venerdì 9 marzo 2012

Pancakes

Oggi a pranzo io e mia madre eravamo da sole e, siccome quando il padre non c’è noi balliamo, ci siamo fatte la pasta col tonno e poi i pancakes. Mia madre non aveva idea di cosa fossero, ma le ho detto che su 11 uova che c’erano in frigo uno si poteva anche sacrificare, così ha detto che se volevo provare potevo farlo. Mi sono sentita assolutamente americana.
La ricetta base è la seguente:

Ingredienti
100 g farina
1 uovo
1 cucchiaio di olio (preferibilmente di semi, ma va bene anche l’olio d’oliva)
2 cucchiai di zucchero
100 ml latte
1 cucchiaino di lievito
Sciroppo d’acero, miele, nutella o quello che vi pare per guarnire

Procedimento
Montare a neve l’albume. In un'altra terrina battere il tuorlo col latte, l'olio e lo zucchero. Aggiungere la farina e il lievito e mescolare bene finché non ci sono più grumi. Aggiungere l'albume montato e mescolare con attenzione fino ad ottenere una pastella liscia. Se fosse troppo densa, aggiungere un altro po' di latte.
Ungere una padella antiaderente passandoci un pezzo di carta da cucina imbevuto di olio, scaldarla e poi versare un mestolo di pastella al centro della padella. Si spande e diventa tondo da solo. Dopo più o meno un minuto, quando inizia a fare le bolle, si può girare. L'ideale sarebbe farla saltare ma è difficile, vi consiglio di aiutarvi con una paletta. Quando il primo è cotto, si gira su un piatto e si cuoce il secondo, e così via fino alla fine della pastella. Per tradizione, si impilano su un piatto e ci si mette sopra dello sciroppo d'acero, ma io oggi li ho mangiati col miele e sono buoni lo stesso.
Con queste dosi a me ne sono venuti cinque.

giovedì 8 marzo 2012

Recensioni: Switched - il segreto del regno perduto

Switched - il segreto del regno perduto (Switched) è il primo libro della "Trilogia Trylle" di Amanda Hocking.
Attenzione: anticipazioni sulla trama.
L'idea non sarebbe neanche malvagia, infatti l'inizio promette bene, ma poi la zia Amanda l'ha rovinata cadendo nel solito baratro degli YA simil-Twilight. Vi basti sapere che la protagonista è una changeling (in italiano: una bambina scambiata), il che avrebbe potuto essere assolutamente interessante, solo che invece di una fata scopriamo poi che è un troll. Scusate, una Trylle. Stessa cosa. E cos'hanno di strano i troll? Oh, niente, solo qualcuno di loro ha dei poteri, in generale odiano le scarpe e il cioccolato, alcuni hanno la pelle un po' verde e tutti dei capelli assolutamente ricci e indomabili. Così sul momento, credo di conoscerne di persona almeno un paio.
Insomma Wendy è così sveglia che prima di credere a questa storia dei troll deve farsi aggredire dai nemici e salvare da Finn. Giusto per spendere due parole anche su di lui, sappiate che è incredibilmente figo e potente e non ha un difetto al mondo, a parte forse il fatto che non può innamorarsi di una principessa, e Wendy, guarda caso, è proprio la figlia della regina.
Gran parte delle cose che Wendy dovrebbe sapere o imparare quando lascia il mondo degli umani arriva a palazzo non sono spiegate per niente, perché tutti stanno bene attenti a cosa le dicono e non è che la zia Amanda abbia pensato a spiegarlo almeno a noi. No, figuriamoci.
Gli unici due personaggi che mi sono davvero piaciuti sono stati Tove e Rhys. Tove è caratterizzato abbastanza bene, mentre avrei gradito qualcosa di più a proposito di Rhys, dato che dopotutto è il bambino che stava al posto di Wendy.
Ho meditato per un po' di dargli una stella, per due motivi principali: il prossimo libro in cui quacuno sta appollaiato sul davanzale della protagonista di notte (passando dal tetto, ovviamente), strappo la pagina e la faccio mangiare all'autore. Secondo motivo, che da solo sarebbe bastato per mettere una stella, ho trovato in una frase una costruzione con che + imperfetto dove invece ci sarebbe dovuto essere un congiuntivo. Sono sempre più dell'idea che l'importante è pubblicare per cavalcare l'onda del successo del filone YA, e non importa quali nefandezze ci sono dentro poi.

mercoledì 7 marzo 2012

Project 52: 51 e 52/52

Sono come al solito in ritardo, però ecco qua le ultime due foto del project. Per chi vuole vederle tutte un po' più in grande, il link pubblico all'album di face è questo:
project

Prove di equilibrio

Luna

martedì 6 marzo 2012

Campionato dei sogni assurdi

Stanotte ho fatto un mucchio di sogni assurdi. Mia madre dice sempre che è perché vado a dormire praticamente con la bocca piena (e non ha tutti i torti, a volte mi alzo a fare lo spuntino di mezzanotte e mezza o cose del genere). Più che altro, non è vero che andare a nanna appena dopo mangiato mi fa fare gli incubi, quella è solo un'idea sua. Comunque, quando glieli ho raccontati, a pranzo, ha detto sempre la stessa cosa, e poi che ero rimasta impressionata da quello che avevano detto a tg, del ragazzo che era rimasto sotto al palco della Pausini. Non è vero, io ho sognato una specie di impalcatura, ma noi eravamo sulle scale e stavamo avvitando qualcosa che non saprei che senso aveva, con viti dalla capocchia di cinque centimetri, e i tipi che erano con me non ci riuscivano così ho dovuto farlo io. Poi mi sono svegliata per andare in bagno, non so neanche che ora era perché ci sono andata con gli occhi a mezz'asta come il più morto dei gatti (cit.) e senza neanche mettere gli occhiali e guardare l'orologio. I veri sogni assurdi sono iniziati dopo. Per prima cosa ho sognato che ero in camera con una mia amica che aveva le pulci, e che saltavano ovunque e lei si divertiva un mondo mentre noi urlavamo qualcosa del tipo "schiaccialeeeee!", poi sono scesa in cucina e c'era mia cugina che era incinta di nuovo (il bambino ha solo sei mesi), con una pancia enorme. Fino a qui poteva anche andare, ma il pezzo forte deve ancora arrivare: eravamo in corriera con quelli dell'ACR (vabbè) e stavamo andando tutti allegramente a Rimini, quando quelli dell'ACR ci hanno chiesto se potevamo insegnargli la nostra canzone (noi del cg non abbiamo una canzone, ma evidentemente in autobus stavamo cantando qualcosa), così gli abbiamo detto di sì e gliel'abbiamo insegnata, però loro non ci hanno insegnato le loro, dicendo che non era importante perché tanto erano già in tanti a cantare. Arrivati a Rimini (non ci assomigliava un cavolo, ma amen) ci hanno detto che potevamo andare in bagno prima di iniziare il giro. Per andare ai bagni c'erano delle scale tutte rosa che salivano, ma che erano tipo in galleria, che per salire bisognava praticamente strisciarci dentro. Io avevo paura di restare incastrata. Per scendere c'era uno scivolo, ma era tutto chiuso sopra anche quello. Dopo essere scivolata giù senza incastrarmi, abbiamo iniziato la visita. Non saprei cos'è successo nel frattempo, ammesso che sia successo qualcosa visto che nei sogni tutto fa brodo, e mi sono ritrovata distesa sul prato nel parco (quello me lo ricordavo uguale), insieme ad altri della gita, e seduto accanto a me c'era Bruno, con le gambe incrociate e un libro in mano, intitolato "Verde, giallo, blu" (oppure "e blu", non mi ricordo di preciso), e mi ha detto che l'aveva scritto lui. Era un paperback con la copertina azzurra. Mi sono tirata su per leggerlo, e la prima riga diceva "Il sole spariva lentamente dietro al duomo, ed ecco che la". Non ho fatto in tempo a leggere la seconda, perché mi ero distratta a guardare lui, che il sole a me lo nascondeva con la sua testa, ed è entrata mia madre a svegliarmi. Peccato, perché prometteva bene.

lunedì 5 marzo 2012

Recensioni: Un giorno questo dolore ti sarà utile

Attenzione: anticipazioni sulla trama.
Un giorno questo dolore ti sarà utile (Someday this pain will be useful to you) è un romanzo di Peter Cameron. Ne ho sentito parlare la settimana scorsa al telegiornale, a proposito del film, a dire il vero, e ho deciso di procurarmelo (ovviamente in biblio da noi si trova di tutto). E no, il film non mi fa voglia di vederlo. Anche perché, diciamocelo, non è che il libro abbia una vera e propria trama. Va avanti più che altro per inerzia, come pare che faccia James da quando ha finito la scuola. Durante l'estate finge di lavorare nella galleria della madre, in cui non mette piede praticamente nessuno, perché dopotutto nessuno è interessato a delle "opere d'arte" come quelle esposte, ossia bidoni della spazzatura decoupati con pagine della Bibbia, frutto delle idee di un artista che vuole restare anonimo. Nella galleria lavora anche un uomo chiamato John, a cui James tiene molto. James ha una madre con tre matrimoni alle spalle, l'ultimo dei quali finito a metà della luna di miele, un padre che si dimentica sempre di inserirlo nella lista degli ospiti autorizzati ad entrare nel palazzo in cui lavora e una sorella, Gillian (da leggere Ghillian), che si vede con uno dei suoi professori, e tutti tre insistono perché vada alla Brown University. James non ne ha la minima intenzione. Ha anche una nonna, Nanette, che è la nonna che vorrebbero tutti. O almeno, io la vorrei. Lei dice che se non se la sente può benissimo non andare all'università e comprarsi una casa nel Midwest.
Il punto è che James è strano. Diremo che è asociale, anche se non è esattamente la definizione esatta, è che lui non sopporta di stare con tutti quelli della sua età, e non sopporta che tutto ciò che pensa debba per forza essere tradotto in parole, come invece vorrebbe la psicologa da cui i genitori lo mandano.
Basta. Il libro si basa essenzialmente su questo, e su quello che combina quindi James. Non ha una trama, è come se io raccontassi cosa mi è successo per tre mesi d'estate, saltando un po' qua e un po' là sulle cose principali e sottolineando di continuo che odio i miei simili e che tutto ciò che penso non devo per forza esprimerlo a parole, anzi che mi sento molto meglio se non lo faccio.
Tuttavia, non posso negare che mi sia piaciuto molto. In alcuni passi mi ha fatto pensare a me e al mio problema con l'uni, e a me che odio stare in mezzo alla gente, e anche a un amico che poco tempo fa mi ha raccontato un po' di cose che sono successe a lui durante i mesi in cui non ci siamo sentiti. Lui me l'ha ricordato lo stile, puù che altro.
Ho sentito qualcuno paragonare questo libro a Il giovane Holden. Non mi ricordo più chi è stato, se il tizio al telegiornale o qualcuno che l'ha scritto su aNobii, o boh, ma vi assicuro che non esiste niente di più diverso dalla storia di quell'antipatico saccentone di Holden Caulfield che ogni tre parole doveva per forza dire "e via discorrendo" sennò non era contento (non so se si nota che Holden mi sta un po' sulle scatole).

domenica 4 marzo 2012

Interrogativi della domenica

Mi chiedo perché mia nonna deve per forza venire giù all'alba a chiacchierare con mia madre, che tra l'altro non le interessa neanche, e stare lì a ciarlare mezze ore mentre io, dall'altra parte del muro cerco di dormire, primo perché è domenica e secondo perché sono solo le nove. Va bene che la sera notte adesso sto leggendo Un giorno questo dolore ti sarà utile, che mi impegna parecchio il cervello, però le nove di domenica mattina è lo stesso troppo presto.
Domenica 15 aprile ci sarà la Festa di Primavera, e come al solito noi ci siamo dentro fino al collo. Quest'anno proponiamo la Caccia al tesoro fotografica, che già l'abbiamo fatta anni fa e che ai bambini piace da morire, specialmente perché corrono come dei disperati per arrivare prima delle altre squadre. In poche parole consiste nel fare delle foto di particolari di edifici o cose così (tipo la finestra della scuola, l'antenna in cima all'acquedotto...) che poi i bambini devono indovinare di cosa si tratta, devono andare nel luogo e lì sostenere una prova (tipo saltare 50 volte su un piede solo...), se fanno bene la prova, gli si dà la seconda foto e via così fino alla fine. Vince ovviamente la squadra che torna per prima alla base.
Sabato prossimo andiamo a fare le foto. Dovremo inventarci qualcosa. Le prove le abbiamo già inventate ieri. Sto pensando di mettermi i pattini e lasciare che i bambini mi trascinino in giro, che non ho la minima intenzione di correre, perché i miei polmoni potrebbero pensare di andare a trasferirsi in un altro corpo. E anche le mie gambe.

giovedì 1 marzo 2012

Recensioni: Damned

Damned è un romanzo (?) di Claudia Palumbo. L'ho finito di leggere stanotte, e ad ogni riga mi chiedevo chi me lo faceva fare. Non è che sia pesante o chenon scorra, ma è di una stupidità abissale, infatti su aNobii gli ho messo due stelle, e anche troppo.
Attenzione: anticipazioni sulla trama (?)
Non lo so perché mi ostino a leggere queste cose che hanno la forma di un libro, il profumo di un libro, lo spessore di un libro e un contenuto che non c’è, come l’isola di Peter Pan.
Già dal prologo ti chiedi come hanno fatto a pubblicarglielo senza accusarla di plagio di Twilight e più vai avanti, più le somiglianze di fanno fitte, tipo Engel (?) che non mangia, che quando c’è il sole non va a scuola (ma per fortuna non brilla), i gemelli che entrano di notte dalla finestra per guardare Cathy che dorme… Ci sono scene copiate pari pari dal libro (o dal film) che a momenti tanto valeva scrivere “Bella” e “Edward” che tanto era uguale, tipo quando lei scappa e torna dal padre, o quando Konstantin le dice di stare ferma mentre la bacia sennò non sa controllarsi, o quando la portano in spalla in corsa-volo e altre cose del genere. È riuscita perfino a incastrare la parola “crepuscolo” e a mettere a un personaggio il cognome “Meyer”. Non so se mi spiego.
E più andavo avanti, più mi domandavo se una storia meno stupida non poteva scriverla. Prima di tutto, vuole farci credere che è assolutamente normale che una tradita dal fidanzato metta tremila chilometri tra loro due così da un giorno all’altro, e che genitori sono tutti contenti da non aprire neanche bocca. Poi Cathy dice di tenere un sacco al padre, ma non batte ciglio nel lasciarlo a Napoli. E, a proposito di gente che non batte ciglio, anche la madre sembra rincoglionita: la figlia sparisce nel nulla per tutta la notte e lei le lascia a malapena un bigliettino, e neanche la sveglia per andare a scuola il giorno dopo. Mia madre avrebbe come minimo chiamato i carabinieri, e poi  mi avrebbe sbattuta in un convento di clausura.
Soprassediamo sul fatto che il triangolo no, non l’avevo considerato, che a un certo momento era diventato un quadrato e poi un pentagono, se basta.
L’unica cosa soddisfacente che si discosta dal Meyer-style è che la battaglia c’è davvero, ed è una macelleria, evidentemente questi vampiri superiori sono un po’ meglio dei Volturi, anche se poi muoiono tutti.
La storia degli orsi è un po’ così… cosa sarebbero, poi, orsi mannari? Della serie: dopo i lupi, le iene, i leopardi e i ratti (cfr. Anita Blake) anche ogni altro animale fa brodo? Vabbè, perdoniamola, ha solo vent’anni.
(E vi dirò un'altra cosa che mi è venuta in mente più volte: i gemelli Von Schaden mi hanno ricordato da subito i Kaulitz dei Tokio Hotel. Non fisicamente, ma proprio il fatto che siano gemelli e che uno canti e uno suoni la chitarra e che siano diversi... ma forse è solo un'impressione).