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giovedì 24 aprile 2025

Vita

A quanto pare è passato quasi un anno e mezzo dall'ultimo post. Ma sono ancora viva. E sono successe delle cose.
La prima cosa che è successa è che a settembre ho finalmente preso il ruolo. La paga fa schifo, il ministero ci tratta come l'ultima ruota del carro (già tratta come l'ultima ruota del carro gli insegnanti, figurarsi il personale ATA), ma non si può neanche dirlo troppo ad alta voce sennò non sei un bravo dipendente pubblico. Sono di nuovo alla primaria dov'ero l'anno scorso e spero di restarci per sempre, visto che è vicina, comoda, si sta bene e due delle mie colleghe andranno in pensione nei prossimi due anni e qualcuno deve restare a tenere su la baracca e a dirigere il traffico dei collaboratori supplenti che arriveranno (come se io avessi l'autorità, ahah).
La seconda cosa è che dopo il ruolo abbiamo iniziato a provare ad avere un bambino. Sono rimasta incinta. Ho perso il bambino 12 giorni dopo aver visto il primo test positivo. Si chiama gravidanza biochimica. Non fai nemmeno in tempo di vederlo con l'ecografia perché è troppo presto, sai che c'era solo perché una mattina hai visto le due linee sul test. Sai che c'era perché l'esame del sangue ti ha dato un valore di beta HCG superiore a 5 (171, nel mio caso). Solo che poi non c'è più.
Razionalmente sembra una cazzata ma ho passato i giorni successivi ad essere arrabbiata e invidiosa di tutte le persone che magari hanno già uno, due, anche tre figli e sono di nuovo incinte e sbattono la loro pancia su Instagram e Facebook. Sì, sto parlando di gente che conosco. Tempo fa era tutta una foto di matrimoni, ora è tutto un baby shower, scarpine e bavaglini.
Sono ancora in terapia.
Sono ancora grassa. Non me ne frega.
Sono ancora una gamer incallita. Mi sono fatta una bella libreria di giochi per Switch (perché io gioco quasi solo franchise Nintendo) e li ho demoliti uno dopo l'altro, d'estate e d'inverno, in ferie, nei giorni lavorativi, prima di cena mentre Dav non arriva la sera, di notte quando il giorno dopo ho il turno di pomeriggio. In compenso non sto leggendo più niente da mesi. Un po' mi manca, ma non ne sento la necessità. Ho preso la serie completa dei manga di Zelda Twilight Princess (12 volumi, tratto dal capitolo per Gamecube del videogioco) e ne ho letti due. I disegni sono wow e Link è sbav, ma non sono ancora andata vanti. Sarà un anno che li ho sullo scaffale.
Ho ancora mal di schiena. Non vedo l'ora che finisca la scuola.
Mandate good vibes.

venerdì 1 settembre 2023

L'anno nuovo

Più lavoro nelle scuole e più mi convinco che capodanno dovrebbe essere il primo settembre e non il primo gennaio. 
Non è a gennaio che si ricomincia o si parte con qualcosa di nuovo. Non è a gennaio che si comprano quaderni per il gusto di sniffarli, che si tirano fuori gli zaini, che si temperano le matite.
Settembre è il momento.
Stamattina ho pensato come al solito che l'Espresso per Hogwarts era partito di nuovo senza di me. E se lo volete sapere, non è neanche l'unica cosa che è partita lasciandomi a terra. Non ho preso il ruolo per esattamente UN (1) posto. Ero centoventesima in graduatoria, non che mi aspettassi davvero di prenderlo al primo anno ma sperare non faceva male. Hanno assegnato 119 ruoli. [1] Quando l'ho visto mi sono messa a ridere. Dav mi ha guardata pensando che la mia sanità mentale fosse andata a fanculo definitivamente. Ha detto che lui sarebbe stato incazzato, altro che ridere. Normalmente sarei stata incazzata anche io, sarebbe stata un'ottima cosa non dover fare un altro anno da precaria, ma quest'ultimo periodo è stato un tale casino e schifo e tutto, che essere fuori per un posto è stata veramente la cosa più assurda che poteva capitare. Ridevo perché era così assurdo che non mi veniva neanche da incazzarmi. E poi lo so che nelle graduatorie statali c'è sempre del karma in omaggio. Sono stata in abbastanza graduatorie da rendermi conto che è il posto in cui il karma si manifesta meglio. Potete dire quello che volete ma sono convinta che sia così, sennò certe cose non si spiegano.
Comunque morale della favola ho perso il ruolo qua a Salga per un cazzo di niente e ho preso la nomina di prima fascia sempre qua a Salga. Quindi le cose alla fine quadrano. Ditemi che non c'è lo zampino del karma qua.
Ho avuto la mail con la notizia ieri pomeriggio poco prima di collegarmi con Stefania, infatti quando lei ha fatto l'accesso io stavo ancora guardando la tabella per controllare di non aver avuto una visione.
Si inizia lunedì, il che significa che ho esattamente tre giorni di stacco. Ieri ho finito a Oderzo e se tutto va bene non ci devo più tornare. Un sacco di strada risparmiata e di soldi e di benzina e gas e tutto. E tempo. Vediamo dove mi metteranno qua a Salga, perché due plessi sarebbero a un paio di chilometri da casa e potrei andarci addirittura in bici. Altri soldi risparmiati, e anche qualche caloria extra usata.
Non voglio farmi già film e ansie, ma spero che vada bene (anche perché sono lì fino al 31 agosto).

Note
^1 Ovviamente non assegnano ruoli a tutti i posti disponibili, quindi 119 è un numero completamente arbitrario. Non è che non l'ho preso perché erano finiti i posti. Non l'ho preso perché si sono fermati lì.

mercoledì 29 marzo 2023

Ondate

Sto con Dav da sei anni e mezzo. Questa è un'info random che vi butto là solo perché ho guardato la data. Non sono qua per questo.
Sono qua perché ogni tanto vengo a darvi dei cenni di vita, che poi si traducono in post chilometrici perché inizio a divagare come James Joyce che alla fine della frase non sa più cos'aveva scritto all'inizio (e no, non ho letto niente di Joyce, a parte gli spezzoni sull'antologia a scuola, ma mi sono bastati).
Ho iniziato ad andare in terapia. La mia terapista si chiama Stefania. Sono stata matchata dal sito, come dicevo nel post precedente, ma mi pare che ci abbia abbastanza azzeccato. Abbiamo iniziato a fare un percorso che non so ancora bene che direzione prenderà, perché i miei problemi sono molti e su molti livelli, alcuni sono in bella mostra e altri si scolano drink all'angoscia nei peggiori bar del mio cervello. Un po' come quelli di tutti credo, ma non potrei giurarci.
Stiamo parlando anche della ciccia. Chissà di uscire da questo buco nero.
Sabato pesavo 58,8 kg.
Vorrei riuscire ad andare a 56 per la fine della scuola. Tre chili scarsi in due mesi mi sembrano una cosa ragionevole. Tre etti alla settimana. Fattibile.
Ho appuntamento dal dentista per i prossimi sette lunedì tipo, perché vai per una cosa e te ne trovano altre quattro, ma pazienza. Togliamoci anche questa.
A giugno devono buttare giù la scuola (dopo la fine delle lezioni) quindi non so ancora che fine farò quel mesetto prima di riuscire ad andare in ferie. Probabilmente tutto il tempo da Tiziana, chissà. Aiuto.
Domani devo slittare il turno (solo di un un quarto d'ora per fortuna), venerdì devo andare a rinegoziare la polizza della macchina, lunedì sono dal dentista, martedì ancora non so se ci sono cose in agguato, mercoledì devo fare pomeriggio così mi è saltata anche l'impronta per i plantari. Vedo le ondate di rotture di palle che mi vengono incontro e invece di surfarle una ad una, vorrei solo farmi sommergere e buonanotte al secchio.
Almeno sabato domenica e lunedì si sta a casa (e ho già pronto l'uovo).

martedì 6 settembre 2022

Il numero sulla bilancia (e altri problemi)

 IL MIO VALORE NON DIPENDE DA UN NUMERO SULLA BILANCIA
 IL MIO VALORE NON DIPENDE DA UN NUMERO SULLA BILANCIA
 IL MIO VALORE NON DIPENDE DA UN NUMERO SULLA BILANCIA
 IL MIO VALORE NON DIPENDE DA UN NUMERO SULLA BILANCIA
 IL MIO VALORE NON DIPENDE DA UN NUMERO SULLA BILANCIA
 IL MIO VALORE NON DIPENDE DA UN NUMERO SULLA BILANCIA
 IL MIO VALORE NON DIPENDE DA UN NUMERO SULLA BILANCIA

Sì, sono ancora incastrata a 60.

Questa è probabilmente l'ultima settimana di ferie, anche se sarebbe più corretto chiamarla disoccupazione perché è quello che è. Tra questa settimana e la prossima inizieranno ad arrivare le convocazioni delle scuole e io dovrò andare nel panico a cercare di capire quale mi conviene accettare come orario, distanza da casa, tempo che devo passare in macchina, enormità della scuola dove dovrò andare e cose del genere.
Prima mi è arrivata una mail da Maserada (dove sono 139esima quindi non credo che sarei presa in ogni caso) con credo tre o quattro posti alle elementari (due dei quali su due sedi) e uno alle medie. Le elementari avrebbero le 7h12 col sabato a casa, che sarebbe il mio sogno, ma in ogni caso Maserada è troppo lontano. Mi mangerei mezzo stipendio solo ad andare e tornare, per non parlare ovviamente del tempo buttato  a guidare (sì, odio ancora guidare e non posso farci niente). Staremo a vedere chi altri convoca.
Vorrei lamentarmi del peso ma sono sempre le stesse cose, ho passato metà dell'estate in deficit e metà in normocalorica (che poi per me normocalorica è comunque fare la fame perché non posso andare più su di 1400) e non ho perso un grammo, dovrei mangiare più proteine ma la carne mi fa schifo, mi sono comprata un bidone di proteine in polvere ma mi passa la voglia di mescolarle perché non si sciolgono mai e restano sempre a blocchi anche se le frullo col minipimer.
Dovrei muovermi, lo so, ma odio lo sport e sono una polenta, odio il caldo e odio sudare e odio faticare e capite bene che con queste premesse è anche un po' difficile che io riesca ad aumentare il dispendio energetico. Conto sul fatto che camminerò al lavoro (anche se l'anno scorso non è che sia servito a molto).
Dovrei andare dalla mia dottoressa a farle staccare un mazzo di impegnative, tipo per l'oculista che con questi occhiali non vedo più dall'occhio destro (e devo guidare, che bello, fortuna che il sinistro compensa), per l'ortopedico perché i plantari sono finiti e camminarci sopra un altro anni mi pare un po' troppo ottimista (e camminare senza non è fattibile) e per il ginecologo perché boh dopo dodici anni un'occhiatina alla mia PCOS forse è il caso di darla.
Sulla faccenda della PCOS (sindrome dell'ovaio policistico) c'è da aprire una parentesi, prima che mi diciate "in che senso 12 anni che non ci vai?". Nel 2009 sono finita in ospedale un sabato notte di dicembre (intorno a quel periodo in cui qualcuno ha lanciato un Duomo in miniatura in faccia al Berlusca) perché pensavo di avere l'appendicite. Al pronto soccorso mi hanno detto che non c'era infezione ma che il giorno dopo mi avrebbe vista il chirurgo per sicurezza. Nel frattempo digiuno, antidolorifici a caso, compagne di stanza con 34 punti per una colecistectomia e cose del genere. Il terzo giorno mi hanno mandata a casa senza farmi niente, prenotandomi un'ecografia. Vado a fare l'ecografia. Il tizio dice che lui non vede niente di strano ma che non vede neanche l'ovaia destra e che boh magari è quello il problema. La mia dottorezza mi manda dal ginecologo per capire come mai in 20 anni nessuno s'è accorto che manca un'ovaia (spoiler: non manca).
Vado dal ginecologo che in soldoni mi trova una cisti di 4 cm sopra l'ovaia sinistra. Ma a me faceva male a destra, era la destra che non si vedeva, cos'è sta cosa? Non lo so, ma qua se non la facciamo sgonfiare c'è il rischio che esploda, signora, quattro centimetri, come ha fatto a non accorgersi! Seguono domande di rito per capire se ho la PCOS. Ciclo regolare? Mai avuto. Ciclo doloroso? No, neanche me ne accorgo. In che senso? Nel senso che non so quando mi vengono e neanche mi fanno male per annunciarsi. Molto strano. Beh senta, almeno una cosa buona, eh. Acne? Beh a vent'anni direi che me la sono quasi cavata.
Va bene dai, ti prescrivo la pillola e vediamo come va. Il mese prossimo torni e vediamo se la cisti ci è sgonfiata. Se funziona, continui e siamo a posto.
Il mese dopo è tutto a posto. Il ciclo (falso) è un orologio svizzero, il ginecologo dice bon, se hai problemi prima passa dalla tua dottoressa, per me la faccenda è risolta.
Io non mi sono fatta tanti problemi in verità, ho continuato a prenderla e ciao. Solo che ora stiamo pensando di avere un bambino (più avanti, che io passo in prima fascia l'anno prossimo) e ovviamente la dovrò interrompere, quindi mi serve sapere come la mettiamo. So già che mi arriverà un cazziatone, se è un medico competente, ma pazienza.
Parentesi chiusa.
Non voglio neanche cominciare a parlare di quanto mi spaventa l'inverno che sta venendo avanti, la storia del gas, le bollette che sono già astronomiche (l'enel mi ha mandato 270 euro da pagare e siamo in due, e non facciamo neanche festa) e tutto il resto (compresa la politica).

sabato 24 marzo 2018

Il mare e altre novità

(Sto scrivendo dal cellulare, perciò se si impagina male non so cosa farci.)
Se ben ricordate, nell'ultimo post avevo parlato di strane idee sulla stagione e di bestemmie al sito del miur (che non mancano mai in realtà), quindi sono tornata per fare il punto della situazione.
Finalmente ho potuto inserire il modulo con la scelta delle scuole per la domanda del personale ata, dopo lunghe attese statali e dopo lunghe attese pure alla segreteria della scuola perché i tipi avevano sbagliato a battere i miei dati e il sistema non mi riconosceva quando tentavo di compilare la domanda per la scelta. Lasciamo stare le comiche e i giri che ho dovuto fare, sappiate solo che almeno sono inserita con le mie scelte e prima o poi uscirà sta benedetta graduatoria e speriamo di stare nella parte alta.
Nel frattempo comunque, per non farmi mancare la mia dose di ansia, ho fatto alcuni colloqui per la stagione a Jesolo. Uno era anche andato bene, ma poi le tipe hanno deciso di assumere la cugina (ma che strano, non si pratica il nepotismo in Italia, eh?) In ogni caso, ho parlato con altra gente, ho fatto un giro di curriculum (e probabilmente ne seguiranno altri) e Davide, che conosce metà della gente dei vari hotel/ristoranti ha attivato le orecchie paraboliche per cui se c'è qualche occasione sarò la prima a saperlo. Nel frattempo, anche se io sono ancora disoccupata, ci siamo trasferiti in un appartamentino a Jesolo, così lui è comodo per andare a lavorare (tre minuti a piedi tipo) e io per intanto sono comoda senza i miei (che insomma non erano supercontenti all'inizio ma poi hanno capito che non posso stare con loro per sempre eccetera e sono anche stati ragionevoli).
Perciò, se qualcuno mi sta leggendo, incrociate le dita per me, perché Dio sa quanto ho bisogno che le cose vadano bene.

lunedì 8 giugno 2015

Gli esami si avvicinano

La cosa fa un po' ridere, ma sto praticamente studiando di più adesso che quando andavo a scuola.
Ho i ragazzini di terza media che iniziano gli esami lunedì (cioè tra una settimana) e che tipo ti dicono: eh, ma sta cosa l'abbiamo fatta? Oh, ma davvero? Allora la devo mettere nella tesina?
STUDIATE, BENEDETTI!
Che poi, non sto neanche a parlarvi
a. di come non sappiano fare neanche uno schema per la tesina, che gliel'ho fatto io
b. di come siano fatti da culo i libri che hanno, specialmente quello di mate e di storia, che oggi per trovare la guerra d'Etiopia mi sono dovuta leggere due capitoli perché non ne parlava col fascismo ma più avanti (e in mezzo c'era un capitolo boh credo sull'America, messo così a caso)
c. di come non sappiano sottolineare/riassumere le cose principali
d. di come manchi una settimana al'esame e loro cadano dal pero.
STUDIATE, STUDIATE, STUDIATE!
In più poi è arrivato Marco con Mac al seguito (Mac è il computer, non un amico), e ovviamente, avendo la maturità tra una settimana (e probabilmente trovandosi sulla stessa barca di quelli di terza media) è anche lui intrippato a scrivere la tesina e guarda caso la fa sulla Apple e abbiamo passato minimo un'ora a vedere che balle tirare fuori a proposito della causa contro la Samsung (qui su wikipedia in inglese, se volete. In quella in italiano non c'è). Poi io prima, siccome mi sentivo gentile (anche se non so se se lo merita) ho gettato l'amo su Google e (e su Face per un consulto) e gli ho trovato un poche di carte del tribunale, così sarà contento visto che cercava le leggi e gli articoli del cavolo (s'intende che io non le ho mica lette tutte, ci ho dato un'occhiata veloce, dopotutto io la maturità l'ho già fatta).
Insomma, così.
E poi, l'associazione comuni mi ha scritto giovedì dicendo che i corsi iniziano l'1 luglio e si va in sede dal 22, ulteriori info appena arrivano dall'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (unsc) di Roma. Probabilmente arriveranno il 30 giugno xD

mercoledì 9 ottobre 2013

Disegno tecnico

Quando andavo alle medie, disegno tecnico era una delle materie che mi piacevano di più (se vi state chiedendo quali erano le materie che mi piacevano di meno, sono lieta di rispondervi matematica e scienze. Ginnastica mi era ancora abbastanza indifferente, perché il prof non ci faceva fare praticamente niente). Mi piaceva soprattutto perché non bisognava studiare, probabilmente. Il prof ci dava sempre un disegno per casa e la  lezione successiva ci chiamava in ordine alfabetico per consegnarglieli. Poi ci dava quello per la volta dopo (noi potevamo già iniziare) e iniziava a chiamare in ordine inverso per correggerli uno per uno. Dovevi presentarti alla cattedra con le due squadre, che lui controllava sempre se tutte le linee erano parallele. Dava il voto in centesimi, togliendo cinque punti per ogni cosa che era sbagliata (o che gli faceva schifo). Io prendevo sempre 90 o 95 per via della scrittura. Ci mettevo quasi più tempo a scrivere titolo, nome, cognome e data in carattere forma, sforzandomi di dare alle lettere la forma migliore, di fare il 2 con quella graziosa curva (e non farlo sembrare un ferro da stiro) che a fare tutto il disegno. E ancora, dopo aver scritto righe intere di A e B e tutte le altre lettere per esercitarmi, come alle elementari, ogni volta che il prof correggeva il mio disegno l’unica cosa che diceva era “cinque punti in meno per il carattere forma”. Tua madre. Certo, moltissimi dei miei compagni erano capaci di prendere voti tipo 25/100, il che significa che i loro disegni erano poco più che un ammasso casuale di linee (e nemmeno parallele tra loro, probabilmente).

Comunque, tutto questo per dirvi che oggi ho avuto un dialogo come quello che vi riporto con il mio bambino attuale. Da farmi drizzare i capelli.
kat: [leggendo dal diario] esercizio 2 e 3 pagina 6 e poi squadrare un foglio a quadretti. A quadretti?
F: eh, c’è scritto là.
kat: va bene. Sai squadrare un foglio?
F: credo di no.
kat: per fortuna io sì. Prendi il foglio e tira le diagonali.
F: le diagonali?
kat: [indicando gli angoli] da qua a qua, e anche dall’altra parte.
F: [con la squadra 30-60] non ci arriva.
kat: prendi la stecca da 50.
F: che stecca?
kat: non hai la stecca da 50? O da 60?
F: no. Il prof non ce l’ha fatta comprare.
kat: [con le orecchie che iniziano a fumarle] va bene, allora fai col lato lungo della squadra e speriamo che basti. A proposito, non si squadra con la HB, dov’è la matita da disegno tecnico?
F: quale?
kat: non so, io avevo una 2H. Non vi ha fatto comprare neanche quella?
F: sì, ci ha detto di prendere una 5H
kat: [pensando: perfetta per bucare il foglio] allora trovala.
F: [la cerca] non c’è.
kat: pazienza. Andiamo avanti con la HB, ma cerca di non calcare tanto. Fai la punta e tienila dritta. E adesso fai ‘ste diagonali.

Dopo mezzora abbiamo ottenuto la squadratura, orrenda, stretta (perché il compasso con la rotella non si apre fino al margine del foglio, e mi sa che dovrà comprarne un altro anche se non vuole) e talmente calcata che, se l’avessi appesa alla terrazza del secondo piano e poi fossi scesa in strada, sarei riuscita a vederla.
Mi cadono le braccia.

martedì 1 ottobre 2013

Ricordi di classe

Uno dei bambini che seguo è appena entrato in prima media, e la prof di italiano gli ha dato da fare per casa un tema sulla sua nuova classe (descrizione generale, descrizione di qualche compagno/evento simpatico). Trovo stupido fargli fare un tema del genere dopo una settimana di scuola, quando ancora non ricordi il nome di metà dei compagni, comunque gli ho fatto buttare giù una scaletta e spero che poi, a scriverlo, abbia fatto una cosa che sta in piedi. Io, l’altra notte, siccome non riuscivo a dormire, mi sono presa il quaderno e l’ho fatto anch’io il tema sulla mia (vecchia) classe, con l’intenzione di portarglielo come esempio di testo informale (nel senso, posso scrivere molto più altisonante di così, questo è poco più che stile blog). Però, siccome mi piaceva, ve lo posto anche qua. È senza conclusione, ma pazienza. Erano le due di notte.

Sono in quinta superiore. L’anno della maturità, l’anno del famigerato esame che ci cambierà la vita, l’anno in cui, da settembre a giugno, i prof non la smettono di ricordarti che è meglio studiare, che non è una passeggiata, che se non si prendono 10 punti per prova tanto vale non presentarsi neanche all’orale. Non credo sia un mio problema.
In classe siamo ventidue, schiacciati in un’aula che ci contiene a malapena, ammassati come i libri di tecnica turistica che lasciamo nell’armadietto. C’è un solo maschio, M, che è intelligente, nessuno lo nega, ma che usa il cervello principalmente per rompere le scatole. Se hai la disgrazia di essere in banco con lui, puoi aspettarti come minimo i margini dei tuoi libri scarabocchiati, o una gomma americana incollata al quaderno. O ai capelli. Forse è per questo che la sua compagna di banco, R, è una sostenitrice della settimana corta e il più delle volte il sabato non viene a scuola. Non che ci venga molto neanche gli altri giorni, a dire il vero. Di solito, per almeno tre giorni su sei, M è in banco da solo.
La mia compagna di banco, invece, si chiama V. Ha i capelli ricci e l’apparecchio con le placchette verdi fosforescenti, ma dice che tra poco lo toglie, e penso che sia vero perché i suoi denti mi sembrano dritti. Sono tre anni che mi sembrano dritti, a dire il vero, ma si vede che il dentista è di un altro parere. Io e lei siamo nel secondo banco, fila centrale. Davanti a noi, dritte in bocca ai prof, ci sono Secco&Umido. Le chiamiamo così perché hanno entrambe un giubbotto Moncler, di quelli che sembrano fatti di plastica, così E, che ce l’ha verde, la chiamiamo Secco (è il colore del bidone della differenziata) e invece G, che ce l’ha marrone, è Umido. Ovviamente loro non lo sanno, e noi ci guardiamo bene dal riferirglielo.
Ci sono molti soggetti bizzarri nella mia classe, e con bizzarri intendo qualcosa tipo “fuori di testa”. C’è per esempio A, che ha una madre prof di matematica e alterna momenti di lucidità da fare invidia ad Einstein con momenti di demenza totali, e quando va a prenderti il caffè chiede “quante zolle?”. Intende quanto zucchero, ma forse nessuno le ha mai insegnato che si dice “zollette”. Inoltre, alcuni giorni capita a scuola con una specie di chignon tutto spettinato, probabilmente fatto per strada, e la prof di italiano dice che sembra Memole. A volte, la chiama così anche quando non ce l’ha, e lei risponde lo stesso.
Poi c’è J, che, sebbene mangi di nascosto durante quasi tutte le lezioni, è magra come un grissino, probabilmente perché ogni pomeriggio ha gli allenamenti di pattinaggio, e sinceramente mi chiedo come fa a fare anche i compiti, visto che ci vogliono tre quarti d’ora di macchina e altrettanti al ritorno, per raggiungere la sua palestra. La prof di ginnastica, che di solito apprezza e dà anche un voto in più a fine anno a chi fa un’attività sportiva fuori dalla scuola, invece di complimentarsi con lei, si arrabbia da matti, perché, in qualsiasi sport che non preveda dei pattini sotto ai piedi, è assolutamente impedita. Dopotutto, non possiamo essere tutti olimpionici, ma forse la prof non l’ha ancora capito. J dice che a lei non importa granché, perché tanto, dopo la quanta, farà l’allenatrice di pattinaggio.
C era la mia compagna di banco lo scorso anno. Pare che sia imparentata con V, ho sentito dire che sono cugine, ma non ne sono sicura. Però portano lo stesso cognome. A C piace il tedesco. Ha anche una specie di fidanzato segreto, o qualcosa del genere, e se solo sei disposto ad ascoltarla, te ne parla fino alla nausea.
L’altra mia ex compagna di banco è A. Anche sua madre insegna matematica, ma alle elementari. In ogni caso, sua figlia non è particolarmente portata per i numeri. Sta sempre attaccata alla sua migliore amica, che si chiama J (ebbene sì, anche lei, ma non è la stessa di prima), e alla loro spalla, che si chiama E. Le prof cercano sempre di cambiarle di banco, ma non hanno successo.

martedì 10 settembre 2013

Compiti delle vacanze

Dopodomani inizia la scuola (in Veneto), e c’è chi, come i miei bambini, deve ancora finire i compiti delle vacanze. Ripeto: NON HANNO ANCORA FINITO I COMPITI DELLE VACANZE, E GLI RESTA UN GIORNO. Così adesso sono lì tutte le mattine a fare sessioni estenuanti di compiti-in-extremis, e loro non mancano di dirmi che tanto, anche se li fanno male/a caso/incompleti la maestra non può mettere il voto perché i compiti delle vacanze sono facoltativi. Se avessi provato io a fare questo discorso a mia madre, sarei finita stampata sul muro. I compiti si fanno e basta.
Stamattina, alla sesta ripetizione di questa solfa, sono esplosa e gli ho detto: bene, allora per quanto mi riguarda puoi anche arrangiarti, farli come capita, fare anche a meno, visto che non mette il voto. Però quando alla fine dell’anno avrai il mezzo voto e lei terrà conto del fatto che non li hai fatti bene e te lo abbasserà, non venire a lagnarti da me, visto che sto cercando di aiutarti.
Per un po’ ha funzionato.

venerdì 20 aprile 2012

Diploma a pagamento

Oggi quando mi sono svegliata e (dopo aver trascinato per tutto il corridoio le mie crocs rosse) sono arrivata in cucina, ho trovato sul tavolo una busta della mia scuola superiore. Ovviamente indirizzata a me, anche se mio padre non l'aveva separata. E già sapevo che aveva a che fare col diploma, che quando siamo usciti, nel 2008, ci avevano detto che per averlo in mano ci sarebbero voluti cinque anni. Insomma apro, e ci trovo una lettera del preside in cui mi dice che sono pronti per la consegna i diplomi del mio anno e di quello successivo e che si va a prenderseli dalle 10.30 alle 13 in segreteria fino al 26 maggio (e basta). Ah, e che si deve andare a prenderlo di persona-personalmente (cit.) e con un documento e con la ricevuta del fatto che abbiamo versato all'Agenzia delle Entrate la somma di euro 15,13 con la causale "tasse scolastiche". Considerato che quello è il prezzo medio di un libro, o è un diploma di duecento pagine, oppure come minimo lo voglio miniato in oro da un amanuense.
Della serie: non è stato abbastanza alzarsi tutte le mattine per cinque anni alle 6.57, pagare certe cifre astronomiche di abbonalmento del bus (per poi stare in piedi tutti schiacciati come sardine), stare in una classe di idioti e con certi professori che non sapevano neanche su cosa fare la lezione, pagare un centinaio di euro di tasse all'anno per non avere neanche il cancellino della lavagna e la carta igienica nei bagni, comprare libri  tutti belli patinati e grossissimi che poi usavamo neanche a metà e infine aspettare quattro anni dopo la maturità prima di avere un pezzo di carta (comunemente detto "diploma") con cui testimoniare che sì, da quella cazzo di scuola ci sono uscita, e anche bene. No, devo anche pagarci sopra ancora. Con tutti i soldi che gli ho dato, si potrebbe dire che me lo sono proprio comprato, questo diploma.

mercoledì 8 febbraio 2012

Il colpo di scena

Intanto aspetti il colpo di scena,
quell’occasione unica
che ti sistema ogni problema.

Pensi che vada tutto bene, sei comodamente seduta sulla poltrona della Giò in biblio a farti i cavoli degli altri su facciabuco e blogger, quando ti arriva una cazzo di notifica di messaggio privato. I messaggi privati sono sempre una gran rogna, perché vuol dire che la gente non ha niente di meglio da fare che dirti le cose di nascosto. Comunque, avrei preferito di gran lunga una delle solite catene sul colore delle mutande o cose del genere, perché quello che ho trovato ha iniziato a farmi venire le pare esistenziali. Una cena di classe. Con quei maiali dei miei compagni di quinta superiore. Ora, se c'è una cosa che io odio più delle cene di classe, ora non mi viene in mente. Specialmente con loro. Li ho sopportati per tre lunghi anni, tremando al pensiero delle ore di supplenza scoperte, e anche solo ai cambi dell'ora. Dovete sapere che in classe mia eravamo 21 femmine e un maschio. E lui faceva casino per dieci. Il che sarebbe stato niente, se tre quarti delle femmine non gli fossero anche andate dietro dandogli manforte in tutte le sue cazzate. In classe mia volavano (letteralmente) sedie, astucci, diari, specchietti, gomme americane masticate. In genere si attaccavano ai capelli, ma anche ai giubbotti. Una volta se n'è attaccata una anche sul mio, e mia madre voleva telefonare alla madre di Matteo per smerdarlo. Mia madre è una di quelle che pensano sempre di dover intervenire, specialmente quando le dici "mamma, NO, faresti peggio". Alla fine l'ho messo in congelatore e l'ho tolta, comunque il giorno dopo l'ho smerdato io. E lui mi ha anche detto che forse l'ha fatto per sbaglio, perché voleva attaccarla addosso alla mia compagna di banco. (Il punto è che, grazie a Dio, con me non se la prendevano quasi mai, io stavo per i cavoli miei e nelle ore di supplenza leggevo. Nessuna delle mie cose è volata fuori dalla finestra, da quando in terza ho detto a Matteo che Le Cronache del Mondo Emerso che stavo leggendo era della biblio e di non provare a toccarlo con un dito).
Comunque sto divagando. Il concetto è che pensare di andare a cena con loro mi fa venire il vomito. E che muoio dalla voglia di scrivere sotto al messaggio che mi hanno mandato "no, non vengo, fottetevi tutti". Ci starebbe proprio bene.
Come se non fosse sufficiente, più tardi è arrivato Marco. Ora, io a Marco voglio bene, lo sapete, ma ha delle maniere di comportarsi che, nei giorni giusti, mi urtano in una maniera... tanto per cominciare, ha sempre fame, e la Giò nell'armadio ha sempre da mangiare, ma il fatto è che intanto se lei non ci da il permesso non si può mangiare e poi, la regola non scritta è che se proprio devi mangiare, bisogna prendere le cose già aperte, così non si nota. Tipo le patatine, una fetta di pane con la nutella... non le barrette della Milka che ce ne sono due di numero. E questa è una. La seconda cosa che mi ha fatto letteralmente sbarellare, è che l'ho convinto a leggere Harry Potter, dopo essersi fatto un'overdose di tutti i film in una settimana. Gli ho detto che i film sono belli ma che hanno tagliato un sacco di cose e che leggere i libri è d'obbligo, se gli sono piaciuti così tanto i film. Alla fine l'ho convinto e gli ho portato il mio primo, visto che in biblio i primi tre sono fuori (da una vita, tra l'altro). E ok, io sono maniacale per quanto riguarda i libri, specialmente i miei, e gli ho detto di non fare ditate di unto, non fare orecchie per tenere il segno, non tenere il segno con i risvolti della copertina, che se fa una di queste cose e me lo distrugge, dopo 12 anni che lo tengo come una reliquia, lo uccido e me lo faccio comprare nuovo. Credo di averglielo più o meno gridato. Credo che gli sia sfuggito qualcosa lo stesso.
E quando abbiamo chiuso e l'ho visto girare subito a destra ad accompagnare una nostra amica, coi miei libri in mano, mi ha assalito un senso di oppressione che non riesco ancora a togliermi, e forse è per questo che ho scritto un post lungo un chilometro, per sistemarmi i problemi. E anzi, vi dirò un'altra cosa. Io non fumo, ma in quel momento mi sarebbe piaciuto molto avere una sigaretta accesa tra le dita, buttargli il fumo negli occhi e poi e spegnergliela addosso. Voi non avete neanche idea. Anche quello avrebbe sistemato un po' le cose, perché sono malvagia.
Dopocena ci siamo anche sentiti con un tono più pacato, ma gli ho detto lo stesso che so che è un ragazzaccio, ma che dopotutto so anche che alla sua Frau (che sarei io) le vuole bene, e che quindi non farà casini. Quello che ho tralasciato di dire, è che io gli voglio bene di più. Ma non so se glielo dirò mai.

giovedì 24 novembre 2011

Pensando a lei

Chissà perché, adesso ogni volta che scrivo mi viene in mente la Bahlke. Mi viene in mente, e poi capita come oggi che scrivo di lei.
Il foglio protocollo è fatto di quattro colonne per scriverle tutte. Ogni volta ce lo diceva e ogni volta io arrivavo in cima alla quarta colonna e dopo cinque o sei righe avevo finito il tema. Sei una ragioniera, mi diceva, vai dritta al punto. Anche se lo sapeva benissimo che non eravamo per niente una classe di ragionieri. La partita doppia non l’aveva mai capita nessuno e c’era gente che ancora sommava gli sconti nelle fatture.
Ma alla fine io so che le piaceva la scrittura tonda e l’andare dritto al punto. Diceva che le cose di troppo contribuivano a ritoccare il voto verso il basso, perché con lei scrivere quattro colonne intere e usarne tre per parlare di dettagli inutili poteva essere un autogol clamoroso.
Lei che odiava le calligrafie da gallina e i crostoni di bianchetto.
All’epoca scrivevo un sacco. Scrivevo al computer i miei fogli, scrivevo a scuola quando c’erano le ore buche le situazioni delle mie trame sbilenche, scrivevo papiri sul cellulare nascosta dietro lo zaino con la mano sinistra, perché con la destra intanto prendevo appunti.
Lei era quella che entrava in classe e diceva “qui c’è puzzina-puzzetta” e ci faceva aprire le finestre. Era quella che ci raccontava cosa combinavano in quinta quando noi eravamo ancora due anni indietro e ci faceva venire voglia di crescere di colpo o di restare piccoli per sempre.
Delle volte ci raccontava le trame dei libri, anche delle anticaglie, e ci faceva venire voglia di leggerli. E poi, quando ce li avevi in mano ti chiedevi se fosse il libro giusto, perché come lo raccontava lei era molto più avvincente. Che Dante è un grande e D’Annunzio uno sbruffone antipatico e anche un po’ porco, che come puoi dimenticartelo se te lo spiegano così?
E come il foglio protocollo, anche le domande con le righe erano fatte per non sgarrare, e guai a chi provava a barare uscendo dai margini. Rimpicciolire la scrittura valeva, ma solo se era uguale in tutto il compito.
La storia potevi raccontarla al contrario, se volevi, l’importante era che alla fine tutto tornasse, che ci fossero cause, conseguenze, assassino e movente come in ogni giallo che si metteva a leggere e di cui a volte ci parlava.
E la gomma non potevi mangiarla, guai a chi ruminava come una mucca. E se facevi il furbo e te la incollavi da qualche parte in bocca, potevi stare sicuro che al minimo movimento ti avrebbe fregato, perché anche se sembrava non guardarti, vedeva tutto.

mercoledì 21 settembre 2011

Ciao, prof.

[in fondo a un tema] 9. Eccellente.
[a voce, alla consegna] E sappi che in questa classe
non ho mai pensato di dare un voto del genere.

A volte capita che sei su facciabuco a farti i cavoli degli altri e scopri cose che non vorresti sapere. Tipo il link che ho aperto due minuti fa. Dice: "L'Istituto è in profondo lutto per la prematura scomparsa della Prof. Angela Bahlke. La sua mancanza colpisce e addolora tutti noi, studenti, colleghi e personale della scuola. Con lei se ne va una parte della storia e della cultura dell'Alberti che con affetto e gratitudine si stringe alla sua famiglia."
Per tre anni è stata la mia magnifica prof di italiano. Una donna che sapeva un mucchio di cose, che si arrabbiava se usavi la parola "cosa" perché era troppo generica, che mentre facevamo i temi leggeva un giallo ma non le sfuggiva niente, e che poi ci raccontava la trama. Una donna perfida con chi non studiava, è vero, che nelle verifiche voleva indietro niente di meno che tutto ciò che aveva spiegato a lezione, ma una gran donna.
In tre anni che sono fuori, non sono neanche mai tornata a trovarla, e ora se ci penso mi sento uno schifo.
Ora avrai di che insegnare agli angeli, prof.
[Edit: A quanto pare le brutte notizie girano particolarmente in fretta. Oggi pomeriggio ho saputo dalle mie care compagne di classe che il funerale è venerdì mattina, ma non so se avrò la forza di andarci. Non vorrei mettermi a piangere.
Cancro ai polmoni, mi hanno detto. Bestiaccia di malattia, non risparmi proprio nessuno, eh?]

giovedì 23 giugno 2011

Latino e matematica

C'è una cosa che trovo ridicola: oggi al telegiornale hanno parlato in lungo e in largo della seconda prova d'esame, che è quella specifica per ogni scuola. E hanno detto che quest'anno al classico è uscito latino e c'era una versione di Seneca e che allo scientifico è uscita matematica e che era difficile e solite cose. Fine. E scusate, tutte le altre scuole non esistono? Cos'è uscito all'ITIS e al turistico e all'artistico e all'alberghiero e al geometri? E a loro com'è andata? Non si sa, in Italia ci si preoccupa solo dei liceali.

martedì 21 giugno 2011

Notte prima degli esami

Notte di lacrime e preghiere
la matematica non sarà mai il mio mestiere.

Domani mattina alle otto e mezza scatta l'ora x, temuta da tutto il quinto anno delle superiori. Io sono fuori da tre anni, e se devo dire la verità non è che sia stato poi così un trauma fare quella stupida maturità. Ricordo che ho ripassato tutto il libro di italiano in un pomeriggio, col cappuccio della felpa tirato su e probabilmente ondeggiando come gli arabi quando leggono il corano seduti per terra. Ricordo che la Bahlke ci aveva diffidati dal fare il tema libero e che era uscita una traccia a proposito del sessantesimo della costituzione (e mi sono beccata quella per togliermi dalle scatole il professore di diritto). Ricordo che avevo scommesso di prendere 15 nella seconda prova come in simulazione e che in terza prova spagnolo era di un'assurdità mai vista. Ricordo che per noi matematica era una barzelletta, nel senso che ridevamo per non piangere e che tecnica turistica da 6 ore la settimana avevamo smesso di studiarla a gennaio, quando avevamo saputo che non sarebbe stata in seconda prova. Anche perché il libro era pesantissimo, quindi lasciarlo nell'armadietto a scuola era molto più comodo che portarselo sempre dietro e fare gli esercizi per casa (eravamo una classe di disgraziati, lo so). Ricordo che quando sono usciti i risultati degli scritti ho calcolato che con 41 punti + 17 crediti ero praticamente già fuori perché scena muta all'orale erano lo stesso 14 punti (o 17?). Ricordo che ero innamorata ed ero talmente fuori che non so come ho fatto a ripassare tutto per l'orale, perché continuavo ad avere la testa da un'altra parte.
La verità è che se sei sopravissuto a 5 anni di verifiche e interrogazioni, la maturità non è altro che un'altra verifica. Sì, è su tutto il programma, ma se hai sempre seguito qualcosa riesci a tirarlo fuori, no? Le tracce dei temi sono talmente lunghe e piene di roba che praticamente il tema è già pronto, basta ricomporlo.
E tra l'altro, la famosa canzone di Venditti non porta particolarmente sfiga, io l'ho ascoltata la notte prima della maturità.
Forza, maturandi, siamo tutti con voi.

lunedì 29 novembre 2010

Let it snow, let it snow, let it snow

Insomma, uno schifo. La mia superfesta di quasinatale è andata a farsi friggere perché dal mal di gola si è sviluppato un raffreddore che tra mezzogiorno e le cinque di venerdì si è trasformato in sinusite fulminante e ho riaperto gli occhi oggi a mezzogiorno. Vaffanbrodo. Ma ci rifaremo, no worries. Tra l'altro venerdì aveva anche iniziato a nevicare, pareva quasi intenzionato a fare bene, ma poi ci ha piovuto sopra. Merda. Non ne va dritta una.
Domani c'è lo switch-off della tivvù e così stasera mio padre si è avvalso della mia ritrovata visione per attaccare il decoder da mia nonna. Sopresa sorpresa cosa succede? Che la rai non si vede. Voglio dire C'è Rai Gulp, Rai Sport 1 e anche 2 e tutte robe così, ma RaiUno, RaiDue e RaiTre non ci sono. A dire di più, sul primo (cit.) c'è un canale chiamato Rete Veneta. Gli altri due sono vuoti. Mia nonna ha dato di matto, non sia mai che non possa vedere domani la Clerici. Gli ho detto, Mediaset si vede, guarderai Forum. Comunque questa cosa della Rai non l'ho capita, io venerdì devo vedere NCIS Los Angles! E domenica devo vedere la seconda parte di NCIS e Castle! Poi, per il resto, chissenefrega.
Domani mi tocca andare a scuola. Che palle, si stava così bene a casa a grattarsi la pancia (anche se avrei preferito vederci fuori, non vedere le stelle a righe a causa del mio naso e tutto). Oggi i miei non mi hanno neanche lasciato andare in biblio. Credo che la Giò fosse in panico completo, visto che c'era anche la lettura animata *sospiro*. Vaglielo a spiegare che sto meglio in giro che a casa sotto mezzo metro di coperte.
Sti tre giorni, che praticamente non ho fatto altro che dormire, ho fatto un sacco di sogni assurdi. Nel più assurdo, che ora mi ricordo, ero a Venezia con Gughy che stavamo disegnando sotto un ponte. Mi spiego: sotto al ponte non c'era acqua, e noi disegnavamo sul ponte. Sì, devo smetterla di mangiare pesante. Tuttavia, insiegabilmente, disegnavo bene! Io che disegno omini triangolini (che sarebbero la versione vestita degli omini stecchini) e diavoletti cicciotti e teschietti da jolly roger! (Non è vero, so disegnare anche le giraffe, i coccodrilli e i lupi con la bava alla bocca...sono opinabili, ma per i cuginastri vanno benissimo).

lunedì 8 novembre 2010

Cazzate di mezzogiorno e mezzo

Ooh, chebbello, eccomi di nuovo qui a Venezia, in ostaggio dell'acqua alta, a scrivere sul solito computer a manovella dell'università. Cascasse una pannocchia se non mi compro il portatile. E tra l'altro, puro caso, piove.
Come tutti i lunedì (io odio il lunedì), sono in coma profondo. Perché finisce sempre che la domenica sera chiudo la tivvù alle dieci e mezza e poi, per un motivo o per l'altro (tipo: pensieri cretini, trip coinvolgenti, devo andare in bagno, cazzeggio al cell cercando di raccogliere tutte 25 le palline rosa di bounce) non mi addormento mai prima di mezzanotte passata. E poi la mattina avrei bisogno di un supplemento di letto, perché alle 6.13 non riesco neanche ad apriregli occhi, altro che tirarmi su.
Ieri sera ho pensato, a scelta nell'ordine, a queste cazzate:
- vestito di carnevale. Io dovrei fare topolino, ho già pronto lo stampo delle braghette. La Marta ha detto che si veste da armadio di Narnia (ho riso tre ore quando ce l'ha spiegato), gli altri non so. Stavo pensando che Marco potrebbe davvero fare il funghetto che ha sulla felpa, calottina verde a puntini e faccia sbiancata e via. Allora mi sono messa a pensare dove avevo visto lo stampo per la cappella del fungo che volendo si può modificare, perché quella che dico io sul giornale è troppo larga. Sono deficiente.
- potrei sentire lo scemo, domani, ma anche no. Vediamo.
- cosa faccio io domani nelle quattro ore buche? A tradurre spagnolo mi scazzo, specialmente perché è Pirandello, che mi ci vuole il vocabolario apposito pirandellese-italiano per capirci qualcosa, prima di italiano-spagnolo.
E approposito di tradurre spagnolo, sarà meglio che torno a darmi da fare, perché è già mezzogiorno e mezzo e ho tradotto (alla cazzo, tra l'altro) solo una colonna della prima novella (senza molto senso, tra l'altro) e devo ancora mangiare (che oggi ho il panino col prosciutto che non mi fa voglia come la mortadella). Poi, grazie a dio, alle cinque asono a casa. Biblio. Marco. L'ho minacciato che gli insegno il gioco dello spago. No, non so come si chiama. Me l'ha insegnato mia madre, lo giocavano loro da piccoli. A dire il vero, è un po' una cazzata, ma so già che ci metterò un secolo per insegnarli le mosse. L'importante è che ci entrino in testa per domenica. Ahggià, ci mancava solo domenica.

lunedì 13 settembre 2010

Primo giorno di scuola

Il mio fratellino e la mia sorellina (Dio, come posso essere imparentata facebookamente con gente del genere?) oggi sono capitati in biblio com e due valanghe, e quei due messi insieme sono peggio di una bomba ad orologeria. In primo luogo, perché non hanno un timer, esplodono all'improvviso. Insomma sono capitati lì all'improvviso, prima Marco, appena alzato dal letto, e poi anche la Ele, saltando in braccio ad entrambi. Avevano un mucchio di novità da raccontarmi, perché dopotutto il primo giorno di scuola è sempre così.
Da me è uscito l'orario del terzo anno e sto già vomitando. In primo luogo perché si inizia alle 8.45 e non più alle 9.00. Cazzo, devo fare che, svegliarmi alle SEI? Meglio se sto zitta, va.
Domani mattina, esame di spagnolo2, lettorato. Mercoledì linguistica italiana, salutino alla Claudia che parte per Barcellona e poi quattro giorni di tranquillità.