martedì 17 luglio 2018

Il conto alla rovescia

Non so se a voi capita, ma io quando inizio a fare un conto alla rovescia per qualcosa, poi è finita e non riesco a pensare ad altro.
Tipo, mettiamo che mi manchino 50 giorni di lavoro (non lo so in realtà, dipende se a settembre mi fa fare i weekend o cosa). Io finisco per passare la giornata a pensare "mi mancano 50 giorni" e nel pomeriggio "mi mancano tot ore prima di andare a lavorare" e mentre sono al lavoro "mi mancano tot ore (spero) prima di tornare a casa" e quando torno a casa "mi mancano 49 giorni" e avanti così in loop.

martedì 19 giugno 2018

Gente che litiga

I nostri vicini del piano di sopra litigano tantissimo. Oserei dire che quando sono a casa non fanno altro che litigare, li si sente che urlano ogni tre per due.
Non so per cosa litigano, perché di certo non mi metto alla porta ad ascoltare i loro discorsi.
Però so che lui la chiama spessissimo tr*ia e pu**ana e con altre parole del genere, e per dirvi la verità sono stanca di sentirlo.
Io non potrei mai stare con qualcuno che mi chiama così, specialmente se non ho fatto niente per meritarmi un appellativo del genere (e anche nel caso lei abbia fatto qualcosa, io non ne ho idea, non mi pare lo stesso il caso). Anzi, non potrei mai stare con nessuno che mi chiama così e basta.
Perciò, per piacere, se il vostro ragazzo, marito o quello che è vi insulta, voletevi bene, mandatelo affanculo e andate via. Lasciatelo, perché non meritate di essere trattate così.

Ps: non è un post femminista o cose così, è solo una piccola riflessione che mi è venuta l'altra notte mentre cercavo di dormire e i due se le cantavano. Il discorso ovviamente vale anche se vi picchia o non vi rispetta o cose del genere.

lunedì 11 giugno 2018

Ce la caviamo

La famiglia è quella che ti ritrovi
fino a quando non diventa quella che ti scegli.

Siamo a Jesolo da circa due mesi e mezzo.
Io sto lavorando (solo il weekend per ora, ma è comunque più di quanto farei a casa), anche se tre quarti dei curriculum sono stati ignorati e spesso dalla stessa gente che rimette l'annuncio tre o quattro volte e poi si lamenta che non trova nessuno. Se provaste a dare fiducia a qualcuno di quelli che si propongono, magari trovereste qualcuno, non vi pare? In ogni caso, non ho voglia di fare polemiche e via. Mi tengo il posto che ho trovato, e chissà che a settembre, quando tornerò a casa e dovrò battere un nuovo curriculum, mi serva a qualcosa.
Dav sta lavorando. Pure troppo secondo me, per essere appena giugno, ma pazienza. Alla faccia delle 40 ore.
Ce la caviamo.
Abbiamo un menu bisettimanale (che devo anche aggiornare togliendo le minestre, che ci stavano ad aprile ma ora Dav suda al solo pensiero, ed è un peccato perché a me piace un sacco la crema di ceci), tre piantine sulla finestra (una è nostra e le altre due erano in affitto insieme alla casa e sto cercando di non ammazzarle, ma essendo piante grasse dovrebbero farcela) e dei turni per lavare i piatti.
Gli ho insegnato come far andare la lavatrice. Gli ho insegnato come fare il prelavaggio col sapone di Marsiglia ai jeans unti prima di buttarli in lavatrice. Prima o poi gli insegnerò anche come stirare senza bruciarsi le magliette.
Ci lasciamo i bigliettini sopra al tavolo quando andiamo a lavorare e non ci incrociamo (io glieli lascio, di solito, lui alle sette e mezza di mattina viene a svegliarmi per dirmi che sta uscendo).
Gestiamo attacchi di ansia a vicenda.
Dormiamo abbracciati (al condizionatore).
Lui parla dei suoi colleghi (che ormai ho conosciuto quasi tutti) e di cosa combinano, io la domenica e il lunedì faccio la logorroica su quello che è successo al lavoro nel weekend e sui tedeschi che fanno abbinamenti alimentari talmente orrendi che mia nonna se lo sapesse verrebbe su a piedi (sono circa 30km) per dare loro il mattarello sulla testa. Tipo, pizza e caffelatte o 30°C all'ombra e minestrone. Ci siamo capiti insomma.
Sopportiamo i vicini.
Gli faccio i dolci, anche se non c'è il forno. La pizza invece deve ordinarsela da qualche parte, se la vuole.
Qualche sera usciamo e andiamo fino alla spiaggia a fare una passeggiata. Arriviamo fino alla fine del pontile (a meno che non ci sia la marea, che io quando vedo l'acqua alzarsi non ce la faccio), stiamo a sentire la brezza, ci sediamo abusivamente sui lettini della prima fila per un po', e poi torniamo indietro.
Una volta alla settimana ci facciamo un panino che fa provincia con dentro la cotoletta e la salsa barbecue e l'insalata e il pomodoro e il resto del frigorifero.
Qualche volta ci inventiamo picnic nei parchi e allora ci portiamo la scatola con l'insalata di riso o il cous cous o quello che c'è e la tovaglia a quadri, che da sola basta a fare l'atmosfera.
Non è facile. Per quanto suoni bellissimo e libresco (sì, ho letto un bel po' di libri, e mi sono fatta delle idee, qualche volta anche sbagliate o falsate, di una relazione), a volte non è così bellissimo e non è tutto così liscio come saresti portato a pensare. Però ce la facciamo.

sabato 26 maggio 2018

Balle

Mi viene tantissimo da ridere in faccia a quelli che dicono cose tipo "vabbè dai, se il lavoro non va sarai fortunata in altre cose, tipo l'amore".
Raga, ho una notizia per voi. L'amore non è una questione di fortuna.
Potete pensare all'inizio "che fortuna ho avuto a incontrare questa persona", quel tipo di fortuna magari è ammesso, ma poi o vi rimboccate le maniche e fate qualcosa, oppure la fortuna non serve a niente. Non è che avete avuto una botta di culo all'inizio e quindi durerà per sempre, non è che allora potete fare gli stronzi o fregarvene della persona che avete accanto perché tanto siete fortunati in amore e andrà tutto bene.
BALLE.
Perciò forse è meglio che stiate attenti alle scemenze che dite, perché nella vita, se non vi date un po' da fare, non c'è fortuna che tenga.

giovedì 17 maggio 2018

Comfort food

Sembrerà abbastanza strano, ma credo che il mio comfort food sia la pasta in bianco.
Sì, adoro i panini con la mortadella o con la cotoletta (di soia, la carne devo stare a ispezionarla) e la verdura e la maionese a fare da sughetto, e adoro anche il pane da solo, per non parlare dei cereali che mangio direttamente dalla scatola a manciate, e dei pomodori appena tagliati che mi fanno sentire in estate anche quando fuori nevica, ma la verità è che se sono a casa da sola e devo farmi da mangiare, l'unica cosa che metterò su è la pasta in bianco. Gli spaghetti in bianco, se vogliamo essere precisi.
Pasta. Burro. Olio. Un po' di dado in polvere per salare. Fine.
Probabilmente una cosa del genere in Italia è un crimine contro la cucina, e probabilmente una nonna italiana muore ogni volta che io mi faccio la pasta in bianco, quando potrei mangiare dell'altro, ma io sono contenta così.
E per dirvela tutta, in questo periodo ho davvero bisogno di un po' di comfort.
Dal mio instagram (qui)

venerdì 11 maggio 2018

Disappunto

Prima o poi qualcosa andrà per il verso giusto.
Vorrei abbattermi e fanculo, non lo farò perché so che 1. non è sua madre[1] e  2. alla fine non cambierebbe granché, quindi non ne vale la pena. Al massimo posso abbattermi un po' alla volta, ogni tanto, sconfortarmi cinque minuti e poi dirmi che qualcosa di buono capiterà.

Note:
^1 Nota per i non veneti: più o meno "non va bene, non è così che si fa, è inadeguato".

venerdì 27 aprile 2018

Cose che si muovono

Ho dei momenti di sconforto in cui penso che tra una prova e l'altra e tra un colloquio e l'altro alla fine resterò disoccupata pure a Jesolo, sebbene in stagione assumano cani e porci.
Domenica vado a fare una prova in un altro bar, e mi ha appena chiamata una tipa per farmi fare una prova anche al suo ristorante (che sarebbe più vicino del bar ma che su maps ha 2,7/5 e la cosa non è che ispiri molto, anche se dopotutto io devo solo portare in giro i piatti e non cucinarli).
Ho parlato anche con altra gente ed è tutto un "ci sentiamo" e "casomai ti faccio provare" ma io francamente ho bisogno di certezze, e pur capendo che loro non possono assumere il primo che passa così a scatola chiusa, avere cinque o sei proposte pendenti per me equivale a non averne nemmeno una. Sarò tranquilla quando avrò un contratto (se mai ce l'avrò).