martedì 11 settembre 2012

Addio, Ca' Fottiti

Alla fine, oggi mi sono ritirata dall’uni, credo sia una delle scelte migliori che ho fatto nella mia vita (lo so che suona stupido, ma davvero continuare era fuori discussione).
Ho pagato la modica cifra di euro 8,10 per andata e ritorno San Donà – Venezia, il che già mi urta perché sono un sacco di soldi e poi perché all’andata c’era l’aria talmente condizionata che se non mi sono presa la morte in treno non la prendo più. Al ritorno, per pareggiare i conti, l’impianto era rotto in tutto il treno, tranne che nel primo vagone (quello con la cabina di guida, tanto per capirci), e non è ci si potesse ammassare tutti  lì. Poi per fortuna è passato il capotreno a sbloccarci i finestrini, almeno quello.
In segreteria tutto ok, quasi non ci credevo che non avessero da lamentarsi.
Solo fuori dal cancello di Ca’Foscari ho trvato il solito rompicoglioni della lotta comunista che mi ha invitato a un po’ di incontri non so neanche su cosa, e siccome ero troppo di buon umore gli ho anche lasciato il numero, anche se per un momento ho meditato di sbagliare l’ultima cifra. Tanto, se per caso mi chiamano, farò finta di niente.

giovedì 6 settembre 2012

A proposito della ciccia

Sono ingrassata ancora. Merda. Ho messo su cinque chili in tre mesi, e mia madre non vede l’ora di dirmi che sono grassa, che poi è vero, ma penso sempre che lo fa apposta, solo perché lei pesa tipo quindici chili meno di me (sarebbe a dire che letteralmente è pelle e ossa).
Che poi, la cosa più stupida è che la mattina, quando mi alzo, non è che ho fame. Solo che mangio perché bisogna fare colazione (oppure vado diretta al pranzo, dipende che ora è), e nel momento in cui inizio a mangiare è finita, perché allora non mi fermerei più. Non ho davvero fame, è più che mi va di mangiare, che le cose buone (biscotti, marmellata, crackers, cioccolata, caramelle…) sono a portata di mano e io le prendo. Mia madre dice che non è fame perché mangio solo quello che mi va, e non quello che mi fa bene, o che davvero mi sazia. Se ci fosse una bistecca nella pignatta e assolutamente nient’altro da mangiare nel raggio di dieci chilometri, rimarrebbe lì comunque (nel caso non si fosse capito, rifuggo la carne come la peste, anche se ogni tanto quasi sempre mi obbligano a mangiarla).
Quindi ora siamo alle solite, magliette comprate a maggio che mi segnano tutte le falde, e rotolini di grassi che mi sbordano dai jeans (per non parlare del bottone che è saltato e che adesso ogni volta che lo chiudo ho paura che voli via di nuovo. Il che è una bella seccatura, visto che sono i miei jeans preferiti), e mia madre che mi dice quarantasette volte al giorno che sono grassa come un porcello e le faccio schifo.
La mia dottoressa, stando alle sue tabelle, ha detto che essendo io alta bassa 1.61 dovrei pesare la bellezza di 52 o massimo 53 kg. Sarebbe a dire, nella migliore delle ipotesi, 10 kg meno di adesso. Personalmente, mi accontenterei di arrivare a 56. Sarebbe già un buon traguardo.
A volte vedo su mtv "Teenager in crisi di peso", e mi dico che loro che pesano, cazzo, centodieci chili o cose del genere e ne perdono trenta, quaranta, piangono e si disperano ma ce la fanno, mi dico cosa vuoi che siano dieci cazzo di chili da perdere.
E sapete, non ve lo sto raccontando perché mi diciate (come fanno le deficienti di 12 anni su face) “maccosadici, sei bellissima, non devi dimagrire di un etto, vai benissimo cossì”. Lo sto scrivendo per ricordarmelo, probabilmente anche per vergognarmi pubblicamente, con la speranza che anche questo serva a farmi muovere il culo e buttare giù un po’ di peso. La scorsa estate mi ero anche fatta una lista di 20 motivi per cui valeva la pena dimagrire, ma, anche se la so a memoria, le merendine hanno un sapore migliore della motivazione.

lunedì 3 settembre 2012

Cinquanta cose da fare prima dei 12 anni (secondo il National Trust)

Così, per curiosità, ho segnato quelle che ho fatto. Sono poche.

1. Arrampicarsi su un albero P
2. Rotolare giù da una grande collina
3. Accamparsi all’aperto
4. Costruire un rifugio P
5. Far rimbalzare i sassi sull’acqua P
6. Correre sotto la pioggia P
7. Far volare un aquilone P
8. Pescare con il retino
9. Mangiare una mela appena colta dall’albero (no, io le mele le mangio solo sbucciate)
10. Giocare a conker, un gioco tradizionale inglese in cui un partecipante munito di una castagna attaccata a uno spago cerca di staccare dal filo o far cadere la castagna dell’avversario (seh.)
11. Lanciare palle di neve P
12. Partecipare a una caccia al tesoro sulla spiaggia
13. Fare una torta di fango P
14. Costruire una diga su un ruscello
15. Andare sullo slittino
16. Seppellire qualcuno sotto la sabbia
17. Organizzare una gara di lumache
18. Stare in equilibrio su un albero caduto
19. Dondolarsi da una corda
20. Giocare a scivolare nel fango
21. Mangiare more raccolte dai rovi (i lamponi vanno bene lo stesso?)
22. Guardare dentro un albero
23. Esplorare un’isola
24. Correre a braccia aperte facendo l’aeroplano P
25. Fischiare usando un filo d’erba
26. Andare in cerca di fossili e ossa P
27. Guardare l’alba
28. Scalare un’enorme collina
29. Visitare una cascata P
30. Dar da mangiare a un uccello dalla mano
31. Andare a caccia di insetti P
32. Cercare uova di rana
33. Catturare una farfalla con il retino
34. Inseguire animali selvatici
35. Scoprire cosa c’è in uno stagno
36. Richiamare un gufo imitando il suo verso
37. Osservare le strane creature tra le rocce di un lago P
38. Allevare una farfalla
39. Dare la caccia a un granchio
40. Fare una passeggiata nel bosco di notte
41. Piantare qualcosa, coltivarla e mangiarla
42. Nuotare in mare, in un fiume, insomma, non in piscina (nuotare?)
43. Fare rafting
44. Accendere un fuoco senza fiammiferi
45. Trovare la strada servendosi solo di mappa e bussola
46. Arrampicarsi sui massi P
47. Cucinare in campeggio
48. Fare discesa in corda doppia
49. Giocare a geocaching, una Caccia al tesoro con il GPS
50. Andare in canoa su un fiume

domenica 2 settembre 2012

Cinque nomi per il gatto

Siccome il mio gatto attuale è scappato di nuovo (e con questa fanno tre volte in poco più di un mese) e mia madre ha detto che stavolta o torna da solo o si arrangia, che per cinque anni è stato servito e riverito e sa benissimo che è qua che c’è la roba da mangiare e noi che gli vogliamo bene, sto già iniziando a pensare ai nomi per il mio prossimo gatto. Perché mia madre dice che lei non ha intenzione di ricominciare da capo con un altro ancora, dopo che a questo gli è preso il matto e il precedente ci è morto di leucemia, ma io so che alla fine lo prenderemo, perché lei vuole qualcuno che vada a caccia di topi e lucertole e tenga pulito nell’orto, e di sicuro il gatto di qualcun altro non lo fa.
Io stavolta vorrei un maschio, così poi diventa ciccione (perché ovviamente lo castriamo). Non dico obeso, ma un gatto cicciottello non sarebbe male. Tutti i miei gatti sono sempre stati magrolini.
Quindi, i nomi (un po’ scontati, se volete) finora sono:
1. Felix
2. Romeo (quando avevo tre anni mia nonna aveva un gatto chiamato Romeo, poi non so che fine ha fatto)
3. Tom (ma solo se è grigio)
4. Giuliano (solo se è arancione a righe e assolutamente grasso)
5. Gatto (è stupido? Sarebbe figo avere un gatto che si chiama Gatto, non devi neanche sforzarti di inventare un nome)

Cinque nomi di riserva (che però non mi piacciono tanto o non mi convincono):
1. Neko ("gatto" in giapponese)
2. Paka (in shwaili)
3. Oliver
4. - 5. Bizet e Matisse (ho visto Gli Aristogatti solo 15384 volte)

Cinque nomi di gatti famosi che non gli metterò mai:
1. Megalo (Topo Gigio)
2. Doraemon
3. Isidoro
4. Lucifero (Cenerentola)
5. Socks (il gatto di Bill Clinton)

martedì 28 agosto 2012

Chocolate chip cookies

kat in versione capocuoca
Era da un pezzo che mi andava di fare qualche altro dolce americano (ormai i muffin sono un must, e pancakes non li faccio spesso) così oggi mi sono data ai famosi chocolate chip cookies. La ricetta non è quella originale americana, perché ci vorrebbero come minimo anche le noci pecan (che non so nemmeno dove andare a pescarle), ma vi assicuro che sono buoni lo stesso. Con queste dosi a me ne sono venuti 19, anche se tutto dipende da quanto grandi li fate.

Ingredienti
220 gr farina
80 gr zucchero bianco
80 gr zucchero di canna (se non avete lo zucchero di canna fate 150 di zucchero bianco)
1 uovo
100 gr burro
1 bustina lievito
1 bustina vanillina
1 pizzico sale
gocce di cioccolato (in alternativa fate a pezzi una tavoletta di cioccolato, meglio fondente)

Procedimento
Fate ammollare un po’ il burro (potete tirarlo fuori dal frigo in anticipo, oppure metterlo in un pentolino a bagnomaria. Fate attenzione che non si sciolga, deve solo ammorbidirsi). In una ciotola mescolate farina, zucchero e lievito. Aggiungete l’uovo e poi il burro morbido. All’inizio potete lavorare il composto col cucchiaio di legno, ma poi, quando diventa tutto a scaglie, ci dovete mettere le mani. Aggiungete anche la vanillina, il sale e le gocce di cioccolato e impastate finché non ottenete una palla che non appiccica (nel caso, potete aggiungere un altro po’ di farina). Mettete la vostra palla di impasto nel frigo per almeno 20 minuti.
Mentre aspettate, potete per esempio ripulire tutto e ricoprire la teglia del forno con la carta da forno.
Quando l’impasto è bello solido, toglietelo dal frigo e iniziate a fare delle palline un po’ schiacciate (non spiaccicatele troppo, sennò vengono delle sottilette e non dei biscotti). Generalmente sulla padella del forno ce ne stanno 12, non di più, sennò cuocendo si attaccano tra di loro.
Preriscaldate il forno a 180° e cuocete per 10-15 minuti. Se vi sembrano un po’ flosci quando li tirate fuori, non fa niente perché raffreddandosi si induriscono.

lunedì 27 agosto 2012

Come le taglio le carote?

Giusto perché è troppo esilerante per tenermelo solo per me, ecco a voi l'ultimo dialogo-scemenza tra me (appena svegliata) e mio padre.
dad: come la facciamo le carote? Col burro?
(le carote lesse le passiamo sempre col burro, anche perché non credo ci siano altri modi)
kat: sì.
dad: ma prima il burro o prima le carote?
kat: (dalla camera) come vuoi.
dad: ma mi serve la pentola in cui sono dentro le carote, se metto il burro a scaldarsi intanto non la libero.
kat: allora metti tutto insieme, tanto devono solo scaldarsi.
Dopo tre minuti
dad: ma le carote le faccio a pezzi o a rotelle?
kat: fa lo stesso.
dad: [grugnisce in disapprovazione]
kat: (ormai sclerata) dio, devo anche dirti di quanti centimetri tagliarle?

Non so se lo fa apposta o si diverte a tediarmi. E non so perché non lascia lì tutto che lo faccio io, tanto alla fine lo devo fare lo stesso.

domenica 26 agosto 2012

Aria di pioggia

In realtà c’è solo aria e niente pioggia, se non contiamo i quattro sputacchi che ha fatto stamattina alle sette. Però almeno per oggi si respira, che io stavo per sciogliermi del tutto come un ghiacciolo, e anche se la perturbazione Beatrice non ha fatto granché il suo dovere, almeno per stanotte spero che si dormirà. A dirvi il vero, a guardare fuori questo cielo tutto scuro, con questa specie di vento che soffia, mi viene voglia di mettermi la felpa e lo zaino e andare a scuola.