarebbe la casa degli ex inquilini di una delle tre, in cui in genere vivono in nove fissi più un numero imprecisato di gente che va e viene. Insomma alla festa da bere c'era solo alcol, niente cibo, due divani e musica talmente alta che due piani sotto si poteva ballare. Siamo arrivate alle dieci. Alle undici e mezza io e un'altra tipa che odia le feste come me siamo andate a sederci sui gradini della prima rampa di scale perché c'eravamo stufate e a me stava esplodendo la testa. Gli altri erano talmente fatti che gran parte di loro non se n'è nemmeno accorta. La nostra festeggiata era parecchio fatta anche lei, perché ha provato prima a darmi da bere una lattina di birra e poi anche a offrirmi una sigaretta già accesa. Molto probabilmente non se lo ricorda nemmeno. Insomma, prima serata di merda.
Il giorno dopo mi sono svegliata alle otto, come dire che ho dormito poco più di quattro ore, volevo tornare a casa prestino, che dovevo vedermi con gli altri in biblio, e per questo gli stronzi di TagliaTreni ci hanno soppresso il treno e hanno ritardato il successivo di 35 minuti. Morale della favola, sono arrivata a casa alle sette e dieci.
La prossima volta, giuro che mi invento una balla qualsiasi, perché non voglio più fare cose del genere. Il mio bunker è così accogliente e il mio amico computer non mi tradisce mai.

domenica 14 agosto 2011

Almost ferragosto

Veramente il mio ha i trattini
al posto dei numeri,
ma per il resto è fatto
esattamente così.
Sono incavolata come una iena col mal di denti, il mio orologio è in sciopero da oggi pomeriggio e non so perché. Ha iniziato rimanendo indietro di cinque minuti in un quarto d'ora e ha finito per fermarsi alle cinque e un quarto e restare così fino alle dieci meno dieci. Quello che non capisco è perché la lancetta dei secondi continua a girare. Voglio dire, se fosse colpa della batteria dovrebbe fermarsi del tutto, no? Invece minuti ed ore stanno fermi e i secondi scorrono lo stesso. Mentre aspetto di portarlo a sistemare (spero molto vivamente che si possa sistemare, perché non voglio comprare un orologio nuovo) mia madre mi ha prestato il suo, che avrà qualcosa come trent'anni e va ancora a carica manuale. Scommetto che mi dimenticherò in bomba di caricarlo. Che poi, cavolo, proprio di domenica doveva piantarsi? E proprio nella settimana di ferragosto. 'fanculo.
Ma lasciamo perdere e parliamo di qualcosa di più edificante. A ferragosto (che poi sarebbe la festa dell'Assunta) c'è sempre la processione con la statua della madonna sul carro (n rimorchio da trattore con le sponde abbassate e bardato tutto di bianco e azzurro) e a tirare/spingere il carro don Bepi ci manda i ragazzi che nell'anno compiono 18 anni. A sentire lui dovrebbe essere un onore. A dire il vero è una faticaccia e ti viene anche mal di schiena perché è basso (sì, l'ho fatto anche io, magari no). L'anno scorso, per la gioia del prete i ragazzi che si sono presentati erano in 2 (due, esatto). Non erano mai stati così pochi. Del mio anno eravamo una decina, che non era neanche male su una classe di 22, ma ogni anno vanno calando, nonostante le classi siano sempre più numerose. Si accettano scommesse su chi ci sarà quest'anno.
Stanotte ho anche finito di leggere l'ultimo libro di Jonathan Stroud, L'anello di Salomone, ma non ho voglia di fare una recensione anche qui, per cui andate a leggervela sulla mia libreria di anobii.
E poi, se tutto va bene (e andrà, perché ho deciso io) giovedì arriva la Austro. ♥
I miei amici, specialmente Marco, sono già curiosi come delle scimmie e mio padre mi sta facendo una valanga di domande. Credo che si preoccupi di fare brutta figura.

sabato 11 giugno 2011

Incazzata come una iena

Dire che sono furiosa è poco. Mi sono stufata della gente che non sa organizzarsi e che pensa che noi del kemma siamo i loro schiavetti tuttofare, i galoppini che con un pasto si fanno stare buoni e che fanno le figure di merda al posto loro. Eccome se mi sono stufata.
Giovedì sera in teoria dovevamo fare animazione alla festa di fine anno scolastico. Ci siamo preparati giochi e balli in una settimana perché non lo sapevamo (era scritto nel volantino della sagra, ma dopo averne parlato a grandi linee a marzo nessuno ce l'aveva più confermato e quindi quando l'abbiamo scoperto abbiamo dovuto metterci il pepe nel didietro) e poi non abbiamo fatto niente di niente perché abbiamo scoperto che in realtà quelli delle medie presentavano già dei balletti inventati da loro con la prof di ginnastica. Era semplicemente successo che la pro loco non lo sapeva e invece il comitato mamme si era dimenticato di dircelo. Ah, grazie. Quindi noi abbiamo fatto la figura dei cretini con la maglietta fuxia.
Oggi pomeriggio c'era in programma il Nutella party, ci avevano garantito che era tutto pronto, che anche se pioveva si faceva nel capannone, che l'attrezzatura della musica funzionava (perché giovedì non funzionava un cavolo neanche quella). Nel programma della sagra c'era scritto che era alle 16.30, invece sul giornale locale c'era scritto che era stasera. Oggi pomeriggio sono venute 4 persone. Q-u-a-t-t-r-o. Per favore, evitiamo di prenderci in giro. Domenica prossima ci sarebbe l'anguria party ma si arrangiano, perché non esiste che noi lavoriamo così. N-o-n-e-s-i-s-t-e.
Non pretendo che mi si buttino ai piedi, ma almeno sapere come si svolgono le cose e che il programma sia rispettato sì, visto che oltretutto siamo tutti volontari che andiamo a fare animazione perché ci piace e non perché ci pagano. Voglio un po' di rispetto per noi e per il nostro lavoro. Mi pare il minimo.