giovedì 31 maggio 2012

kat e la valigia

Per la serie “sputtaniamoci pubblicamente”, ho iniziato a fare la valigia. Che poi, io posso iniziare anche una settimana prima, farmi la lista delle cose importanti e robe del genere e poi rendermi conto a metà strada (o peggio, all’arrivo) che mi sono dimenticata qualcosa di fondamentale. Tipo stanotte ho sognato che mi ero dimenticata il caricabatterie del cellulare e anche quello della macchina fotografica. Infatti sono corsa a metterli dentro immediatamente.
Insomma mia madre ha detto che un sacco di gente ha un trolley come il mio e ci fa stare vestiti per una settimana più lenzuola e asciugamani e tutto il resto. Evidentemente, o lei conosce solo maschi, oppure io non sono in grado di fare la valigia, perché sono arrivata al livello della cerniera quando ancora dovevo iniziare a mettere i vestiti. Grazie a Dio ha l’estensibile sul coperchio, ma lo stesso per chiuderla credo che dovrò fare una magia tipo quella di Hermione per allargare la borsetta o qualcosa del genere. Sì, perché è pur sempre montagna e il tempo fa quello che vuole, quindi ci ho messo dentro una felpa grossa e un fina e un maglione (mia madre, non guardate me) e i pantaloni lunghi e quelli al ginocchio e i calzini corti e quelli lunghi e tutto così, e quindi grazie al cavolo che poi non si chiude.
Non parliamo nemmeno dello zaino, che mi sono portata via solo due libri (male che vada c’è una biblio da qualche parte) ma ancora è pieno di tutto, stracci e guanti e detersivo e cose del genere. Non so le vettovaglie dove le metterò (certo, perché essendo sabato 2 giugno festa, abbisogno di cibo per almeno due giorni, altro che andarlo a comprare lì), per non parlare di dove farò stare gli scarponi. Presumo sparsi per la macchina.

martedì 29 maggio 2012

Biciclando e la montagna

Sono passati i bei tempi in cui avevo dodici anni e la giornata era sempre troppo corta e metà la passavo in bici a pedalare avanti e indietro coi miei amici, a vedere chi andava più veloce e chi aveva la mountain bike metteva la marcia più alta che aveva, che si faceva una fatica bestiale, ma si correva più veloci.
Oggi sono stata in biblioteca a Ponte a prendere tre libri per la montagna (poi vi racconto) e a tre quarti di strada le mie ginocchia hanno iniziato a lamentarsi, e mi sono chiesta chi me l’aveva fatto fare di prendere la bici, quando c’era a casa la macchina. Giusto perché lo sappiate, la biblio di Ponte dista da casa mia più o meno tre chilometri, non quindici. La conclusione logica, a parte che sono fuori allenamento ed è abbastanza logico visto che gli ultimi anni nono ho corso molto in bici (e gli ultimi mesi ancora meno), è che sono assolutamente e irrimediabilmente decrepita, e non ci si può fare niente, tranne forse farmi un corpo bionico con delle giunture nuove.
Lamentazioni a parte, sabato parto per la montagna. Lo so che vi avevo detto che sarei partita ad agosto, ma i miei mi hanno convinta ad andare adesso, che ad agosto c’è una valanga di gente e tutte le belle cose da fotografare (tipo i fiori) ci sono adesso e non tra due mesi. Quindi ho trovato un buco monolocale per una settimana in bassissima stagione (il che non ha impedito all’agenzia di farmi lo stesso un prezzo che mi pare un po’ alto), che non è neanche in culo a una salita, è sulla strada principale (in semi-piano) e per arrivare in centro ci vogliono poco più di cinque minuti, camminando senza strascicare i piedi.
Per sabato, domenica e lunedì le previsioni mettono pioggia, ma poi non si sa mai. In montagna la pioggia è abbastanza relativa, e poi quelli di Falcade hanno un proverbio che non sbaglia un colpo: “se il Civetta mette il cappello, meglio preparare l’ombrello”. Significa che se sopra al monte Civetta ci sono delle nuvole pioverà quasi sicuramente. E chi se ne frega delle previsioni del tempo.

lunedì 28 maggio 2012

Bibliosfoghi

Odio Sebina Open Library (il programma di prestito e catalogazione del servizio bibliotecario nazionale), odio quelli del centro servizi biblioteche e i numeri di inventario che non tornano, odio chi catalogava prima di me che ha fatto confusione, odio le copie doppie e triple di Stilton, odio chi non inserisce nell'indice i libri nuovi che così non posso catalogarli.
Odio le letture animate e i bambini che arrivano con quaranta minuti di ritardo perché il pullman non va a prenderli e potrebbero farsi cinquecento metri di strada a piedi, che non muoiono mica.
Odio la pila di libri da catalogare, che se metti il titolo trovi venti edizioni e tocca sempre batttere l'ISBN e casualmente dice "nessun risultato trovato in polo".
E odio i lettori che vogliono a tutti i costi un libro ancora da inventariare e che magari sta anche in mezzo alla pila.

venerdì 25 maggio 2012

Abbisogno di un consiglio

E siccome, a quanto si dice nella colonna di destra, ho 16 lettori fissi, mi piacerebbe che almeno due o tre di loro (mica tutti sedici) mi consigliassero, perché questo è uno dei dilemmi che magari a voi sembrano stupidi ma che per me sono grossi come una montagna perché comportano il doverne parlare con i miei. Dovete sapere che a casa mia riuscire a parlare di una cosa seria, tipo a cena o a pranzo, è praticamente impossibile, perché tanto mio padre guarda la tivù e guai a chi anche solo sussurra, che lui dice che non sente (anche quando le notizie le ha sentite già due volte a pranzo), e gli altri momenti non sono granché buoni. Ricordo ancora quanta fatica ho fatto per intavolare il discorso della macchina fotografica, e quanto avrei preferito fare un buco e mettermici dentro.
Il dilemma è il seguente: due notti fa (anche se da un po' ci pensavo) mi è venuta l'idea geniale di andare a farmi una settimana di vacanza in montagna. Ecco, di notte pareva geniale, di giorno un po' meno, ma succede sempre così. Dovete sapere che dalla seconda elementare alla prima superiore sono andata tutte le estati tre settimane in montagna coi miei in un posto che si chiama Falcade, che sta quasi sul confine col Trentino. Poi abbiamo smesso, perché io mi rompevo le scatole e perché anche i miei dicevano di avere altro da fare (come sempre, mia madre si fermava e mio padre veniva su per i weekend). Il concetto è che a loro non fregava niente della vacanza, ci portavano me per respirare aria buona e cose del genere, dato che sono sempre stata incline ai raffreddori e cose del genere. Gli ultimi anni siamo stati da un'amica di famiglia, che poi sarebbe dove andava in vacanza mio nonno (anche lui asmatico, anche quello è di famiglia), che si trova abbastanza in culo al paese, in cima a una salita che non finisce mai, ma è un posticino carino.
L'ho presa larga, ma non fa niente. Il concetto è questo: se io chiamassi la signora (sempre ammesso che sia ancora viva, sarà dalla quinta superiore che non la vedo più) e le chiedessi se per caso mi affitta l'appartamento per tipo la prima settimana di agosto (dopo i  centri estivi, per distrarmi. No, non mi hanno ancora presa, la selezione è martedì. E se mi prendono, i soldi dell'affitto posso metterli io, non voglio che i miei paghino per me) e lei mi dicesse che va bene, ammesso che lo affitti ancora, e io mi facessi portare su in macchina da mio padre e mi facessi venire a prendere il sabato successivo? Il concetto è: non voglio la macchina, che intanto in montagna non so guidarla e poi così devo andare a piedi e un po' di esercizio fa sempre bene. E poi dovrei arrangiarmi, e farmi da mangiare e pulire, e alzarmi presto per prendere il pane e fare la spesa, e poi magari nel pomeriggio posso fare una passeggiata con la macchina fotografica e riempire tutti gli otto giga di memory che ho. Oppure un giorno posso anche farmi un panino e andare a rifugi (magari uno in cui sono già stata, che non vorrei mai perdermi) e se piove posso sempre andare in biblioteca a prendermi qualcosa, mi daranno un libro da leggere.
La domanda per voi è questa: tutto quello che per me l'altra notte era una meravigliosa idea è effettivamente sensato? E se lo è e trovate che io debba buttarmi nell'impresa, come cazzo mi consigliate di dirlo ai miei?
Mi sento molto stile yahoo answers a chiedere una cosa del genere, ma ho davvero bisogno di qualche altro parere.

giovedì 24 maggio 2012

Recensioni: Alice nel paese della vaporità

Alice nel paese della vaporità è un romanzo steampunk di Francesco Dimitri.
Attenzione: anticipazioni sulla trama.
Alice Liddell è un'atropologa londinese, ma di una Londra che non è mai esistita, con le macchine a vapore e tutte quelle altre atmosfere steampunk che se avete letto qualcosa del genere avete presente. Un giorno decide di oltrepassare la barriera che si alza tra Londra e la Steamland e addentrarsi in questa terra invasa dalla vaporità, una specie di nebbia che provoca mutazioni genetiche e allucinazioni. Lì incontra tutta una serie di creature, tra cui il famoso Coniglio Bianco (poffare, poffarissimo, è tardi, è tardi, è tardi!), che però non sta correndo dalla regina, bensì è alla ricerca proprio di Alice. E non è neanche un tenero coniglietto, è assolutamente un mostro.
Dimenticatevi la Alice Liddell col vestitino azzurro, i capelli biondi e un gatto chiamato Oreste. Dimenticate lo Stregatto a righe e il Coniglio Bianco in ritardo che guarda l’orologio da taschino. Dimenticate anche il re e il fante di cuori e tutto il mazzo di carte. La regina potete tenerla, anche se non è lei che taglia le teste.
Viene da pensare che Francesco Dimitri fosse completamente fatto di vaporità mentre scriveva il libro, perché vi giuro che certi discorsi rasentano il nonsense puro, in stile Carroll. Il resto butta sulla filosofa e sull’assurdo. E neanche le parti di Ben sono particolarmente sensate, oppure sono io che mi sono persa qualcosa. E sapete, quando ho letto che Marty era il ragazzo-dodo e che Alice avrebbe incontrato una specie di Brucaliffo, mi sono chiesta quanto mancava perché saltassero fuori Pinco e Panco, il Tricheco e il Carpentiere (con le ostrichette), Biagio (lucerto, eccellenza!) e il Cappellaio Matto. Poi ho capito che non sarebbero arrivati, o almeno non come li aspettavo io. Però, se volete, il Cappellaio potrebbe essere Zap, completamente perso nei fumi della vaporità.
Alice nel paese delle meraviglie è una delle mie storie preferite, anche se l’ho sempre trovata ingarbugliata e difficile (se lo trovate stupido, provate a pensare di leggere la versione integrale compreso attraverso lo specchio a nove anni e mezzo e poi ne riparliamo) e non vi dico nemmeno quante volte ho visto il cartone, però anche le variazioni sul tema non mi dispiacciono, è interessante vedere cosa viene fuori.
Solo, permettetemi una cosa: Alice in copertina assomiglia terribilmente a Nihal, Dubhe e Adhara e, per quanto mi piacciano i disegni di Paolo Barbieri, inizio a pensare che o ha sempre la stessa modella o le guerriere per lui sono tutte fatte con lo stampino.

mercoledì 23 maggio 2012

Pensate.

Giovanni Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992) è stato un magistrato italiano. Assassinato insieme alla moglie e alla scorta dalla mafia, è considerato un eroe italiano, come Paolo Borsellino, di cui fu amico e collega.
Paolo Borsellino (Palermo, 19 gennaio 1940 – Palermo, 19 luglio 1992) è stato un magistrato italiano, vittima della mafia. È considerato un eroe italiano, come Giovanni Falcone, di cui fu amico e collega.
(da Wikipedia)

Ve li ricordo entrambi oggi, che tra 57 giorni non sono sicura di avere tempo per fare un post uguale sull'altro. E, a dirvi la verità, ormai è tutta l'Italia ad essere una montagna di merda.
Io nel 1992 avevo due anni e mezzo, e non mi ricordo assolutamente niente, né dell'attentato né del telegiornale, né di loro e tutto quello che succedeva. Ma questo non significa che posso fare finta di niente.


Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine,
appunti di una vita dal valore inestimabile
insostituibili
perché hanno denunciato il più corrotto dei sistemi, troppo spesso ignorato
uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra
di faide di famiglie.

Ci sono stati uomini che passo dopo passo hanno lasciato un segno
con coraggio e con impegno
con dedizione
contro un'isituzione organizzata, Cosa Nostra.


Ci sono stati uomini che sono morti giovani
ma consapevoli che le loro idee sarebbero rimaste nei secoli
intatte, reali, come piccoli miracoli.

Ci sono stati uomini che hanno continuato
nonostante intorno fosse tutto bruciato.

martedì 22 maggio 2012

Ciambella paradiso

Premessa: quando mio padre va a trovare i parenti torna sempre a casa con un sacchetto di uova, e noi non sappiamo mai come fare per usarle tutte. Oggi pomeriggio eravamo a quota sedici. Allora mia madre ne ha sbolognate quattro a sua sorella e con altre quattro ha fatto uova ripiene e frittata per cena. Per le altre ha detto a me di pensarci, e l’unico modo che conosco per romperle è fare dolci. Quindi ecco a voi la mia ultima creazione.
A proposito, il nome gliel'ho messo io perché mi ricorda quella merendina, sapete, la Kinder Paradiso, e mi pareva che suonasse bene.

Ingredienti
3 uova
125 gr burro
300 gr zucchero
300 gr farina
180 ml latte
1 fialetta aroma rum (se preferite, anche limone va bene)
1 pizzico sale
zucchero a velo

Procedimento
Tirare fuori dal frigo il burro con un po’ di anticipo, in modo che sia morbido. Battere le uova con il burro e lo zucchero finché si ottiene una crema bella liscia. Aggiungere aroma, sale e farina. A questo punto, quando la consistenza è quella classica di un dolce, aggiungere il latte. Mescolare bene. Diventa molto liquido, del genere che quando è ora di versarlo nello stampo basta rovesciare la ciotola, senza doverlo staccare col mestolo.
Imburrate e infarinate uno stampo da ciambelle e mettete a cuocere in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti.
È probabile che si crepi (per via del latte), ma non fa niente perché tanto la parte superiore della ciambella è quella sul fondo dello stampo.
Quando si è raffreddato un po’, spolverizzate con lo zucchero a velo.
Consiglio gustoso: se avete cioccolato che vi avanza, potete frantumarne un po' e buttarlo nell'impasto.

Postilla: se c’è una cosa che odio più di imburrare uno stampo, è imburrare uno stampo col buco (e non parliamo nemmeno della teglia da muffin o dello stampo gugelhupf), quindi se avete in previsione di fare molte ciambelle e non vi volete male, comprate uno stampo in silicone. Fidatevi di me.