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lunedì 8 giugno 2015

Gli esami si avvicinano

La cosa fa un po' ridere, ma sto praticamente studiando di più adesso che quando andavo a scuola.
Ho i ragazzini di terza media che iniziano gli esami lunedì (cioè tra una settimana) e che tipo ti dicono: eh, ma sta cosa l'abbiamo fatta? Oh, ma davvero? Allora la devo mettere nella tesina?
STUDIATE, BENEDETTI!
Che poi, non sto neanche a parlarvi
a. di come non sappiano fare neanche uno schema per la tesina, che gliel'ho fatto io
b. di come siano fatti da culo i libri che hanno, specialmente quello di mate e di storia, che oggi per trovare la guerra d'Etiopia mi sono dovuta leggere due capitoli perché non ne parlava col fascismo ma più avanti (e in mezzo c'era un capitolo boh credo sull'America, messo così a caso)
c. di come non sappiano sottolineare/riassumere le cose principali
d. di come manchi una settimana al'esame e loro cadano dal pero.
STUDIATE, STUDIATE, STUDIATE!
In più poi è arrivato Marco con Mac al seguito (Mac è il computer, non un amico), e ovviamente, avendo la maturità tra una settimana (e probabilmente trovandosi sulla stessa barca di quelli di terza media) è anche lui intrippato a scrivere la tesina e guarda caso la fa sulla Apple e abbiamo passato minimo un'ora a vedere che balle tirare fuori a proposito della causa contro la Samsung (qui su wikipedia in inglese, se volete. In quella in italiano non c'è). Poi io prima, siccome mi sentivo gentile (anche se non so se se lo merita) ho gettato l'amo su Google e (e su Face per un consulto) e gli ho trovato un poche di carte del tribunale, così sarà contento visto che cercava le leggi e gli articoli del cavolo (s'intende che io non le ho mica lette tutte, ci ho dato un'occhiata veloce, dopotutto io la maturità l'ho già fatta).
Insomma, così.
E poi, l'associazione comuni mi ha scritto giovedì dicendo che i corsi iniziano l'1 luglio e si va in sede dal 22, ulteriori info appena arrivano dall'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (unsc) di Roma. Probabilmente arriveranno il 30 giugno xD

lunedì 15 aprile 2013

La festa e la felpa

Avete presente quei (tele)film cretinissimi in cui la ragazza va in giro con la felpa o la camicia del suo ragazzo che le sta grande tre volte ma chissenefrega perché intanto è sua? Bene, ieri per cinque minuti mi sono sentita una di quelle stupide ragazze. Non era neanche tanto male. Il punto è che ieri c’era la famosa Festa di Primavera (qui le foto, se volete) e noi la mattina eravamo lì a fare i giochi per i bambini, però poi nel pomeriggio ce ne siamo andati, prima a prendere il gelato e poi Marco ci ha invitati a casa sua. Io ero uscita di casa in maniche corte, visto che si crepava dal caldo, e non mi era neanche passata per l’anticamera del cervello l’idea che magari verso sera avrebbe iniziato a fare freddo, così non mi sono presa su né felpa né niente. In breve, verso le sei ha iniziato a venire su aria, così ho chiesto a Marco se per caso aveva una felpa da prestarmi. Dopo tre secondi me ne sono pentita perché nel mio cervello si è accesa una lampadina che diceva “Merda, merda, merda. Adesso penserà che non vedevi l’ora di metterti la sua felpa”. Poi se n’è accesa un’altra che diceva “Fanculo, fa freddo. La felpa è sua solo perché sei a casa sua. Che pensi quello che gli pare, casomai parleremo anche di questo”.
È possibile che riesco a incasinarmi per una semplice felpa? Gliel’ho anche già restituita.

venerdì 28 settembre 2012

Bungee jumping senza elastico

Oggi era una di quelle giornate in cui farei il bungee jumping senza elastico o, in alternativa, attraverserei la strada col rosso e gli occhi bendati, sperando che tutte le macchine abbiano i freni rotti.
È iniziata male già da stamattina, quando la sveglia del cell ha deciso di non suonare. Non è la prima volta e pare che si risolva da solo, ma intanto mi scoccia andare a dormire con l’angoscia di non sapere se mi sveglierò all’ora giusta. Certo potrei portarmi in camera una sveglia normale, ma il ticchettio mi fa diventare scema. Quando andavo a scuola, nel weekend la traslocavo sempre, per dormire almeno una notte tranquilla.
È proseguita male perché mentre guardavo E.R. mi è arrivato un messaggio dell’agenzia di collocamento che mi diceva (per la prima volta da aprile) che a Motta (circa 15-20km da casa mia) cercano un’impiegata commerciale e di chiamare in agenzia. Ora, l’altro posto in cui ho portato il curriculum è una libreria, ed è anche più vicina a casa, e la verità è che io non voglio fare fatture. Il mio sogno è lavorare in libreria, quindi sarà meglio che si affrettino a chiamarmi. Non chiedo tanto, almeno un colloquio. Sono secoli che porto in giro curriculum e non mi chiamano neanche a colloquiare. Comunque vabbè, ho deciso che gli do tempo ancora il weekend e lunedì chiamerò l’agenzia. Piuttosto che chiamarli vorrei sotterrarmi, ma poi mia madre mi rompe che me la sto prendendo comoda.
Dopodiché, mentre guardavo Grey’s Anatomy (non mi fa né caldo né freddo, ma sono dottori e tanto basta) ha iniziato mia nonna a tediarmi, che se non mi tedia per delle cose inutili almeno due volte al giorno non è contenta.
A pranzo, dopo aver aspettato mia madre fino all’una passata che ormai me l’ero già figurata giù per il fosso, ho ingurgitato una quantità spropositata di spaghetti al tonno e pomodoro, che per gli spaghetti non ho mai misura, ma almeno non ho avuto fame per il resto del pomeriggio.
Il pomeriggio in biblio è andato via quasi liscio, a parte il fatto che ho perso tre ore a trovare la due metà dei foglietti dei prestiti da scaricare e a bestemmiare in sanscrito perché quando le cose vengono fatte da gente che non capisce quello che gli spieghi poi trovi solo confusione e ci metti metà tempo per sistemare e l’altra metà per fare il lavoro. Alle sei e mezza, quando ormai la voglia di attraversare l’incrocio bendata stava calando, è arrivato Marco. Abbiamo chiacchierato un po’ mentre rovistavo tra i foglietti, ma ormai lavoravo male perché avevo le dita praticamente assiderate, così gliele ho ficcate dentro al colletto della felpa, che è sempre calduccio, e per un po’ è stato tutto come una volta, col mondo un po’ meno buio e la voglia di legarmi l’elastico alle caviglie prima di saltare. A volte mi chiedo perché non lo bacio. Penso che mi farebbe bene. Ma tornare a casa col suo profumo sulle dita e rendertene conto un secondo prima di lavarti le mani è già una bella sensazione.

giovedì 20 settembre 2012

Profumo di ricordi

Ieri ero in biblio con Marco a bestemmiare sopra alle disequazioni di grado superiore al secondo. Aveva lo stesso profumo di un ragazzo che mi piaceva quando avevo dodici anni. Gliel’ho detto, così, tanto per, e mi ha chiesto se ne ero sicura. Lo ero, non dimentico mai il profumo di qualcuno che mi piace. E, guarda caso, si chiamava Marco anche lui.

lunedì 30 aprile 2012

Il pranzo della domenica

Alla fine la caccia che non s’aveva da fare l’abbiamo fatta. Comunque è stato desolante, c’erano tipo dodici bambini, e io già me lo immaginavo.
A pranzo Marco ci ha invitati a casa sua a mangiare la grigliata, che aveva questa idea di trovarci tuti già dal suo compleanno. Siamo stati a casa sua fino alle sette meno un quarto. Mia madre si stava già chiedendo se mi sarei fermata anche a cena, e avremmo anche potuto, visto che era avanzata una montagna di roba. Probabilmente in quella casa pensano che noi ragazzi siamo tutti voraci come il loro figlio di mezzo, ma non è vero. Io ho dissezionato un po' di pollo e non sono neanche arrivata alla fine perché poco dopo la metà ero già pasciuta. E dopo suo padre ci ha portato anche il gelato, e la Chiara il dolce. Ieri sera avrei potuto benissimo saltare la cena.
Nel pomeriggio ci siamo messi in giardino con gli asciugamani, il che non sarebbe stato male se non fosse che poi come al solito ci si mette a gruppetti e io resto fuori. Io odio andare alle feste e ai raduni e tutto il resto perchè so che finisce sempre che resto fuori. E poi solito, se non faccio da tappezzeria non sembro neanche io.
Sono anche riuscita a bruciarmi la faccia.

lunedì 12 marzo 2012

Pomeriggio perplesso

È un altro pomeriggio noioso in biblioteca. Ogni tanto viene dentro qualcuno, ma sono già le quattro e si saranno viste sì e no otto persone. La gente arriva tutta sul tardi, tipo dalle cinque e mezza in poi. In realtà non mi secca più di tanto se non c'è gente, almeno posso cazeggiare allegramente con otto schede di internet aperte, che se solo mi sogno di farlo a casa mi esplode il computer.Sto aspettando che arrivi Marco, sempre se arriverà, con le foto di sabato. Dobbiamo fare dieci postazioni e lui ha scattato grossomodo centocinquanta foto. A parte il fatto che probabilmente neanche ci ricorderemo tutte dove sono, anche sceglierle sarà un casino.
A proposito di foto, ieri sera ho mostrato a mio padre quelle che avevo fatto nel pomeriggio, e quando mi ha detto "belle, brava" in quelle due parole c'era sottintesa l'intera frase "a cosa ti serve una macchina nuova e costosa quando riesci già a fare foto belle con quella che hai?". Ho fatto finta di non cogliere.
Ho fame, e nell'armadio non c'è niente, e comunque non dovrei mangiare perché ho un didietro enorme come una balena (cit.), cosa di cui tendo a fregarmene e a strafogarmi lo stesso. Un paio di pancakes col miele adesso ci starebbero proprio bene, ma potrei anche accontentarmi di una fetta di pancarrè con la marmellata.
Per di più, un'altra cosa che mi lascia perplessa, è che la famosa gita a forse-Rimini, è a Rimini solo per la mostra "da Vermeer a Kandinsky", e poi nel pomeriggio si va a San Marino. Certo l'accoppiata San Marino+macchina fotografica nuova è decisamente allettante, però a dire il vero a me interessava di più passare del tempo a Rimini e non per via della mostra. Bah, ci penserò.

lunedì 20 febbraio 2012

Un giorno a carnevale

Ho un diavolo per capello. I capelli con le doppie punte valgono per due. Come sapete domani c’è la festa di carnevale, vi ho tediato fino alla nausea, e salta fuori che Marco non ha voglia di venirci e probabilmente andrà a Jesolo con un “amico” per puro dispetto, la Ele ha cambiato idea sette volte, passando dal “non ho voglia” al “sono in para” al “se tu vieni allora vengo anche io” e cose del genere. Soprassediamo sulle altre. Non so perché devo essere sempre io che mi rovino il fegato ad ascoltarli e farli ragionare e tutto il resto. Con Marco ho appena finito di litigare, la Ele a un certo momento l’ho lasciata perdere e delle altre, dopo avergli ricordato otto volte di portare la musica, non mi sono più preoccupata. Comunque sarà meglio che porto il cavo di collegamento, ho come il sospetto che sennò saremo senza.
Non che io muoia dalla voglia di badare a una masnada di bambini indemoniati e cose del genere, ma ci siamo presi un impegno e adesso lo portiamo a termine, no? No, perché l’unica povera scema che la pensa così sono solo io, agli altri gli fa tutto uguale, e questo mi dà ancora più fastidio. (Soprassediamo sul fatto che questo weekend ho avuto un attacco di sinusite, per fortuna leggero, e che sono ancora mezza tappata e che ho anche un po’ di mal di gola. Ah, e per questo non sono neanche andata al famoso compleanno).
Alla fine credo che le foto le farò io, il che equivale a interno = pessima qualità, e per fortuna che non c’è la luce al neon.
Cascasse una pannocchia se non mi compro una reflex al più presto.

lunedì 13 febbraio 2012

Grazie per la cioccolata

Ci sono due categorie di persone
che pensano a come uccidere la gente:
gli psicopatici e gli scrittori di gialli.

Non sono psicopatica, o almeno non credo, e non sono neanche una scrittrice di gialli, ma in questo momento sto seriamente pensando a come uccidere la gente.
Oggi pomeriggio Marco mi ha addirittura offerto metà della sua tavoletta di Milka alle nocciole, il che dovrebbe avermi resa felice (e dovrebbe anche avermi fatto pensare che deve come minimo essere innamorato di me, per avermi offerto liberamente da mangiare), invece non mi ha tolto dalla testa quella cazzo di festa di compleanno che ho venerdì sera. Il fatto è che sarebbe il compleanno della mia migliore amica (o almeno lo era, dalla prima elementare alla quinta superiore) e dovrei essere tutta felice, invece no. Non so se ricordate della disastrosa festa di laurea che vi ho raccontato a dicembre, ma il fatto è che sarà di sicuro qualcosa in quello stile, che decisamente non è il mio. Io vi giuro che mi sto rovinando il fegato a pensare cosa mi è passato per la testa di dirle che ci andavo, e cosa mi sono pensata di essere io a sentire le sue amiche dell'uni per il regalo, che ogni giorno apro facebook e c'è un messaggio nuovo da parte loro. Pensare che ci saranno queste tipe che conosco di vista, e tutti i contadini di Campo, mi fa venire il vomito.
Mi chiedo perché tutte le volte mi faccio incastrare, perché non ho semplicemente coraggio di dire: non me ne frega un cazzo della festa, il mio computer è più simpatico e non mi costringe a fare conversazione se non voglio e neanche a vedere che tutti mi guardano se non bevo, e poi a casa posso stare comodamente svaccata in pigiama e coi capelli legati alla cavolo, che anche se sembrano una criniera chissenefrega.
Invece dico: ok, ci vediamo venerdì.
Che poi, cazzo, sembra che dobbiamo sempre andare per locali ad accalappiare maschi. Che me ne frega di andare ad accalappiare un maschio da chissà dove quando ne ho uno che mi porta addirittura mezza tavoletta di cioccolata di sua spontanea volontà?
Fanculo anche i compleanni, voglio chiudermi in biblio a ingressare i libri nuovi (comprati oggi pomeriggio, tre borse, che libridine!) e mangiare cioccolata, va bene anche senza nocciole.

mercoledì 8 febbraio 2012

Il colpo di scena

Intanto aspetti il colpo di scena,
quell’occasione unica
che ti sistema ogni problema.

Pensi che vada tutto bene, sei comodamente seduta sulla poltrona della Giò in biblio a farti i cavoli degli altri su facciabuco e blogger, quando ti arriva una cazzo di notifica di messaggio privato. I messaggi privati sono sempre una gran rogna, perché vuol dire che la gente non ha niente di meglio da fare che dirti le cose di nascosto. Comunque, avrei preferito di gran lunga una delle solite catene sul colore delle mutande o cose del genere, perché quello che ho trovato ha iniziato a farmi venire le pare esistenziali. Una cena di classe. Con quei maiali dei miei compagni di quinta superiore. Ora, se c'è una cosa che io odio più delle cene di classe, ora non mi viene in mente. Specialmente con loro. Li ho sopportati per tre lunghi anni, tremando al pensiero delle ore di supplenza scoperte, e anche solo ai cambi dell'ora. Dovete sapere che in classe mia eravamo 21 femmine e un maschio. E lui faceva casino per dieci. Il che sarebbe stato niente, se tre quarti delle femmine non gli fossero anche andate dietro dandogli manforte in tutte le sue cazzate. In classe mia volavano (letteralmente) sedie, astucci, diari, specchietti, gomme americane masticate. In genere si attaccavano ai capelli, ma anche ai giubbotti. Una volta se n'è attaccata una anche sul mio, e mia madre voleva telefonare alla madre di Matteo per smerdarlo. Mia madre è una di quelle che pensano sempre di dover intervenire, specialmente quando le dici "mamma, NO, faresti peggio". Alla fine l'ho messo in congelatore e l'ho tolta, comunque il giorno dopo l'ho smerdato io. E lui mi ha anche detto che forse l'ha fatto per sbaglio, perché voleva attaccarla addosso alla mia compagna di banco. (Il punto è che, grazie a Dio, con me non se la prendevano quasi mai, io stavo per i cavoli miei e nelle ore di supplenza leggevo. Nessuna delle mie cose è volata fuori dalla finestra, da quando in terza ho detto a Matteo che Le Cronache del Mondo Emerso che stavo leggendo era della biblio e di non provare a toccarlo con un dito).
Comunque sto divagando. Il concetto è che pensare di andare a cena con loro mi fa venire il vomito. E che muoio dalla voglia di scrivere sotto al messaggio che mi hanno mandato "no, non vengo, fottetevi tutti". Ci starebbe proprio bene.
Come se non fosse sufficiente, più tardi è arrivato Marco. Ora, io a Marco voglio bene, lo sapete, ma ha delle maniere di comportarsi che, nei giorni giusti, mi urtano in una maniera... tanto per cominciare, ha sempre fame, e la Giò nell'armadio ha sempre da mangiare, ma il fatto è che intanto se lei non ci da il permesso non si può mangiare e poi, la regola non scritta è che se proprio devi mangiare, bisogna prendere le cose già aperte, così non si nota. Tipo le patatine, una fetta di pane con la nutella... non le barrette della Milka che ce ne sono due di numero. E questa è una. La seconda cosa che mi ha fatto letteralmente sbarellare, è che l'ho convinto a leggere Harry Potter, dopo essersi fatto un'overdose di tutti i film in una settimana. Gli ho detto che i film sono belli ma che hanno tagliato un sacco di cose e che leggere i libri è d'obbligo, se gli sono piaciuti così tanto i film. Alla fine l'ho convinto e gli ho portato il mio primo, visto che in biblio i primi tre sono fuori (da una vita, tra l'altro). E ok, io sono maniacale per quanto riguarda i libri, specialmente i miei, e gli ho detto di non fare ditate di unto, non fare orecchie per tenere il segno, non tenere il segno con i risvolti della copertina, che se fa una di queste cose e me lo distrugge, dopo 12 anni che lo tengo come una reliquia, lo uccido e me lo faccio comprare nuovo. Credo di averglielo più o meno gridato. Credo che gli sia sfuggito qualcosa lo stesso.
E quando abbiamo chiuso e l'ho visto girare subito a destra ad accompagnare una nostra amica, coi miei libri in mano, mi ha assalito un senso di oppressione che non riesco ancora a togliermi, e forse è per questo che ho scritto un post lungo un chilometro, per sistemarmi i problemi. E anzi, vi dirò un'altra cosa. Io non fumo, ma in quel momento mi sarebbe piaciuto molto avere una sigaretta accesa tra le dita, buttargli il fumo negli occhi e poi e spegnergliela addosso. Voi non avete neanche idea. Anche quello avrebbe sistemato un po' le cose, perché sono malvagia.
Dopocena ci siamo anche sentiti con un tono più pacato, ma gli ho detto lo stesso che so che è un ragazzaccio, ma che dopotutto so anche che alla sua Frau (che sarei io) le vuole bene, e che quindi non farà casini. Quello che ho tralasciato di dire, è che io gli voglio bene di più. Ma non so se glielo dirò mai.

venerdì 16 dicembre 2011

Chiedimi se sono malvagia

Vi ricordate la tipa col nome stupido, quella che vi dicevo che Marco era innamorato cotto? Ecco, pare che abbiano litigato di brutto (e devo ancora capire perché, e forse devono capirlo anche loro) e che non le piaccia più. Lui dice che è contento. Non immagina quanto lo sono io. Sono malvagia, sì.
In due mesi si sono conosciuti, innamorati, baciati, lasciati. Anzi, due mesi domani. E no, non ho tenuto il conto io, me l'ha detto lui oggi mentre studiava tedesco e mentre io, col suo benestare, gli cancellavo dal diario tutte le tracce di questo fugace amore. Eppure, non più di tre settimane fa gli avevo detto una cosa del tipo "che ne sai, magari l'anno prossimo non ti piace neanche più". E intendevo l'anno di scuola. Sono malvagia, sì.
Non credo che passerà molto tempo prima che si innamori perdutamente di un'altra, perché lo conosco e so com'è fatto, e posso anche prevedere subito che durerà molto poco come al solito. Voglio dire, due mesi sono anche tanti, rispetto allo standard.
Io quando avevo la sua età ero stracotta di un tizio da due anni, però stava per cadermi il mondo sulla testa. Io quando avevo la sua età avevo un sacco di problemi e il pollice non si era ancora frugato a scrivere messaggi. Forse non ero neanche malvagia, è successo tutto dopo.

mercoledì 7 dicembre 2011

Zuccherosi

Sucking too hard on your lollipop
or love's gonna get you down
say love, say love
or love's gonna get you down

A stare con Marco mi verrà il diabete. Voglio dire, in compagnia di Marco, non capite cose strane. Specialmente da quando sente la famosa tipa col nome stupido. Se gli si appoggia una mano addosso, quando la si toglie gronda miele.
È talmente zuccheroso che nemmeo la frittella che abbiamo diviso oggi pomeriggio non aveva così tanto zucchero, il che è tutto dire, visto che al primo morso mi sono riempita tutta la faccia. Le frittelle da sagra, quelle tonde e enormi sono sempre state piene di zucchero, ma credo di non essermi mai sporcata così tanto mangiandone una. A un certo momento, quando ne restava solo un pezzetto l'abbiamo perfino morsa insieme, tipo Lilli e il Vagabondo che mangiano lo stesso spaghetto, perché siamo due ingordi, e grazie a Dio non è entrato nessuno dalla porta della biblio, visto che eravamo alla scrivania. Sennò ci denunciavano per atti osceni, visto che la gente non ha il minimo senso del romanticismo e della zuccherosità.
Domani nevicherà, perché non è mai stato che Marco divide la roba da mangiare.

lunedì 7 novembre 2011

Il nome che detesto

Per qualche stupido motivo, nel tuo cervello sei convinta che i fratelli piccoli rimangano sempre piccoli, invece giri l'occhio un attimo e quando torni a guardarli non li riconosci più.
Sono gelosa come una scimmia, perché Marco ha una nuova fiamma, che non si sa bene quanto sia ricambiato e che noi tutte vecchiarde disapproviamo. Lui non ci ascolta, oppure lo fa ma non ci dà retta, che io trovo una cosa stupida ma che è ampiamente giustificabile perché io ero uguale spiccicata. Solo che io ero anche un pochino più innamorata di lui, e anche da un po' più tempo.
Voglio dire, ho perso il conto delle tipe di cui mi ha parlato da quando ha messo piede alle superiori (per non parlare di quelle che mi raccontava mentre cercava di venire fuori dalle medie), e sono convinta che non ce ne sia stata nemmeno una di cui era davvero innamorato cotto, intendo a quel grado in cui si fanno le vere cavolate, si cammina alti da terra mezzo metro e quando ti arriva un suo messaggio ti si stampa in faccia un sorriso ebete che potresti vincere un premio.
Tra l'altro la tipa ha anche un nome che io associo per definizione a delle persone stupide (o forse è un caso, ma la gran parte di quelle che conosco che lo portano sono stupide o almeno si comportano come tali).
Sono irrazionalmente gelosa, come lo ero da piccola quando mia madre guardava gli altri bembini, che potendo l'avrei presa di peso e portata via. E sono malvagia, spero che piova tutta la settimana e che non si vedano, spero che lei sia ancora persa per il suo ex, cose del genere. Oggi gli ho perfino detto che ci arrabbiamo perché vuole più bene a lei che a noi, che siamo le sue vecchiarde e che deve ascoltare quando lo consigliamo, se non vuole restare col culo per terra. Ma so che stiamo parlando col muro, e che è meglio preparare il cucchiaino per quando dovremo raccoglierlo. Solo che, come minimo, la prima cosa che diremo sarà "te l'avevo detto". Questo se lo merita proprio.

domenica 16 ottobre 2011

22

Sapete, dopo che ieri Marco mi ha dato della "piccola anziana Frau", mi sento davvero decrepita. Che poi, non ci vuole tanto a sentirsi vecchi quando giri in compagnia di gente che ha di media 17 anni.
Ieri pomeriggio abbiamo fatto un po' di festa. Presto arriveranno anche le foto, se Marco mi fa la grazia di passarmele, visto che lui su face non le carica più perché dice che si rovinano. Poco male, le caricherò io.
Ho portato da mangiare il famoso salame a forma di 22 e siccome è venuto bene (anche se mescolare tutto l'impasto è stata una faticaccia di Ercole perché alla fine non ci stava più nella terrina), come promesso prossimamente vi metto la ricetta. E anche quella dei muffin, così la Austro è contenta.
Ma passiamo alla parte dei regali: dai ragazzacci ho ricevuto un maglione a righe, un paio di orecchini a forma di cuore e un perizoma (che ovviamente non metterò mai), invece la Elena e la Giò mi hanno regalato uno scamiciato che adesso va molto di moda (ma che non so se metterò. Se stai leggendo, Elena, scusa ma è la verità) perché mi hanno detto che così magari sembro un po' più donna. Se volete sapere la verità, me ne frego di sembrare più donna. Se devo mettermi su un vestito e gli stivali (i tacchi no, se non voglio ammazzarmi al primo passo che faccio) per stare male tutto il giorno, stare scomoda e avere freddo le maniche e pensare che mi si vedono i rotolini di trippa, preferisco incartarmi nelle mie solite felpe e nei miei jeans e mettere le mie scarpe da ginnastica slegate. Se devo piacere a qualcuno, non sarà per come vado vestita.
Mia nonna mi ha fatto il solito biglietto di banca e credo che andrò presto a spenderlo in braghe, visto che ieri per chiudermi quelle dell'anno scorso ho tirato come una matta.
Mio zio mi ha detto di passare da quelle parti che anche lui ha qualcosa per me, e anche se credo di sapere di cosa si tratta, prima di scriverlo voglio controllare.
E aNobii, quando schiaccio sulla foto, mi ricorda "22".

martedì 12 aprile 2011

kemmagliette

Sono ancora in coma da domenica mattina. Alzarmi alle 8.15 per andare a fare animazione mi distrugge psicologicamente. Poi ok, mi diverto come una scimmia, però è troppo presto. E svegliarsi e scrivere "giù dalle brande" agli altri. E sentirsi chiedere cosa significa, e ridere di qualcuno che non andrà mai a fare il militare e non saprà mai cosa significa.
Alla fine abbiamo fatto gli scienziati. Ci hanno dato la maglietta. Fuxia, ma anche troppo che ce l'hanno data, mi sa. Dobbiamo anche arrangiarci a stamparla, visto che secondo la Pro Loco stamparne così poche costava un sacco di soldi e loro ti pare se li spendono per noi.
Sabato abbiamo fatto la festa a Marco. Il regalo gli è piaciuto (e sopratutto gli entra), adesso posso anche buttare lo scontrino.
Sabato notte ho finito di sistemare la roba per la Banzai, e oggi pome ho registrato tutti i commenti. GUAI a lei se si sogna di farci cambiare ancora qualcosa. La spiano con un rullo da asfalto.

mercoledì 6 aprile 2011

Good things come for girls who wait

Oggi Marco si è presentato in biblio con una felpa dello stesso colore di quella che volevamo prendergli. Non l'abbiamo presa, checculo.
Sono due giorni che non faccio altro che dormire. Più dormo e più dormirei, e quando sono sveglia mi viene anche il mal di testa. Se pensa di venirmi la sinusite, tutti i giorni sono buoni a partire da lunedì 11, non prima, grazie.
Oggi pome io e Marco ci siamo stravaccati sui gradini della biblio a prendere il sole, della serie: Vieni fuori? Dai, vieni. Come si fa a dirgli di no? Io mi sono distesa allegramente sul lato della scala, lui stava seduto da testa. Non lo vedevo, mi toccava tenere gli occhi chiusi per via del sole. Gli avrei messo volentieri la testa sulle gambe, perché il marmo della biblio è scomodo, ma figurarsi se mi lasciava fare una cosa del genere. Piuttosto volavo sui sassi.
Domenica ci sono gli scienziati. Mi aspetto una giornata grandiosa, visto che mi devo svegliare prima delle otto. Speriamo che arrivi qualcosa di buono. Io saprei anche cosa.

venerdì 25 febbraio 2011

L'invasione dei minion

Marco ha deciso che a carnevale si veste da minion. I minion sono dei cosi che infestano il film Cattivissimo Me. Gli è venuta un’insana passione per questi affari da quando la Giò ha comprato il dvd e allegato c’era il pupazzetto di un minion (di gomma). Abbiamo giocato a lanciarcelo per un pomeriggio intero.
Per chi non lo sapesse,
questo è un minion.
Poi quando si è pensato che i minion hanno su la tuta da lavoro ha detto che poi vestito così sembra un manovale, come dice la sua prof di inglese. Perché il fatto è che ovviamente fare il manovale è un lavoro degradante. Perché non è che sono i manovali che hanno costruito il mondo anche a lei. No, eh.
Comunque lasciamo perdere, sennò poi divento polemica.
Insomma per fare il minion ci vuole: una maglia gialla, una tuta da operaio con le bretelle, gli occhialoni.
Occhialoni fabbricati stasera in resistentissimo cartoncino.
Tuta fregata a mio padre, che quella con le bretelle non la mette mai (già, dimenticavo che mio padre ha fatto il saldatore per 41 anni. Come la mettiamo, signora maestra?)
Maglietta in ricerca. Quella deve arrangiarsi, io non ne ho da prestargli.

mercoledì 19 gennaio 2011

Rabbit season. Duck season. Fire!

Guarda se è possibile che uno faccia schifo agli esami e che tutti debbano venire a consolarlo e dispiacersi. Perché cazzo dovete dispiacervi per me, che so bene quanto poco ve ne frega in realtà? Comunque, io non mi dispiaccio per niente. Sapevo di non aver studiato un cazzo e quindi sapevo che sarebbe andato di emme. Me la sono cercata, dopotutto. Ma avere una scema che mi tarma a proposito di com'è andato e tutto, è più di quello che posso sopportare.
Dichiaro ufficialmente aperta la caccia agli scemi.
È ammesso ogni tipo di arma, purché li faccia fuori definitivamente.
Bugs Bunny e Daffy Duck nella famosa scena
"Stagione dei conigli. Stagione delle anatre.
Stagione di Taddeo".
© Warner Bros.
Stasera quando abbiamo chiuso la biblio pioveva. Che dalla nebbia alla pioggia non è che sia un gran miglioramento, ma se non altro ci si vedeva fuori. Ormai avevo nebbia anche nel cervello. Voglio dire, come si fa a prendere le mutande dal cassetto e trovarle umide per via di questo tempo di merda? Sono 21 anni che vivo nella nebbia quindi in teoria dovrei averci fatto il callo, invece no. Non si può farci il callo. Uno diventa meteoropatico anche se non vuole.
Sono rimasta a chiacchierare con Marco come al solito i nostri (minimo) quaranta minuti sotto la pioggia. Io avevo l'ombrello, lui come uno scemo se l'è presa tutta. Contento lui. Mia madre ormai ha rinunciato a sgridarmi, tanto sa che non cambia niente. Ha solo constatato che "per la differenza d'età che avete siete anche bravi a trovare qualcosa di cui parlare". Oh, noi parliamo di qualsiasi cosa, ma il nostro argomento preferito è la scema. Quella che andrò a cacciare molto presto.

venerdì 24 dicembre 2010

C'è qualcosa dentro l'anima che brilla di più

A Natale puoi
dire ciò che non riesci a dire mai
che bello stare insieme
che sembra di volare
che voglia di gridare
quanto ti voglio bene.

Mancano otto ore a Natale. A dire il vero, chissenefrega di Natale. Tanto so che sarà la solita girandola di ipocrisia, di auguri finti e di sorrisi forzati, così come lo è sempre.
Quest’anno don Bepi ha anticipato la messa di mezzanotte alle dieci, povero, sta diventando vecchio anche lui, ma cascasse una pannocchia se va in pensione. Tanto quello che ci metteranno come rimpiazzo non può essere peggiore. Io e la Ele ci andiamo, alla messa di mezzanotte. Almeno poi la mattina possiamo dormire senza dover pensare che ci dobbiamo svegliare per andare in chiesa, e se ci svegliamo presto è solo perché vogliamo scartare i regali. Sì, siamo delle sporche materialiste anche noi. Come tutti, del resto. Avevamo chiesto a Marco se voleva venire, abbiamo provato a corromperlo i tutti i modi ma non attacca. Neanche dicendogli che dopo la messa ci danno il panettone. Se conoscessi abbastanza sua nonna, lo farei correre, ma non l’ho praticamente mai vista. E peccato, perché sennò capirebbe anche che non sono la ragazzaccia che lei pensa. Cioè, sì, sono una ragazzaccia, ma non sempre. E poi, a Natale siamo tutti più buoni. A Natale mi asterrò dall’essere ragazzaccia. E, a proposito di astensioni, oggi è la vigilia, quindi, come dice mia madre, digiuno e astinenza. Allora, indipendentemente da quello che dice lei, io ho fame. E quando ho fame, mangio. È chiaro?
Ieri pomeriggio sono stata a portare i regali ai miei cugini-rospi. L’idea era di fermarmi dieci minuti, dargli il regalo e via. Sono stata lì tre ore. Sì, va bene, non mi vedono mai. Sì, mi sono messa a chiacchierare con sua madre di ragazzi, il che potrebbe sembrare strano ma non lo è nemmeno tanto. Marco voleva accompagnarmi, ma alla fine non è venuto. Se gli sono fischiate le orecchie, eravamo noi che parlavamo di lui. Bene o male, non saprei. Fatto sta, che è diventato un’ossessione. Di giorno, di notte. È sempre intorno che ronza. Che se non lo sento io, me ne parlano. Poi la notte faccio sogni strani, che a dire il vero non voglio neanche che qualcuno me li interpreti, non voglio sapere cosa significano.
Sto ascoltando canzoni di Natale in cuffia, come se potessero crearmi l’atmosfera. La verità è che non creano un cazzo. Che alla fine albero e presepe e i residuati di neve fuori non mi danno nessuna bella sensazione di tepore natalizio o simili. Nemmeno i miei, nemmeno i regali già pronti sul tavolino (non posso metterli sotto l’albero, perché il pavimento del bunker è umido), che muoio dalla voglia di scartarli. Scommetto che mia nonna stanotte porterà giù la sua stecca di mandorlato duro, che lo prende per me e se lo pippa sempre mio padre perché a me piace il torrone morbido, e in 21 anni lei non l’ha ancora capito (oppure, sì, l’ha capito, ma siccome a lei e a mio padre piace quello duro, hanno deciso che deve piacere anche a me). A dire il vero, non ho la minima idea di cosa vorrei come regalo. Io non voglio mai niente, nel senso che non so nemmeno io cosa voglio. Nel senso che magari avrei un’idea di cosa, ma tanto poi so bene che non ci sarà, quindi non mi illudo nemmeno. Sono sempre stata così, a dire il vero. Non ho mai chiesto chissà che. Diciamo che mi basterebbe essere felice, non dovermi guastare sempre l’umore a causa di cazzate, passare il tempo con i miei amici, non avere rompimenti di scatole almeno quando sono con loro. È per quello che avevamo cercato di corrompere Marco a venire a messa stasera, per passarcela. Perché se un sacco di gente va a messa impellicciata e coi capelli cotonati solo perché è festa e bisogna farsi vedere, noi che a messa ci andiamo sempre, anche quando c’è più di mezza chiesa vuota, possiamo anche permetterci di stare tra amici, di fare versacci tra di noi quando don Bepi ci impesta di incenso e tutto il resto. Di stare vicini, spalla a spalla, a vedere la differenza di altezza, a pensare che per Natale sotto l’albero vorrei trovare uno sgabello, per arrivarci a baciarlo durante l’anno nuovo, perché se non la smette di crescere non ci arrivo davvero più.
È questo il Natale che vorrei io. Non quello delle luminarie, non quello dell’albero o del presepe, non il pandoro o il rametto di pino con gli auguri, non i soliti pranzi dai parenti che ti rompi e basta. Vorrei un Natale con i miei amici, tutti insieme.

sabato 11 dicembre 2010

Stessa voglia di vita che tu hai, stessa musica in mente

Se manchi stringe un nodo
[…]
perché non chiedi mai perdono,
ma se mi abbracci non ti stancheresti mai.

Saremo scemi, eh. Stavo su emmessenne a chiacchierare con Marco ed è venuto fuori che forse un tizio che viene al cg potrebbe darsi che mi corre dietro. Non ricordo chi è il/la cretino/a che per primo/a ha fatto arrivare al mio orecchio questa blasfemia, ma non avrei mai dovuto farla girare, perché così Marco ne ha approfittato per prendermi in giro ad oltranza. Gli ho bloccato tutto tenendo il muso, con l’idea di sbloccarlo un minuto dopo. In quel micro lasso di tempo, lui ha chiuso tutto, msn e facebook, praticamente sbattendomi la porta in faccia più di quanto abbia fatto io. Siamo peggio dei bambini.
Solo che i bambini quando dicono “non ti parlo più” poi dopo cinque secondi si girano e fanno pace, noi grandi no. Noi grandi buttiamo all’aria amicizie decennali quando decidiamo che “non ti parlo più”.
Vivo in simbiosi stretta con Marco più o meno da aprile. Vuol dire che so anche che mutande porta e che voti prende a scuola. Vuol dire che la gente insinua che ne sia innamorata, ma non è vero. Solo gli voglio bene, come ai miei amici quelli veri. Non tutti i cinquecentoenonmiricordoquanti che ho su facebook, solo quei quattro o cinque che non lascerei andare mai.
È una cosa che va al di là di tutto il resto, semplicemente mi piace, per com’è, per quello che fa. Mi piace quando ride e dice “caaaara la [inserire un nome femminile a caso]”, mi piace quando vuole sapere qual è il mio giubbotto per appenderci sopra il suo, anche se sa benissimo che non può essere quello col collo di pelliccia, mi piace quando sta al computer a cazzeggiare e io dietro come un avvoltoio, col mento sulla sua testa, o mi si siede in braccio di colpo sfondando me e la sedia. Mi piace quando facciamo gli scemi e ci soffiamo come i gatti oppure facciamo le fusa se come due idioti ci facciamo i grattini in biblio. Mi piace quando devo alzarmi in punta di piedi per arrivare a baciarlo, che sei mesi fa non era così alto, e ci fosse mai una volta che si abbassa lui.
Ma tutto questo è difficile da spiegare a persone che, quando ti vedono per tre giorni di seguito in compagnia di un maschio, mettono immediatamente in conto che siate in lovv e che state insieme. E non conta se sanno che è il tuo fratellino adottivo, non conta perché capiscono quello che vogliono capire. Evidentemente loro non hanno mai avuto un amico così. Non si sono mai fermati a guardare le piccole cose, a pensare cosa gli piace di quello che fanno gli altri. Sarà che io ho tempo da perdere, evidentemente.

sabato 20 novembre 2010

Con gli stivali e il cappellino in testa, tutto qua

Chissà se tu mi penserai,
se con gli amici parlerai.

Oggi pomeriggio sono stata a comprarmi gli stivali di gomma nuovi, perché gli altri erano scomodissimi, con le cuciture sotto il piede e stelle a righe da vedere. Mia madre voleva farmi prendere quelli del mondo di Patty perché secondo lei erano fatti meglio, più isolati dentro. Le ho detto che piuttosto di prendere quelli, sarei andata nell’acqua con le Adidas. Non c’era verso di farle capire, ma alla fine ho preso quelli viola scozzesi, quelli che a lei non comodavano. Potrei morire, invece di prendere Patty. Tra l’altro avevo strafretta, sennò mi sarei fermata molto volentieri a vedere le scarpe da ginnastica, le Adidas sono distrutte e muoio dalla voglia di prendermene un paio di alte. Ma non me le prenderanno mai, lo so già. Non ho neanche guardato quanto venivano.
Sono arrivata al cg alle 16.38, in clamoroso ritardo di otto minuti, e non si sa come mai erano già tutti lì, che di solito non arrivano mai puntuali. Marco mi ha subito chiesto: “Dov’eri?”. Adoro che si preoccupi per me, anche se è solo per farsi i cavoli miei. Gli ho raccontato degli stivali e delle corse in macchina come dei cretini perché dicevo che ero in ritardo. Quando vuole, mio padre pesta sull’acceleratore che è un piacere.
La Ele è in crisi perché il suo migliore amico le corre dietro (e gliel'ha detto chiaro e tondo) e a lei non piace, ma invece di dirgli semplicemente di no, si sta facendo un miliardo di pare e piange. Sta facendo diventare matta anche me.