Mi viene tantissimo da ridere in faccia a quelli che dicono cose tipo "vabbè dai, se il lavoro non va sarai fortunata in altre cose, tipo l'amore".
Raga, ho una notizia per voi. L'amore non è una questione di fortuna.
Potete pensare all'inizio "che fortuna ho avuto a incontrare questa persona", quel tipo di fortuna magari è ammesso, ma poi o vi rimboccate le maniche e fate qualcosa, oppure la fortuna non serve a niente. Non è che avete avuto una botta di culo all'inizio e quindi durerà per sempre, non è che allora potete fare gli stronzi o fregarvene della persona che avete accanto perché tanto siete fortunati in amore e andrà tutto bene.
BALLE.
Perciò forse è meglio che stiate attenti alle scemenze che dite, perché nella vita, se non vi date un po' da fare, non c'è fortuna che tenga.
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sabato 26 maggio 2018
Balle
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domenica 29 settembre 2013
Ridere e morire
C'è un verso di una canzone che dice "e mi vien da ridere mentre mi sento morire" (è del Teatro degli Orrori, ma non chiedetemi il titolo perché non li ascolto, l'ho sentita per caso). Questo è esattamente come ti senti mentre passi del tempo con gente che ti piace ma che prenderesti a calci nel sedere per quello che combinano.
L'altra settimana ho rivisto dopo anni (letteralmente) il primo ragazzo che mi è piaciuto, quando ero alle medie. Ero ferma a chiacchierare poco fuori dalla biblio con una tipa e lui è passato in macchina con sua madre, ci ha viste, l'ha fatta fermare ed è sceso a salutarci, perché adesso sta a Londra. E io pensavo che dicesse tipo "ehi, raga, come vi va", invece è venuto da me ad abbracciarmi e darmi due baci, e io ho pensato per un secondo che una cosa del genere sarebbe dovuta succedere dieci anni fa, non ora che non me ne importa più niente.
Dicono che il cuore si spezza una volta sola, che tutte le altre sono solo graffi. Ma dimenticano di dire che fanno male da morire lo stesso, come quando ti tagli con la carta, che brucia da matti e non vuole passare mai.
La verità è che tutti i ragazzi che mi sono piaciuti nella vita, se li sono sempre presi delle altre, perché io ero solo l'amica a cui raccontare le cose, quella che stava a sentirli, quella a cui nessuno ha mai fatto i dispetti (anche se delle volte l'avrei davvero gradito). Io sono quella a cui raccontano cosa succede, quella che ascolta e non dice mai "porcatroia, non lei, devi venire a baciare ME, che se non altro me lo merito di più". Voi non avete idea di quante volte ho meditato di esplodere e non l'ho mai fatto. Così ora mi sta bene, rido e muoio un po' ogni giorno.
L'altra settimana ho rivisto dopo anni (letteralmente) il primo ragazzo che mi è piaciuto, quando ero alle medie. Ero ferma a chiacchierare poco fuori dalla biblio con una tipa e lui è passato in macchina con sua madre, ci ha viste, l'ha fatta fermare ed è sceso a salutarci, perché adesso sta a Londra. E io pensavo che dicesse tipo "ehi, raga, come vi va", invece è venuto da me ad abbracciarmi e darmi due baci, e io ho pensato per un secondo che una cosa del genere sarebbe dovuta succedere dieci anni fa, non ora che non me ne importa più niente.
Dicono che il cuore si spezza una volta sola, che tutte le altre sono solo graffi. Ma dimenticano di dire che fanno male da morire lo stesso, come quando ti tagli con la carta, che brucia da matti e non vuole passare mai.
La verità è che tutti i ragazzi che mi sono piaciuti nella vita, se li sono sempre presi delle altre, perché io ero solo l'amica a cui raccontare le cose, quella che stava a sentirli, quella a cui nessuno ha mai fatto i dispetti (anche se delle volte l'avrei davvero gradito). Io sono quella a cui raccontano cosa succede, quella che ascolta e non dice mai "porcatroia, non lei, devi venire a baciare ME, che se non altro me lo merito di più". Voi non avete idea di quante volte ho meditato di esplodere e non l'ho mai fatto. Così ora mi sta bene, rido e muoio un po' ogni giorno.
giovedì 18 ottobre 2012
Recensioni: Teorema Catherine
Teorema Catherine (An abundance of Katherines) è un libro di John Green. Dello stesso autore potete leggere anche Città di carta (bellissimo) e Cercando Alaska (meraviglioso). Mi sembra abbastanza ovvio che “meraviglioso” sta sopra a “bellissimo”.
Attenzione: anticipazioni sulla trama.
Colin ha 17 anni e 19 ex fidanzate tutte di nome Catherine, e da tutte è stato mollato. Colin, che è un bambino prodigio, e forse un genio, e che ricorda un sacco di cose terribilmente inutili e si diverte ad anagrammare le parole, è deciso ad avere il suo “momento Eureka” come tutti i geni, e quando questo arriva lo fa sotto forma di una formula per predire se una storia d’amore funziona o no, e per quanto andrà avanti.
L’ultima Catherine, per comodità C-19, l’ha lasciato il giorno del diploma, e per tirargli su il morale il suo amico Hassan (musulmano sunnita, non terrorista) lo porta con lui in un viaggio on the road nel quale capitano a Gutshot, paesino del Tennessee in cui c’è abbondanza di maiali selvatici e praticamente nient’altro, a parte la tomba dell’Arciduca Franz Ferdinand (o forse no). Qui incontrano Lindsey e sua madre Hollis, e tutti gli amici di Lindsey, primo tra tutti il suo ragazzo Colin, ossia L’Altro Colin (LAC). Hollis propone di ingaggiarli per un lavoro estivo, e così Colin e Hassan si fermano a Gutshot, dove di Catherine non ce n’è nemmeno una e Colin può lavorare al suo teorema…
Dopo Cercando Alaska John Green è balzato in cima alla lista dei miei autori preferiti, e non mi interessa se scrive YA e io ho 23 anni, secondo me scrivere per bambini e ragazzi è terribilmente difficile, più ancora che scrivere per gli adulti, e quindi ha tutta la mia stima. Tutti i suoi personaggi sono così veri che mi domando se effettivamente sotto non ci sia qualche persona reale che lui conosce, o forse è solo che è un trentunenne con un fratello e sono uno più ragazzo dell’altro.
Tutte le scemenze enciclopediche che sa snocciolare Colin io le ho trovate interessanti, ma dopotutto io non sono Hassan, e mi sono letta anche le note a piè di pagina e tutta la spiegazione della formula, pur essendo io negatissima in matematica.
Tanto di cappello anche a Lia Celi che ha tradotto tutto, anagrammi compresi (che ovviamente non si possono tradurre, bisogna semplicemente inventarsene di nuovi).
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lunedì 23 gennaio 2012
«Sempre»
Stanotte ho finito di rileggere tutto Harry Potter. Potete dire quello che volete, ma ci sono due punti dell'ultimo libro che mi fanno piangere anche se non ne ho la minima intenzione.
Il primo è quando Harry si addentra nella Foresta e capisce che sta andando a morire così apre il boccino e gira tre volte la Pietra della Resurrezione.
Il secondo, e credo che questo sia il più diffuso, è quando Harry vede i ricordi di Piton. A differenza di quello che dicono in molti, non mi fa piangere il fatto che muoia. Fa piangere il ricordo:
«Dopo tutto questo tempo?»
«Sempre» rispose Piton.
L'ho odiato per tremila pagine, ma non posso fare a meno di piangere.
Il primo è quando Harry si addentra nella Foresta e capisce che sta andando a morire così apre il boccino e gira tre volte la Pietra della Resurrezione.
Il secondo, e credo che questo sia il più diffuso, è quando Harry vede i ricordi di Piton. A differenza di quello che dicono in molti, non mi fa piangere il fatto che muoia. Fa piangere il ricordo:
«Dopo tutto questo tempo?»
«Sempre» rispose Piton.
L'ho odiato per tremila pagine, ma non posso fare a meno di piangere.
venerdì 16 dicembre 2011
Chiedimi se sono malvagia
Vi ricordate la tipa col nome stupido, quella che vi dicevo che Marco era innamorato cotto? Ecco, pare che abbiano litigato di brutto (e devo ancora capire perché, e forse devono capirlo anche loro) e che non le piaccia più. Lui dice che è contento. Non immagina quanto lo sono io. Sono malvagia, sì.
In due mesi si sono conosciuti, innamorati, baciati, lasciati. Anzi, due mesi domani. E no, non ho tenuto il conto io, me l'ha detto lui oggi mentre studiava tedesco e mentre io, col suo benestare, gli cancellavo dal diario tutte le tracce di questo fugace amore. Eppure, non più di tre settimane fa gli avevo detto una cosa del tipo "che ne sai, magari l'anno prossimo non ti piace neanche più". E intendevo l'anno di scuola. Sono malvagia, sì.
Non credo che passerà molto tempo prima che si innamori perdutamente di un'altra, perché lo conosco e so com'è fatto, e posso anche prevedere subito che durerà molto poco come al solito. Voglio dire, due mesi sono anche tanti, rispetto allo standard.
Io quando avevo la sua età ero stracotta di un tizio da due anni, però stava per cadermi il mondo sulla testa. Io quando avevo la sua età avevo un sacco di problemi e il pollice non si era ancora frugato a scrivere messaggi. Forse non ero neanche malvagia, è successo tutto dopo.
In due mesi si sono conosciuti, innamorati, baciati, lasciati. Anzi, due mesi domani. E no, non ho tenuto il conto io, me l'ha detto lui oggi mentre studiava tedesco e mentre io, col suo benestare, gli cancellavo dal diario tutte le tracce di questo fugace amore. Eppure, non più di tre settimane fa gli avevo detto una cosa del tipo "che ne sai, magari l'anno prossimo non ti piace neanche più". E intendevo l'anno di scuola. Sono malvagia, sì.
Non credo che passerà molto tempo prima che si innamori perdutamente di un'altra, perché lo conosco e so com'è fatto, e posso anche prevedere subito che durerà molto poco come al solito. Voglio dire, due mesi sono anche tanti, rispetto allo standard.
Io quando avevo la sua età ero stracotta di un tizio da due anni, però stava per cadermi il mondo sulla testa. Io quando avevo la sua età avevo un sacco di problemi e il pollice non si era ancora frugato a scrivere messaggi. Forse non ero neanche malvagia, è successo tutto dopo.
lunedì 20 dicembre 2010
Destinati a perdersi
Destinati a perdersi
in spazi troppo piccoli
in pezzi che non puoi riappiccicare.
E poi ti sei data della scema, quando sotto la doccia ti sei lavata via quel bacio che ti aveva appoggiato sulla guancia. Quel primo bacio che ti aveva dato. Avresti voluto chiedere di più, ma non l'avevi fatto, perché sapevi che forse avresti avuto un'altra occasione. Forse, perché chi ti assicurava che non sarebbe stata l'ultima volta che esageravi, che facevi tardi a cena, che correvi come una pazza in bici per arrivare a raggiungerlo prima che aprisse il cancello ed entrasse in casa? Dopotutto avevi solo tredici anni, e ancora non ti era chiaro dove iniziava l'amore, anche se dentro di te, ingenuamente, pensavi già di saperlo.
lunedì 11 ottobre 2010
Brother in love
Guardami in faccia, fratello
[...]
ho bisogno d'amore
ti prego dammelo se ancora ce n'è
in questo mondo sento troppi "perché"
alza gli occhi e guarda chi hai di fronte
e poi dammi calore
in questo freddo delle strade finché
ne avrò abbastanza ancora dentro di me
per scaldare tutte le parole.
Adesso capisco cosa scattava nel cervello di mia madre quando mi diceva che ero troppo giovane per trovarmi un moroso, che quello non andava bene per me. Non lo faceva per mettersi contro di me. Oddio, sì. Lo faceva apposta, sì. Ci provava un gusto particolare a parlare male di lui, specialmente dell’ultimo. Ma lo faceva perché a quanto pare aveva inquadrato la situazione. E mi rendo conto che ora mi sto comportando esattamente come lei. Marco è in lovv, a quanto pare, e tutti i giorni mi ripete quanto siano fighe due tizie che si chiamano ummm…una Serena e l’altra non mi ricordo. Quella che non mi ricordo è una coi capelli arancioni che fa il classico. L’altra è all’Alberti in (mi pare) 1hlt. Così a occhio non mi paiono delle brave persone nessuna delle due. Tra l’altro, dettaglio insignificante, hanno entrambe il moroso. Ma quella è una questione marginale. Insomma, è da quando ha iniziato la scuola che gli dico di no, no e ancora no, di non badarle, che sono tutte delle vacche, cambia solo la misura del campanaccio e la lunghezza della coda. E all’inizio pensavo di dirlo solo con la parte di cervello gelosa come una scimmia. Invece oggi pomeriggio Beppe è partito dagli insiemi e sottoinsiemi per finire a parlare dell’amore. Non so se Marco gli avesse buttato l’argomento così parlando del più e del meno o se Beppe già sapesse qualcosa. Io sono arrivata a metà lezione. Mi sono seduta sul tavolo accanto al fra, con il piede sulla sua sedia e il ginocchio a fargli da schienale, ad ascoltare quelle sante parole. E quante pacche bisogna prendere nella vita, prima di rendersi conto che la strada è sbagliata. Che il ragionamento che fai è sbagliato, che le femmine sono femmine, e che i maschi sono maschi, che chi ama e non si chiude, non smette di cercare l’incontro con le altre persone non invecchia. C’è gente che è già vecchia a vent’anni perché ha perso la voglia di fare, perché ha mandato tutto a farsi fottere, e solo dopo si rende conto di quanto è stata cretina. Ma quante botte. Quante braghe sbregate a cadere in ginocchio. È che a sentirlo dire non ci credi. È che quando mia madre cercava di mandarmi sulla retta via io non la ascoltavo. È che ora, che sono io a cercare di imporre la retta via a lui, non funzionerà e lo so. Perché alla fine cos’ha, quattordici anni? Io a quattordici anni ero fissata che non c’era caso di farmi togliere dalla testa una-certa-persona che poi ho dovuto per forza rimuovere. E poco importa che mia madre mi dicesse che ero troppo giovane. E importa ancora meno che sia stata male due anni. Devi sbatterci addosso. Non importa se tua sorella grande, che ha sbattuto in parecchi muri, ti mette in guardia, se ti dice che no. Dopotutto lei è solo gelosa come una scimmia, no? Si vede da come ti coccola.
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