sabato 3 febbraio 2018

Update

Sono tre mesi e mezzo che non scrivo nel blog. Non ha quasi senso. Ogni tanto mi sono detta "dai kat, apri quel cavolo di computer, prendi il cellulare, entra nel bloggo e dai un segno di vita" ma poi non l'ho mai fatto.
Ma oggi è un sabato pomeriggio un po' grigio (come molti altri in verità) e sto sincronizzando il kobo quindi intanto sono passata di qua (tra l'altro mi dico di continuo che non devo scaricare 10 libri alla volta ma poi lo faccio sempre e quindi la lista dei libri da leggere sta diventando essa stessa un libro).
Non ci sono grosse novità in realtà, i giorni si susseguono simili, aspetto la botta di culo del curriculum fortunato, aspetto di sapere se entrerò nella graduatoria del personale ata per cui ho fatto la domanda ancora ad ottobre (sempre molto veloci quando si tratta di cose statali, eh?), aspetto di sapere cosa finirò a fare questa estate (sempre che io finisca a fare qualcosa, la madre dice che dovrei trovarmi un buco a Jesolo con Davide e fare la stagione là, la qual cosa suona contemporaneamente benissimo e malissimo perché francamente non so dove sbattere la testa ma lasciamo stare. Se se ne fa qualcosa ve lo racconto più avanti).
Nel frattempo, tra un'attesa e l'altra, sto facendo come al solito il doposcuola, e quest'anno vi giuro un colpo di culo immane, i ragazzini di terza sono così tranquilli che possiamo pure berci il caffè nel frattempo, non come gli altri anni che tu giri l'occhio e loro rovesciano il tavolo (per fortuna).
Sono a 5/50 nella Goodreads Challenge (1 libro di vantaggio) e me la sto pure prendendo comoda.

domenica 15 ottobre 2017

lunedì 4 settembre 2017

Oh love

Mi sono rimessa in pari coi CD dei Green Day (mi ero fermata a 21st century breakdown e gli altri non li avevo scaricati perché non avevo voglia di aspettare e solite cose) perché il fratello di Davide (mio cognato, sarebbe a dire, ma suona talmente strano che continuerò a dire "il fratello" o Sam) suona di continuo American idiot (che è in un cd che ha praticamente la sua stessa età) e altre loro canzoni, e già questo mi interessava (all'inizio, poi quando ti accorgi di essere capitata in una famiglia di musicisti inizi ad apprezzare anche i momenti di silenzio in cui siamo solo noi due senza sottofondo di batteria o chitarra elettrica), poi l'altro giorno Dav mi ha fatto venire la bava alla bocca con una frase tipo "ah ma lo sai che Sam si è preso l'ultimo CD dei Green Day? E anche la maglietta". È un vero peccato che la maglia sia 1. troppo piccola e 2. di Sam, perché sennò stava già nel mio armadio.
Il pomeriggio dopo avevo già scaricato tutto Revolution radio e, per fare le cose per bene, messo in coda Uno!, Dos! e Tré!. Che tradotto in matematica fa tipo cinquanta nuove canzoni da imparare. Comunque.
Beccatevi questa, che non posso fare a meno di continuare ad ascoltarla (il video è quello con solo le parole, che l'altro è pieno di donne seminude e non vorrei dare una brutta impressione. Tra l'altro pare che se lo guardate con gli occhialetti rossi e blu per il 3D sia una figata, ma non saprei perché non ne ho sottomano).

venerdì 1 settembre 2017

lunedì 24 luglio 2017

In the end, it doesn't even matter

Comunque raga, io è da giovedì sera che ascolto quasi solo i Linkin Park.
Continuo a pensare che non avrò mai più tredici anni.[1]



Note
1^ Ovviamente non avrò più tredici anni, non ho più tredici anni da quattordici anni, ma sentire Somewhere I belong era esattamente come tornare a quando ero giovane e stupida e Chester mi piaceva, e mi piaceva anche Mike, e non riuscivo mai a ricordarmi qual era Brad, quale Phoenix e quale Rob (Brad è quello con le cuffie, ma gli altri due non mi ricordavo mai cosa suonavano e buonanotte). Era esattamente lasciare che la musica pensasse al mio posto, e se penso a tutte le volte in cui ero incasinata i Linkin Park saltavano fuori sempre, o li cercavo di proposito o lo shuffle in un modo o nell'altro me li faceva arrivare alle orecchie, e alzando adeguatamente il volume tutto tornava ad essere piccolo e un po' meno difficile. Dopotutto, quando gli altri cantano dei loro demoni e scopri che qualche volta assomigliano ai tuoi, ti senti un po' meno di merda.

giovedì 20 luglio 2017

Scottature

In questo mese siamo stati al Piave tre volte (due delle quali a distanza di tre giorni una dall'altra).
La prima volta, con la crema, sono tornata a casa tipo più bianca di quando sono uscita (ma piena di brillantini, io sta cosa della crema coi brillantini non l'ho capita).
La seconda volta, senza crema, sono tornata a casa tipo viola sulle spalle, ma mi sono data la crema per le scottature con l'idrante ed è passato in fretta.
La terza volta, con solo un po' di crema sopra la parte già arrosta, sono tornata di un colore che butta al rossiccio ma che potrebbe passare per abbronzatura.
Non capisco perché devo sempre passare per lo stadio "bruciacchiato" prima di prendere un colore decente.
Comunque, ora che mi sono scottata dovrei essere a posto, e siccome l'estate dura (astronomicamente) altri due mesi, faccio in tempo di diventare nera come un watusso (seh, certo. kat illusa).
In biblio alcuni mi hanno chiesto se quest'anno vado in montagna (che data l'afa che sta cercando di venire su di nuovo non sarebbe neanche una brutta idea) ma ho detto che quasi certamente no. Hanno fatto la faccia da "come no, ci vai sempre, e la sinusite?" e poi hanno chiesto solo: "perché no?". Li ho guardati con la faccia che uso quando i ragazzini del doposcuola mi fanno delle domande sceme e ho detto: "perché quest'anno non sono più da sola". Il che significa una cosa tipo: già ci vediamo poco, mi secca anche solo l'idea di andarmene su una settimana e mangiarmi anche quel poco tempo che abbiamo. Chi lo sa, magari ci andremo insieme alla fine della stagione, o quest'inverno (sempre che io non lavori, che sarebbe un'idea ma il discorso è sempre quello. Addirittura Garanzia giovani mi manda le mail "iscriviti a Crescere in digitale!", poi vai sul sito e non ti fa passare né con l'account Google né con la mail. E che cazzo, vi godete a trollarmi?).

mercoledì 12 luglio 2017

I solitari

Questo post è ritagliato da una cosa che ho scritto domenica (sì, a volte devo ancora scrivere, a volte sto ancora male) dopo che il padre di Davide ci ha fatto una tirata sulla gente e sul fatto che secondo lui siamo anaffettivi (Wikipedia se volete).


Non è vero che siamo anaffettivi.
Se lo fossimo non staremmo neanche a preoccuparci dei like su Facebook e dei cuoricini su Instagram, non staremmo a preoccuparci di sentire la gente su Whatsapp e di fare gruppi su gruppi per sapere dove si va sabato sera (per quanto mi riguarda sto bene anche a casa, ma quello è un altro tipo di problema e implica il fatto che parte della gente con cui mi capita di uscire ha l’intelligenza di una patata appena tirata su dal campo e sinceramente non mi va di fare le figure di merda insieme a loro) e cose del genere. Solo che abbiamo un tipo di rapporti sociali diverso. Anzi, due tipi di rapporti sociali.
C’è la gente che vedi dal vero quando lavori, la gente con cui devi sempre essere gentile e sorridere per almeno la metà del tempo e stare ad ascoltare cose che non ti interessano ma le ascolti lo stesso. Tra queste ci sono persone che sei contento di vedere e persone a cui chiuderesti la porta in faccia molto volentieri, ma non lo puoi fare.
E poi c’è la gente che conosciamo su internet.
Non siamo anaffettivi, abbiamo solo altre priorità.
Per mia madre la priorità è farsi bastare le lenzuola vent’anni, per mio padre avere il piatto pieno (non importa se non l’ha cucinato lui), per noi la priorità il più delle volte è essere connessi.
Probabilmente suona stupido alle orecchie di chi non ha la nostra età, ma noi siamo l’esercito del selfie e abbiamo bisogno dell’approvazione degli altri. E questo non significa che siamo stupidi, al massimo che siamo insicuri. Il resto del cervello funziona abbastanza bene, parlando in generale. Sono felice lo stesso se posso starmene tranquilla nel mio bunker, e mia madre e mio padre e le madri e i padri degli altri e tutti possono dire quello che vogliono, non sta scritto da nessuna parte che un solitario è una persona peggiore delle altre. È semplicemente uno che apprezza il fatto di non avere nessuno intorno, e non tutti lo sanno fare. Il più delle volte, chi sa stare da solo sa anche stare in compagnia, ma il contrario non succede quasi mai.
Non prendiamoci in giro. L’anaffettività è un’altra cosa, noi al massimo siamo dei solitari.